Ancora una volta con sentimento

Torna, sul palco del Teatro dei Differenti di Barga, l’anti-pièce par excellence, La cantatrice calva. Ottima versione di Massimo Castri, dai contenuti ormai superati.

Come tutti ben sanno Samuel Beckett non amava l’inserimento del proprio lavoro nella categoria del teatro dell’assurdo, coniata da Martin Esslin – che lo avrebbe posto sullo stesso piano espressivo di Eugène Ionesco. Ancora una volta, bisogna dare atto a Beckett della sua lungimiranza e sagacia.

A differenza delle opere dell’autore irlandese – ma francese d’adozione – infatti, Ionesco mostra le corde già mentre scrive La cantatrice calva, dopo la Seconda guerra mondiale. E questo testo, seppur famoso come anti-commedia, oggi appare più che mai datato. Per quanto una regia pulita e sicura e l’ottima interpretazione dell’intero cast possano, in parte, ovviare agli anacronismi prima di tutto stilistici, allo spettatore resta la consapevolezza che il surreale universo di Beckett – che ritrae l’assurdità dell’esistenza umana, ed è più che mai attuale – è qui ridotto a puro nonsense, gioco di parole snocciolato da appartenenti a una classe borghese, suburbana e autoreferente, che ormai – in questa forma – non esiste più.

Quello che fa de La cantatrice calva un testo ormai datato è proprio l’impossibilità di specchiarsi nei suoi personaggi perché questi, privi di personalità propria, rappresenterebbero un mondo che ormai è esso stesso sorpassato: con la piccola borghesia attuale proletarizzata da una crisi devastante, mentre l’alta borghesia ha ben altri riti e scopi che non servirsi tre volte la stessa portata di pesce.
Per restituire l’assurdità del mondo di oggi, quello televisivo, urlato nei salotti dei talkshow, bisognerebbe riunire sei protagonisti dei nostri tempi con le loro elucubrazioni altrettanto vuote di senso e incomprensibili, non solamente ai più ma anche ai loro stessi interlocutori. Suggeriremmo a proposito – per rendere il senso dell’assurdo in salsa Ionesco – di scrivere una nuova Cantatrice calva, ambientata in un salotto televisivo, con protagonisti: il vincitore dell’ultimo reality, il bocconiano fideistico, la casalinga frustrata, il cattolico saccente, il giornalista malleabile e, ciliegina sulla torta, il politico per tutte le stagioni. Sarebbe un successo, ma forse va in scena già tutte le sere.

Leggi anche la recensione de La cantatrice calva di Daniele Rizzo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dei Differenti
Barga
sabato 15 dicembre, ore 21.00

La cantatrice calva
di Eugène Ionesco
traduzione Gian Renzo Morteo
regia Massimo Castri in collaborazione con Marco Plini
scene e costumi Claudia Calvaresi
progetto luci Roberto Innocenti
musiche Arturo Annecchino
con Mauro Malinverno, Valentina Banci, Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone, Sara Zanobbio e Francesco Borchi
(durata un’ora e 10 minuti)
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

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