Lo sporco dietro le pagine

Ne La donna che legge, al Filodrammatici, un triangolo che rivela i lati oscuri dei tre personaggi. Interpretati mirabilmente.

Bravissimi, gli interpreti, Massimiliano Speziani, Cinzia Spanò, Alessia Giangiuliani, e inquietante lo scenario disegnato ne La donna che legge, lo spettacolo di Renato Gabrielli, prodotto dall’Out Off e messo in scena dal Teatro Filodrammatici di Milano. Ispirato dalla lettura di un capitolo dell’Ulisse di James Joyce, Nausicaa, e dal saggio di Francesca Serra, Le brave ragazze non leggono romanzi, lo spettacolo si svolge in una cittadina della riviera romagnola che assomiglia tanto a Rimini. In realtà però più si va avanti e più appare chiaro che la “provincia” c’entra poco e ancora di meno, in barba al titolo, c’entrano le donne che leggono, pericolose sì, ma per tutt’altri motivi rispetto a quelli che appaiono dal testo.

Per intenderci: qui sono tutti mediocri. Il vecchio avvocato Mirco che paga Giada, la ragazza intravista a leggere sulla spiaggia, perché continui a farlo in sua presenza, alla fine si rivela il solito impotente perverso che delira sognando perfino di stuprarla usando i soldi (“l’oro”) con cui la finanzia. Lei, la lettrice, è una ragazzetta mediocre, dalle letture mediocri (gialli nordici), figlia di un imprenditore caduto (momentaneamente) in disgrazia, che decide di spremere il vecchio perverso per finanziarsi un non ben precisato corso di studi in Irlanda. Il terzo personaggio è al tempo stesso il più umano e il più insopportabile (nell’ottica delle donne evolute), perché è un’avvocata che fa da ruffiana (perché di altro non si tratta) tra il vecchio avvocato e la giovane lettrice. E lo fa perché ne è stata innamorata. Anzi lo è ancora.

Entrambe le donne disprezzano (giustamente) gli uomini che hanno intorno, ma finiscono col servirli (nel caso di Federica, l’avvocata, è più evidente) o servirsene (nel caso della ragazza). Mai col farne a meno. La ragazza, per esempio, in un finale che sembra un po’ appiccicato, si adegua al tipico destino di moglie (ma appunto, c’entra ancora la provincia o la pigrizia personale?). In sintesi, un testo sostenuto dalla bravura magistrale degli interpreti e dal dialogo serratissimo (e questo è merito della scrittura), ma dalla “morale” se non ambigua quanto meno vecchiotta. Le donne leggono, e sono pericolose se leggono molto, ma hanno fatto una lunga strada dai tempi di Joyce. Forse varrebbe la pena raccontarlo.

Lo spettacolo continua
Teatro Filodrammatici

Via Filodrammatici 1 – Milano
fino al 19 febbraio, ore 21.00 (domenica 16,00, venerdì 19,30)

La donna che legge
di Renato Gabrielli
con Massimiliano Speziani, Cinzia Spanò, Alessia Giangiuliani
regia, scene e costumi Lorenzo Loris
produzione Teatro Out Off
(durata: un’ora e 20) 

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