Il Teatro della Contraddizione presenta un nuovo spettacolo all’insegna del gusto internazionale e anticonformista, ospitando Julio Maria Martino e la compagnia del Secret Life Theatre di Londra.

Un piccolo teatro milanese, nel quartiere storico di Porta Romana, ha il coraggio di portare avanti da alcuni anni un discorso teatrale d’avanguardia.

In questi giorni, in particolare, per celebrare il decennale della Stagione Sperimentale Europea, molti ventenni e qualche straniero si ritrovano nella sala con una sessantina di posti per assistere a uno spettacolo scritto da Steven Berkoff e messo in scena per la prima volta nel 1987.

Ci si riunisce nel minuscolo ingresso circondati da un’atmosfera cosy, amicale, scevra da qualsiasi paludamento da teatro istituzionale ma con la piacevole sensazione di essere, per una sera, un po’ più europei e molto più giovani.
Lo spettacolo in sé, invece, è l’esatto opposto di questa atmosfera cordiale e, al teatro della Contraddizione, non poteva essere altrimenti.

Nell’arco di due ore e una serie di scenette flash – da sit-com americana – scopriamo chi sono davvero i cinque protagonisti di questo quotidiano gioco al massacro: marito e moglie – tipica famiglia middle-class statunitense di origine ebraica – la madre e l’amante della moglie, un collega di lavoro del marito.

In un susseguirsi di situazioni da delirio calcolato, li vediamo riuniti davanti a una tavola, a letto, affaccendati al lavoro o dietro ai fornelli, pigiati nel traffico cittadino o, ancora, in un ristorante italiano. E in ogni situazione, i protagonisti, con una maschera dipinta sul volto che nasconde l’espressione reale e palesa il sostrato emotivo: le angosce che attanagliano ognuno di noi – la paura della morte, l’ossessione per il denaro, il timore di non essere amati, la mancanza di coraggio –  ebbene, questi cinque interpreti, scavano un po’ più a fondo nelle proprie frustrazioni, mentre la finzione del reale procede su un piano parallelo.

Così come gli eroi da fumetto ci mostrano quello che pensano usando il meccanismo della nuvoletta, in teatro, questo meccanismo è riprodotto con i freeze: mentre gli altri attori restano impigliati in una serie di fermi immagine, uno tra loro chiarisce al pubblico cosa prova in quel momento, quali sono i suoi sogni o i suoi peggiori incubi.

La recitazione volutamente anti-naturalistica e, a tratti, grottesca, l’esasperazione nella mimica e la discrasia tra l’enunciato e il desiderio, rendono ancora più pregnante un testo che cela e rivela, sotto l’apparenza di un linguaggio e una serie di situazioni comuni, il nostro profondo malessere.

Kvetch, in Yiddish, significa lamentarsi, piagnucolare. Eppure il testo di Berkoff con l’ottima regia di Julio Maria Martino e l’eccellente interpretazione degli attori, diverte – soprattutto nel primo tempo – e, grazie ai tempi ben ritmati, non scade mai nel melò.

Unica pecca di uno spettacolo peraltro godibilissimo, la frammentazione delle scene che non riescono a restituire quell’impressione di continuità che trasforma una serie di sketch in un’opera teatrale strutturata. Uno spettacolo comunque da vedere e godere e che, come scrive il suo autore, ci riguarda tutti perché: «Viviamo tutti sotto l’ombra della bomba, del cancro… della malattia, della disoccupazione… Motivo per cui questa commedia è dedicata a chi ha paura»: e chi non ha paura?

Lo spettacolo continua:
Teatro della Contraddizione
via della Braida 6 – Milano
orari: 5, 6, 7 e 11, 12, 13, 14 marzo, ore 20.45
prenotazione obbligatoria, posti limitati: infoline 02.5462155

Kvetch
di Steven Berkoff
regia di Julio Maria Martino
con Christopher Adlington, Richard Boyce, Tom Cornish, Dagmar Döring, Melissa Woodbridge
Secret Life Theatre – London
Spettacolo in lingua inglese con sovratitoli

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