Il Baule della memoria

teatro-rifredi-firenzeCon La bastarda di Istanbul, in programma al Teatro di Rifredi con la Compagnia Pupi e Fresedde, Serra Yilmaz, dopo aver replicato per molti anni lo spettacolo Ultimo Harem, torna a raccontarci un pezzo di storia del suo Paese, cronologicamente successivo.

La bastarda di Istanbul è la trascrizione teatrale dell’omonimo romanzo di Elif Shafak, scrittrice turca che ha tentato coraggiosamente di riesumare gli imbarazzanti scheletri del passaggio dall’Impero Ottomano al regime di Ataturk, pagandone le conseguenze con un processo a lei intentato nel 2008. Una messa in scena essenziale e sofisticata allo stesso tempo, dove colpiscono le modalità della narrazione e le scenografie (merito della regia di Savelli e le scenografie di Ragazzini). La sequenza di eventi dello spettacolo sembra quasi da racconto fumettistico, con un procedere per vignette dove il personaggio di Serra Yilmaz fa da guida allo spettatore (quasi fosse un narratore onnisciente dell’Ottocento letterario). Un Manga italiano, si potrebbe definire, con momenti di grande empatia e, contemporaneamente, di simpatica comicità, grazie soprattutto ai personaggi di Rose e Feride. La definizione si dà con accezione assolutamente positiva, considerando anche l’importanza del contenuto, insieme un interrogarsi sul valore del passato e della memoria – personale, sociale, e storica.

Abbiamo tutti un baule dei ricordi, fisico o metaforico; a volte decidiamo di aprirlo, altre no. O, alternativamente, lo apriamo per richiuderlo immediatamente, fingendo di non averci visto niente – dentro a quel baule. Di certo è un elemento ingombrante, onnipresente, situato proprio in mezzo al soggiorno borghese di una casa di Istanbul – come vediamo all’aprirsi del sipario.

La problematica sottesa è studiata attraverso i rapporti e i ricordi di quattro sorelle che, a turno, si raccontano intorno a quel baule – aprendolo e chiudendolo. Quel baule che è metafora dei loro ricordi di famiglia – i quali, almeno in parte, si intrecciano con la storia del Paese. Una famiglia dai trascorsi un po’ complicati. Reza Kazanci, il patriarca, turco doc, sposa l’armena Shermin, dalla quale è abbandonato dopo averne avuto un figlio, Levent Kazanci. Questi sposa Gulsum ma muore a soli 41 anni, come il padre, lasciando la vedova con quattro figlie (Banu, Cevriye, Feride e Zeliha) e un figlio, Mustafà. Al presente, dunque, la famiglia è composta da cinque donne e un unico maschio, che, in quanto tale, è coccolato e viziato dalla madre, e anche, un po’, dalle tre sorelle maggiori. Ogni membro della famiglia ha una propria visione della vita. Si parla molto del passato, del presente e del futuro. La più ribelle delle quattro, la minore, rimane incinta e decide di tenere la bambina, destinata, appunto, a essere la “bastarda” del titolo. Ma un giorno Mustafà, non trovando in patria un lavoro adeguato, sceglie di trasferirsi negli Stati Uniti, dove finisce per sposare una donna già madre di una bambina di padre armeno. Quest’ultima, ormai adolescente, giunge a Istanbul alla ricerca delle proprie radici e, ovviamente, fa visita alla famiglia del patrigno, stringendo, dopo un periodo di reciproche incomprensioni, amicizia con la coetanea “bastarda” (dapprima diffidente). Assieme a lei scoprirà aspetti inediti della vita contemporanea di Istanbul e della storia – in particolare della tragedia degli armeni.

Evitiamo di riassumere il seguito per lasciare agli spettatori il piacere della scoperta. Avvertiamo però che lo spettacolo, pur toccando elementi cruciali della storia della Turchia, allo stesso tempo la trascende, per caricarsi di significati generalmente umani, sullo sfondo della problematica della memoria – come già si scriveva – ossia del come comportarsi nei confronti del passato, che non cessa di essere presente nella nostra coscienza. E la conclusione della saggia Banu sembra colorirsi di una bonaria indulgenza, basata su un’osservazione non esente da una punta di fatalismo: se non fosse accaduto A, non sarebbe conseguito B; e se non fosse accaduto B, non ci sarebbe stato nemmeno C.

Una prima di Stagione emozionante per una sala del Teatro di Rifredi gremita.

Lo spettacolo continua:
Teatro di Rifredi
via Vittorio Emanule II, 30 – Firenze
fino a domenica 28 febbraio

Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi presentano:
La bastarda di Istanbul
dall’omonimo romanzo di Elif Shafak (traduzione di Laura Prandino – Ed. Rizzoli)
riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz, Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti ed Elisa Vitiello
videoscenografie di Giuseppe Ragazzini
costumi Serena Sarti
luci Alfredo Piras
elementi scenici Tuttascena

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