… ma che non lascia il segno

teatro-diana-napoliUna delle opere più celebri di Tennessee Williams, La gatta sul tetto che scotta, ha debuttato al Teatro Diana di Napoli l’8 aprile e resterà in scena fino al 19 dello stesso mese.

Un atto unico (quello di Cirillo) per un melodramma scritto nel ’54 e ancora attualissimo che ha al centro la famiglia – e, per estensione, la società tutta di cui questa è specchio -, la sua inevitabile dissacrazione e una sentita riflessione su temi quali amori non risolti, tentativi di riscatto, avidità, omosessualità e, su tutto, l’ipocrisia che avvolge la vita delle molteplici solitudini che abitano questo celebre melò.
È un ambiente spiccatamente borghese quello che costumi e scenografia ben caratterizzano, nella fattispecie, un’intima camera da letto dove, pian piano, ogni personaggio del testo di Williams si mette a nudo, mostrandosi esattamente per ciò che è, nel bene e nel male. Un unico luogo per tutta la durata della pièce che restituisce un’atmosfera claustrofobica, soffocante, come la fitta rete di bugie e ipocrisie che la coppia protagonista e il relativo parentado hanno costruito e ancora ergono al fine di schivare la dolorosa verità con cui non sanno confrontarsi. Che si tratti di affrontare la malattia, la solitudine, la paura di perdere ciò che si ha o il terrore di accettarsi per quello che si è, nessuna delle figure in gioco si mostra sufficientemente coraggiosa e, dietro la maschera dura che mostra in pubblico, cela un’inevitabile fragilità.
A reggere l’intero melodramma (non dimentico di alcuni rari sprazzi di voluta comicità) sono gli attori, chiamati a tenere la scena quasi da soli, impegnati in lunghi monologhi che ne scandagliano l’animo. Ed è qui che La gatta sul tetto che scotta di Cirillo va incontro ai suoi limiti. Poca profondità emerge infatti da questa rappresentazione che ha un grande punto debole: le interpretazioni. Sebbene sia chiaro l’impegno profuso dagli attori, non è possibile sottrarsi alla sensazione di una coralità discordante, in cui ognuno mantiene un registro diverso dall’altro. Così, le buone prove fornite da Musio e Penone stridono col resto e finiscono – paradosso – per risultare fuori contesto. La Puccini non riesce a calarsi nel personaggio e appare, anche nelle movenze, innaturale, forzata, impacciata. Anche Marchioni sembra fuori forma ed enuncia le sue battute accademicamente, in aulico modo, mantenendo voce e corpo impostati e risultando ingessato tanto quanto la gamba malferma del personaggio che interpreta.
Un’occasione mancata per uno spettacolo che non riesce a trasmettere la forza e la bellezza del testo da cui attinge.

Lo spettacolo continua
Teatro Diana
via Luca Giordano 64, Napoli
dall’8 al 19 Aprile 2015

La gatta sul tetto che scotta
di Tennessee Williams
traduzione Gerardo Guerrieri
regia Arturo Cirillo
con Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Franca Penone, Paolo Musio, Salvatore Caruso, Clio Cipolletta, Francesco Petruzzelli
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
musiche Francesco De Melis

 

2 Commenti

  1. giudizio molto opinabile, su un lavoro che Cirillo ha riportato a nuova vita e che la compagnia fa rivivere nella vera dimensione intesa da Williams, facendo scomparire il ricordo patinato e falso che molti hanno ancora nel cuore del famosissimo film. Finalmente una gatta vera e disperata e non una bambola ingessata come molti la ricordavano.

  2. ho visto il dramma ieri sera, e devo pienamente concordare con Alessandra Vasaturo. Non credo però che gli sprazzi di comicità siano voluti, ma piuttosto involontari, dovuti al fatto che il pubblico li prenda come tali, senza rendersi conto della tragedia che sottendono … :)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.