Impresa riuscita

teatro-immediato-pescaraQuando si esce da teatro ringraziando gli uomini e le donne che lo hanno messo in scena; ringraziando l’autore che ha composto il testo e, nondimeno, ringraziando se stessi per essere andati a vederlo, allora significa che si è visto uno spettacolo davvero interessante.

La fine del Titanic di Enzensberger è un testo difficile, caustico e intensamente drammatico. Un poema in 33 canti chiaramente ispirato alla Commedia di Dante Alighieri che, proprio come la Commedia, ha l’ambizione di raccontare il viaggio come metafora della vita umana; però, a differenza del viaggio di Dante, quello del Titanic non è nelle profondità della Terra per tornare, infine, a elevarsi verso Dio, è bensì un viaggio in superficie che, con un costante movimento orizzontale e seguendo un inconsapevole crescendo lirico, conduce alla morte.

Edoardo Oliva traspone in chiave estremamente lirica e simbolica il testo di Enzensberger, con una regia astratta ed evocativa. La scenografia è di grande efficacia: siamo in mare, lo spazio fisico della nave si percepisce poco, è piuttosto la luce della luna a illuminare il palco grazie a bianchi drappeggi che allargano notevolmente il piccolo spazio scenico. Una specie di armadio/cassapanca funge da quinta teatrale attraverso la quale i personaggi e le scene si alternano; i suggeritori, moderni Tiresia, parlano alla coscienza collettiva, i personaggi si “spogliano” (attraverso la metafora della svestizione) dei loro corpi al sopraggiungere della morte. La cassapanca come porta tra il presente e il futuro, come limbo di passaggio tra la vita e la morte, tra la verità e l’illusione, eterne antagoniste nel testo di Enzensberger che usa il naufragio del Titanic come metafora del naufragare delle illusioni umane verso il proprio stesso limite: l’elemento naturale, l’iceberg.

I dialoghi sono asciutti, sconnessi, frasi lanciate nel vuoto della notte come se ognuno dei personaggi fosse solo con la sua illusione di vivere, cieco rispetto agli altri, ignaro del contesto. Gli attori si esprimono più che altro a gesti, utilizzando un codice fisico privo di senso che rappresenta il fluire dell’esistenza, connotando ogni vita come una danza solitaria in compagnia delle proprie proiezioni e percezioni. Si dibattono gli esseri umani nella ricerca di modelli esistenziali positivi, si invaghiscono degli oggetti, dei sentimenti e dei loro corpi; si illudono di poter dominare la vita, di poterla “violentare”, ma infine restano abbagliati dalle “luminescenze all’orizzonte”, senza neanche ipotizzare che possano, queste, condurre alla loro morte, all’inseguimento di un ottuso ottimismo che contraddistingue l’essere umano da un paio di secoli.

Infine i due suggeritori, coscienze quasi estranee al naufragio e cantori di un pensiero osservatore che i protagonisti del dramma non possono avere, chiudono lo spettacolo consegnandoci la narrazione di un modello gnoseologico: “Ecco una grossa scatola con la scritta scatola. Se l’apri, trovi dentro una scatola, con la scritta scatola […] e se tu procedi in tal guisa […] troverai un’infinitamente piccola scatola […] che solo nella tua immaginazione esiste. Una scatola assolutamente vuota”. Ovvero, la teoria della conoscenza secondo Enzensberger: la vita è l’illusione della vita stessa. Una ricerca continua dello stesso presunto oggetto della felicità (una scatola), che ipoteticamente contiene altre scatole (altri significati nascosti, da indagare), ma che alla fine conduce al nulla, a una scatola assolutamente vuota. Il Titanic, quindi, come l’eterna illusione che la vita sia una grande e bella nave che va sempre avanti, dritta verso una luce eternamente “positiva”. Oppure verso la luce di un grande iceberg, l’inamovibile natura che ci ricorda, con lo schianto e con la morte: il senso del limite umano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Immediato
via Gobetti, 3 – Pescara

La fine del Titanic
drammaturgia di Vincenzo Mambella, liberamente ispirato a La fine del Titanic di H.M. Enzensberger
ideazione, progetto e regia di Edoardo Oliva
scenografia Francesco Vitelli
con Gianna Barbetta, Alessandra Brisotti, Eugenia Camplone, Romilde Ciancetta, Laura Forlani,
Francesco Furlone, Giorgia Natale,  Gabriele Panico, Valentina Papagna, Alessandro Rubino e Carmine Ianieri
produzione Teatro Immediato

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