Un gioco sadico

teatro-dell-orologio-romaIl lavoro è un diritto riconosciuto a tutti i cittadini, così si legge nella nostra Costituzione. Ma nell’ultimo lavoro di Giancarlo Moretti, La caccia, in scena al Teatro dell’Orologio, questo diritto inviolabile si trasforma in un gioco sadico e crudele.

Giancarlo Moretti è un autore che si sperimenta in vari generi e quest’anno, dopo aver proposto un testo introspettivo e intimista come Lola D, cambia completamente atmosfera con La caccia, un testo che riunisce analisi psico-antropologica, tratti da commedia e un finale dal sapore vagamente noir.

La vicenda è semplice: tre candidati vengono chiamati a presentarsi a un colloquio di lavoro. Due donne e un uomo caratterizzati in maniera inequivocabile: Sara (Rossella Rhao), la giovane donna in carriera, tanto sicura di sé quanto sola nella sua vita privata; Luca (Domenico Stante), ingegnere insicuro e ansioso, che si è sempre sentito sottovalutato e che ora è pronto a dimostrare al mondo intero di essere in grado di svolgere un ruolo dirigenziale; Paola (Lucia Ciardo), intelligente e avvenente, sicura di sé, apparentemente la più equilibrata, in cerca di soddisfazione famigliare e appagamento professionale. Per tutti e tre i nostri protagonisti questo lavoro rappresenta la concreta possibilità di dare una svolta alla propria vita.

Se dunque è così importante, cosa si è disposti a fare per ottenerlo? Qual è il limite oltre il quale non ci si può più spingere? Moretti affida il calcolo delle risposte a un esaminatore (Alberto Caramel) che pare essere un burattinaio, il vero deus ex machina di tutta la vicenda, la quale si svolge fra le quattro mura di una sala d’attesa.

È così che l’esaminatore crea un gioco psicologico soffocante (che in certi momenti richiama alla mente l’asfissia di Carnage di Roman Polanski dal quale l’autore potrebbe aver tratto ispirazione, pur essendo, ovviamente, esplicitamente differente negli intenti) per cui tutto quello che dichiarano i candidati viene usato e manipolato per metterli uno contro l’altro e per far emergere le loro intime bestialità. La situazione diviene tanto paradossale quanto potenzialmente vera, seppure nella sua assurdità. Non importano i curricula o le competenze specifiche: le richieste fatte ai candidati vertono solo sul raggiungimento finale dello scopo dell’azienda, ovvero sfruttarli al massimo, fino e oltre il limite della dignità umana, per ottenere il proprio tornaconto.

Come un mantra l’esaminatore, che in realtà si rivela essere burattino nelle mani di burattinai, ripete che lui, anzi che tutti loro devono agire solo nel bene dell’azienda, qualsiasi cosa venga loro richiesta. Disponibilità e flessibilità prima di tutto. La stanza allora diventa un ring dove tutti sono contro tutti, e il finale a sorpresa lascia libero lo spettatore di trovare quella che ritiene essere la più giusta conclusione.

L’ultimo lavoro di Moretti suscita interesse per la capacità di scavare nelle bestialità umane traslandole sul piano della quotidianità, rendendole quindi riconoscibili a qualunque spettatore. Se un appunto deve essere fatto si può rivolgere alla direzione degli attori: tanto precisa e a fuoco l’interpretazione di Alberto Caramel e Lucia Ciardo, quanto forse da “asciugare” quella di Domenico Stante e da “umanizzare” riempiendola di sfumature, per non correre il rischio dell’appiattimento, quella di Rossella Rhao.

Sicuramente La caccia si può annoverare tra quei lavori che hanno tutte le potenzialità per ulteriori interessanti sviluppi.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro dell’Orologio
via de’ Filippini, 17/a – Roma
fino a domenica 11 maggio
orari: da martedì a sabato ore 21.30, domenica ore 18.00

Extravagarte presenta
La caccia
di Giancarlo Moretti
regia Giancarlo Moretti
con Alberto Caramel, Lucia Ciardo, Rossella Rhao, Domenico Stante
scene Paola Salomon
trucco Barbara Salmaso
foto di scena Marco Lausi
ufficio stampa Maya Amenduni

 

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