Vette abissali

Ancora una volta assieme, Mino Manni e Alberto Oliva, portano in scena a Teatro Libero uno spettacolo intenso che invita a interrogarsi sulle passioni dell’animo umano.

Al Libero di Milano va in scena La confessione, il capitolo dei Demoni censurato per decenni e che, ancora ad oggi, non è inserito nelle traduzioni italiane se non in appendice, alla fine del romanzo. Il testo tratta il tema tuttora scabroso della pedofilia, ma racconta anche della continua lotta tra bene e male – come tipico in Dostoevskij – delle ambiguità e perversioni proprie dell’essere umano. Un testo difficile non solo per l’argomento, ma anche e soprattutto per la caratterizzazione del protagonista, un personaggio febbrile, malato.

Affrontare un autore come Dostoevskij – o meglio, l’Autore, me lo si conceda – è sempre rischioso, poiché la tentazione di dar prova della propria bravura attorale travalica, spesso, le esigenze della rappresentazione. Ma qui no: questo spettacolo è esente da simili rischi. Mino Manni è decisamente un bravo attore, ma sul palcoscenico le passioni descritte nel testo si impossessino letteralmente di lui. Perché Manni non si crogiola sotto i riflettori per svelarci qualcosa, e neppure tenta di rappresentare se stesso in una performance a regola d’arte, lui queste passioni le fa proprie, se ne impadronisce e le getta in faccia al pubblico senza vergogna. Lui è Stavrogin. Lo è al punto da intimorire l’intera platea nel momento in cui guarda negli occhi uno a uno gli spettatori e pare che, da un momento all’altro, scenderà dal palco per affrontarli. Appare, a tratti, addirittura disgustoso, mentre rivive il momento in cui accarezza la bambina, la tocca, la bacia per poi rifiutarla perché, d’improvviso, il viso di lei gli sembra stupido. La sua resa del personaggio è talmente veritiera da sortire nello spettatore una sorta di imbarazzo, da suscitare la sensazione di una prepotente intrusione nel pudore più profondo: uno Stavrogin insinuante costringe a immaginare l’atroce intimità tra lui, un uomo, e una bambina.

Lo spettacolo denota un attento lavoro su di un testo di non facile approccio e la conoscenza approfondita dell’autore. La rappresentazione del male visto come frutto di una libertà illimitata e arbitraria ma anche come fallimentare esaltazione di sé al di là di ogni regola. E per raggiungere simili abissi solo l’interpretazione di Mino Manni – sempre ben ponderata e mai esasperata nella rappresentazione dei mutamenti interiori del personaggio, nella confessione delle sue più atroci bassezze e dei suoi pensieri più miseri – poteva rendere l’atavica umana follia. Una caratterizzazione di Stavrogin che suscita disgusto, commiserazione, odio o pietà, ma mai indifferenza.

Vedere Mino Manni mentre interpreta La confessione è quasi leggere Dostoevskij, ed è così raro scoprire l’essenza di un autore che si resta davvero senza fiato.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano
fino a sabato 19 novembre
orari: feriali ore 21.00 – domenica ore 16.00
Il capitolo censurato dei Demoni
da Fedor Dostoevskij
adattamento e interpretazione di Mino Manni
con la collaborazione di Alberto Oliva

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