C’era una volta il teatro

Al Teatro Carcano di Milano, forse tra gli ultimi palcoscenici della tradizione italiana, si apre il sipario su un Goldoni comme il faut.

1750: tempo di giuoco d’azzardo e bevande importate dalle Americhe. I nobili affollavano ridotti e ridottini dei teatri lirici – sia nella città lagunare sia nella Milano del Regio Ducale Teatro – per scommettere le proprie fortune al Faraone, mentre acquisivano il gusto per il rituale del caffè in bottega e le dame, dal canto loro, più modestamente (nel senso di decorosamente) sorseggiavano cioccolata nei salotti bene. Questo microcosmo di mondanità che si muoveva per calle e vicoli, andava contemporaneamente in scena al Teatro Sant’Angelo e i veneziani ridevano per l’arguzia con la quale Goldoni ne dipingeva vizi e virtù. Del resto, come afferma il regista, Giuseppe Emiliani: «Agli spettatori […] questa commedia, che ha come scena fissa una piazzetta veneziana en plein air, doveva apparire come un prolungamento della città lagunare, proprio mentre si popolava con le prime maschere».

1989: Giulio Bosetti metteva in scena La bottega del caffè al Teatro Romano di Verona e Gianfranco De Bosio (che, mi permetto di fare una piccola digressione personale, è stato mio docente in università e ricordo come persona squisita) la dirigeva. Scene di Emanuele Luzzati e costumi di Santuzza Calì: era un successo e la conferma della validità di un certo modo di fare teatro, rispettoso del testo e delle atmosfere che, se prodotti dalla penna di un grande autore – come Carlo Goldoni – sanno mettere a nudo l’animo umano con una tale profondità da essere sempre attuali. Perché l’homo sapiens sapiens tale è e tali rimangono le sue passioni, i suoi difetti e i suoi voli pindarici.

2011: Nonostante i tagli al Fus e la crisi economica che si fa sentire, anche e soprattutto, nel settore culturale, il Carcano presenta una nuova versione della pièce goldoniana nel solco di questa tradizione e, non a caso, le scene suggestive e funzionali – ricche di scorci e diagonali che movimento il palcoscenico quasi fosse davvero una piazzetta veneziana – sono firmate da Guido Fiorato, allievo di Luzzati. Grande prova d’attori – come naturale per i testi di Goldoni. A ridare vita ai personaggi della Serenissima, un ottimo Virgilio Zernitz nel ruolo del caffettiere, sagace e giudizioso (con termine che si sarebbe usato una volta per descrivere il bambino che si comporta correttamente) ma, all’occorrenza, anche finemente arguto nelle sue battute; un altrettanto bravo Antonio Salines, al quale spetta il difficile compito di dare spessore al personaggio di Don Marzio e che ci riesce – evitando la trappola della macchietta o di trasformarlo, al contrario, nel cattivo di maniera; e, infine, tanto di cappello anche per il più giovane, Umberto Terruso, che rende bene sia il côté frivolo di Eugenio, sia la sua vena più profonda di giocatore diviso tra sensi di colpa e ossessione per l’azzardo. Purtroppo la sera del debutto Marina Bonfigli non ha potuto recitare per indisposizione, ci auguriamo però di rivederla presto sul palco in un ruolo che le calzerà benissimo.

Morale di questa favola amara, le ultime parole pronunciate da Don Marzio: « Anderò via di questa città; partirò a mio dispetto, e per causa della mia trista lingua, mi priverò del paese, in cui tutti vivono bene». In certo modo un omaggio al garbo e al senso della misura – valido ieri come oggi, anzi oltremodo attuale oggi, in un’Italia che, insieme al garbo, ha forse perso il senno.

Lo spettacolo continua:
Teatro Carcano
corso di Porta Romana 65 – Milano
fino a domenica 17 aprile
orari: da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 15.30 (lunedì riposo)
Compagnia del Teatro Carcano fondata da Giulio Bosetti

Direttore artistico Marina Bonfigli presenta:
La bottega del caffè
di Carlo Goldoni
regia Giuseppe Emiliani
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Giancarlo Chiaramello
personaggi e interpreti:
Ridolfo, caffettiere: Virgilio Zernitz
Don Marzio, gentiluomo napolitano: Antonio Salines
Eugenio, mercante: Umberto Terruso
Flaminio, sotto il nome di Conte Leandro: Francesco Migliaccio
Placida, moglie di Flaminio in abito da pellegrina: Marina Bonfigli
Vittoria, moglie di Eugenio: Alice Redini
Lisaura, ballerina: Valeria Perdonò
Pandolfo, biscazziere: Massimo Loreto
Trappola, garzone di Ridolfo: Enrico Bonavera
Un garzone del parrucchiere che parla: Pompeo Gregori
Altro garzone del caffettiere che parla: Marcello Angeli
Un cameriere di locanda che parla e Capitano dei birri che parla: Dario Merlini

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.