Quando la risata diventa obbligatoria

Che William Shakespeare sia tra i più grandi drammaturghi, se non il più grande, di tutti i tempi, è cosa nota. Che possa sempre essere attuale anche. Che un regista e la sua compagnia riescano a rappresentarlo nella sua essenza, no, ma nel caso de La dodicesima notte del Teatro Stabile di Genova solo applausi e trionfi.

A chi dice che non ci sono più gli attori di una volta, noi consigliamo una visita alla scuola del Teatro Stabile. Lo spettacolo, già in scena nella scorsa stagione come esercitazione affidata ai dieci giovani attori del Master della Scuola di Recitazione, ora è in cartellone per la regia di Marco Sciaccaluga.
La trama, tipicamente seicentesca che vede mischiarsi amori, affetti e fraintendimenti, è riportata sul palco da un regista come Sciaccaluga che non solo conosce gli autori, ma che, come i più grandi registi, conosce il Teatro. Ed è evidente già dalla prima comparsa di Orsino (Marco De Gaudio), in piedi su di un palcoscenico con ai lati le sedie degli altri interpreti, il tutto su un pavimento ricoperto di sabbia. Sabbia: unico indizio per ricordare agli spettatori che c’è stato un naufragio sulle spiagge dell’Illiria, e che in questi luoghi si articola la trama. Emerge non solo la conoscenza del testo, ma anche la conoscenza di tutto il teatro elisabettiano inglese: scenografie spoglie e semplici, entrata e uscita degli attori dal retro del palco, partecipazione del pubblico. Tutto questo viene proposto agli spettatori che sembrano gradire questa messinscena (dimostrato da un teatro, all’ultima replica, ancora pieno).

Scene appunto spoglie, solo dieci sedie, cinque a sinistra, cinque a destra, e un tavolo. E dunque i costumi: non grandiosi costumi inglesi, ma semplici abiti più che adatti a questo palco, non fuori luogo e coerenti con l’allestimento. Come per la recita del 1602, non serve indicare un’epoca per gli eventi, e dunque non ci sono obblighi da rispettare per una correttezza storiografica. Ne è dimostrazione l’uso di cuffie alle orecchie degli attori che si emozionano per la musica. La melodia è il fulcro di tutto, è una musica che emoziona quei giovani che vivono le passioni sul palco, è quindi una musica scelta non in modo banale ma assolutamente secondo i gusti di una generazione, in questo caso anche quella di oggi. Una generazione che è sempre di corsa, come dimostrano più volte gli attori, una generazione che non sa più affrontare i sentimenti, o che forse non sa distinguerne le possibili sfumature, come accade a Viola (la bravissima e promettente Daniela Duchi) e Orsino.

Ed è molto shakespeariano il rapporto con il pubblico: tutti i personaggi si rivolgono almeno una volta agli spettatori alla ricerca di approvazione e di partecipazione alle loro vicende. Gli attori scendono dal palco, scappano mischiandosi tra gli astanti, toccano le poltrone in cui questi siedono attenti. In questo riesce davvero in toto il personaggio di Ser Toby (Mario Cangiano) che canta, suona e interagisce con il pubblico abbattendo totalmente la quarta parete spesso istituzionalizzata in molte messinscene.
E lo spirito della commedia del Bardo è tutto nei gesti, nelle battute, nelle comiche scene e nelle reazioni esilaranti di uno dei migliori caratteristi della Scuola Stabile, Roberto Serpi. Serpi conosce il palcoscenico e tutto ciò che diverte il pubblico: i suoni, l’espressività, la mimica, tutto ciò rende questo attore uno dei più adatti a recitare nella commedia.
Uno spettacolo davvero godibile, mai lento nel suo svolgersi e di alto livello dall’inizio alla fine. Oltre le lodi al regista, dobbiamo davvero applaudire al risultato raggiunto dai giovani della Compagnia, precisi e spontanei interpreti.

Da vedere.

«Oh, la musica, sì! S’è vero ch’essa è cibo dell’amore, somministratemene ancora tanto, che la mia fame alfine d’esso sazia, possa ammalarsene, fino morire! »
Orsino, Atto I, Scena I

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Duse

Via Nicolò Bacigalupo 6, Genova
dal 15 novembre fino al 27 novembre
ore 20.30, giovedì ore 19.30, domenica ore 16, lunedì riposo

La dodicesima notte
di William Shakespeare
versione italiana a cura di Anna Laura Messeri
regia di Marco Sciaccaluga
con
Marco De Gaudio – Orsino
Michele Maccaroni – Sebastiano e Valentino
Giovanni Annaloro – Antonio e un altro Capitano
Mario Cangiano – Sir Toby Belch
Francesco Russo – Sir Andrew Aguecheek
Roberto Serpi – Malvolio
Emanuele Vito – Feste
Daniela Duchi – Viola e Cesario
Roxana Doran – Olivia
Sarah Paone – Maria
consulenza per i costumi Guido Fiorato
luci Fausto Perri
produzione Teatro Stabile di Genova
durata dello spettacolo 140′

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