L’atomica umana

Al Cometa Off di Roma, Kvetch di Berkoff secondo Giacomo Bisordi, uno spaccato dilaniante della psicopatologia dell’essere umano contemporaneo.

Giacomo Bisordi è un giovane regista lucchese, sempre più di casa nei teatri della Capitale, giunto alla sua terza direzione di una coraggiosa «incursione nella drammaturgia di matrice anglosassone e […] di studio sui materiali drammatici nati negli anni ’80».

Una scena scarna di tavoli componibili è abitata da cinque personaggi (il marito e un suo collega, la moglie, la madre e l’amante di lei), ognuno dei quali è protagonista di un delirio quotidiano che chiunque potrebbe scoprire di vivere e che Bisordi ambienta nelle più comuni stanze di vita quotidiana (la propria cucina, al lavoro, in un ristorante o in camera da letto) in cui si consuma una convinta sfiducia nei confronti delle canoniche istituzioni familiari e dei tipici rapporti interpersonali.

Bisordi raccoglie proprio questa sfiducia in un dispositivo scenico che non risparmia nessuno, disvelando meravigliosamente come ogni autenticità (emotiva e intellettuale) possa giocare a nascondino con la realtà, celando negli universi paralleli delle maschere sociali, del sogno o della  virtualità (di un Nintendo) l’ansia di realizzazione di soliloqui con la propria coscienza – che la finzione teatrale trasfigura drammaticamente in dialoghi dalla cui ipocrita medietà borghese nessuno potrà sentirsi al riparo.

Tutto concorre alla creazione di questa atmosfera di pura ipocrisia, totale assenza di pietās e angosciante compartecipazione umana. Muovendosi con stupefacente equilibrio tra il beffardo e il mai consolatorio, e declamando il grottesco senza mai perdere una sorprendente sensazione di enfatico naturalismo, la recitazione esaspera la propria frustrazione, mentre il linguaggio caustico che accompagna alla risata, prepara invero alla ferita dell’anima con un umorismo postpirandelliano in cui la contrapposizione tra ciò che sembra essere palese (l’ironia della situazione e delle battute) e ciò che appare latente (i pensieri riprodotti con i fermi immagine degli altri attori, mentre la vittima di turno estrania al pubblico i propri inconfensabili desideri e tormenti) sostiene una realtà completamente opposta di dolore, umiliazione e vittimismo spesso autoinflitti (kvetch, in Yiddish, piagnistei senza apparente motivo)

Angoscia lucida e folle razionalità vengono sussunti dalla regia di Bisordi in un allestimento cartesiano nelle geometrie di scena e nella completa separazione tra res cogitans e res extensa, tra pensiero, azione e sentimento, i cui dialoghi serrati e contrapposizioni esistenziali vengono esaltati dalla sublime tenuta attorale di interpreti la cui dedizione a personaggi totalmente alienati l’uno all’altro (nonostante la possibile condivisione del dramma assoluto della paura) sfiora la perfezione e dà voce, tremore e sudore alle più oscure ombre della fragile e patologica interiorità umana, a individui atomici, disperatamente e banalmente soli nella moltitudine.

La voglia di (avere) altro e di (essere) altrove (da imporre tanto a sé quanto ai commensali), che diventa rabbia implosa, e il fragore di un’interiorità confessata ad alta voce con fare quasi brechtiano compongono, infatti, il senso tragico di una vita vana e dove ogni cosa ha il gusto del vacuo. La paura di non essere divertenti o disinvolti, il timore di non rispondere a canoni sociali di virilità o intelligenza trovano negli occhi sbarrati, nei gesti schizofrenici e nei toni paranoidi di Alessandro Averone, Daniele Biagini, Vincenzo Giordano, Cristina Poccardi e Ludovica Modugno interpreti straordinariamente convincenti di chi vive il terrore di sentirsi con-segnato all’infelicità.

Dopo il lancinante Amore e Resti Umani di Brad Fraser (che tornerà al Teatro dei Lido di Ostia dal 1 al 3 Aprile) e la piccola pausa di Fred’s Diner di Penelope Skinner, la perfetta ripresa di Kvetch e il convinto riconoscimento di pubblico e critica che lo accompagnano sono allora la migliore testimonianza possibile delle qualità di un progetto drammaturgico di enorme personalità e a cui auguriamo davvero di avere le gambe lunghe.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cometa Off

via Luca della Robbia 47, Roma
dal 3 al 13 marzo 2016
dal martedì al sabato ore 21:00, domenica ore 18:00

Kvetch
di Steven Berkoff
regia Giacomo Bisordi
con Alessandro Averone (George), Daniele Biagini (Frank), Vincenzo Giordano (Hal), Cristina Poccardi (Donna)
e la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno nel ruolo de la Suocera

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