Passione e sentimento

ERRATA CORRIGE
Con la presente io, Tessa Granato, mi scuso per l’inesattezza di alcune affermazioni contenute nella recensione qui sotto riportata. Purtroppo, dalla mia posizione in teatro, non sono riuscita a vedere l’orchestra, e sono erroneamente giunta alla conclusione che l’unico strumento presente in sala fosse l’arpa, che potevo vedere bene. Vorrei quindi porgere le mie scuse all’Orchestra del Carmine di Pistoia, al Direttore d’Orchestra e all’Associazione Culturale Città di Pistoia. Per quanto riguarda alcuni aggettivi rispetto agli interpreti, ho giudicato globalmente l’opera con il bagaglio delle mie competenze che forse, in questa occasione, si sono rivelate limitate. Non volevo assolutamente risultare scortese ma ho agito in piena onestà. Tessa Granato

Al Teatro Manzoni di Pistoia una serata dedicata all’universo della musica lirica, con il focus sul capolavoro di Pietro Mascagni.

Il suono svela la pulsione passionale che domina l’essere umano – generando lutti, omicidi, ma anche nuove vite. Storia di delitti d’onore e amori sofferti, sullo sfondo di una Sicilia di processioni e tradizioni, La Cavalleria Rusticana sa scatenare emozioni tanto struggenti quanto assolute. La trama dolorosa delle arie si fa più intensa al grido di “Lo amai”, o “Hanno ammazzato compare Turiddu”. Per poi lasciare spazio a intermezzi che veleggiano come un fruscio d’archi.
Il celebre melodramma di Pietro Mascagni è insieme consolatorio e accecante, giustamente saccheggiato anche dall’industria cinematografica per la sua carica emotiva. Breve – quasi un condensato – spesso è rappresentato in coppia con altre opere. Nella versione in scena al Teatro Manzoni di Pistoia, si è preferito farlo seguire a composizioni di Rossini, Verdi e Puccini. L’assenza dell’orchestra ha però minato l’esperienza musicale, lasciando un vuoto percettibile. Tutta la parte strumentale è stata affidata a una registrazione (scelta forse economicamente dovuta ma che non ha giustificazioni artistiche), eccezione fatta per un’arpa suonata dal vivo.
L’incredibile sfaccettatura ritmica de l’Ouverture da Il Barbiere di Siviglia inaugura la serata, purtroppo con un una scena giocosa di danza non sostenuta da validi interpreti. Segue l’aria La calunnia è un venticello, sempre dalla medesima opera; poi Crisantemi (elegia per quartetto d’archi) di Giacomo Puccini, accompagnata da videoproiezioni; e il commovente Va’ pensiero da Nabucco di Giuseppe Verdi. Dopo questa prima parte, ha inizio La Cavalleria Rusticana. Il palco abbracciato da una scenografia dove spicca il cielo siciliano, e dove via via prendono corpo i vari ambienti – l’abitazione, la campagna. Il libretto trae ispirazione dall’omonima novella di Giovanni Verga, proiezione di un mondo dove il telegiornale non annunciava stragi familiari; ma il melodramma, la letteratura e il giornalismo sulla carta stampata avevano il ruolo dei nostri mass media. Le violenze e i soprusi in famiglia erano rivelati malvolentieri alla luce del sole, mentre assumevano toni spettacolari l’offesa pubblica, il disonore della donna, il duello sanguinario tra due pretendenti. Forse, però, le violenze omertose che avvengono in famiglia, nella società odierna, erano meno diffuse nel proletariato o meno divulgate rispetto all’oggi (con la conseguenza che le donne uccise dai propri uomini aumentano, invece di diminure).
In questa versione della regista Nicoletta Perondi, i costumi e l’ambientazione sono fedeli all’originale, non c’è un’interpretazione distorta o eccessivamente personalizzata dell’opera. Lodevole quindi l’impianto scenico, l’armonia delle luci che disegnano albe e tramonti color sangue, in una storia ambientata proprio nel giorno di Pasqua e dove la Passione è il nucleo pulsante e ricorrente. Purtroppo gli interpreti risuonano piuttosto acerbi, così come il Coro di Pistoia. Ma ogni difetto è offuscato dalla bellezza delle arie.

Copyright foto: MVS Editoriale

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Manzoni
corso Gramsci 27, Pistoia
venerdì 29 aprile

La Cavalleria Rusticana
Orchestra del Carmine
Coro “Città di Pistoia”
Direttore d’orchetra Pietro Horvath
Maestro del coro Gianfranco Tolve
regia Nicoletta Perondi
con Selene Fiaschi (soprano), Enrico Nenci (tenore), Sharon Sage (contralto), Romano Martinuzzi (baritono), Veronica Senserini (mezosoprano)
scene Daniele Spisa
costumi Massimo Poli
luci Riccardo Tonelli
aiuto regia Leonardo Cirri
assistente scenografia Gemma Romanelli
macchinista costruttore Eneas Medeot
aiuto scenografia Lindita Adalberti
M° Pietro Rossi
proiezioni Stefano Poggioni
assistente luci Anna Draghi

1 commento

  1. Persinsala, da sempre, dà spazio a tutte le opinioni e al diritto di replica, quando argomentate. Riportiamo quindi tutti commenti che ci sono giunti riguardo alla recensione pubblicata. Facciamo però presente che non accetteremo né cacce alle streghe né insulti né un esacerbarsi di commenti che non hanno senso dato che la collega Tessa Granato si è già scusata circa l’inesattezza a proposito dell’orchestra e la stessa è stata messa in evidenza come da Errata Corrige. In quanto ai pareri, essendo giudizi personali, possono anche essere opinabili ma vanno rispettati in uno Stato democratico dove sussista il diritto di parola, di critica e di replica.
    Daniele Rizzo.

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