Onde e fronde

Chi insegna di più della vita? La foresta con i suoi lupi o l’acqua del mare? Il quarto giorno di Festival, a Lari, ci offre – nella prima parte della serata – due bei racconti, La Grande Foresta di Luigi d’Elia/Thalassia e Otto con di Achab Teatro. Mentre, a conclusione di serata, il reale si specchia in Socialmente di FrigoProduzioni.

La grande foresta, presentato al Castello alle ore 19.00, è un racconto sul rapporto che l’essere umano intrattiene con il mondo selvaggio della natura e su ciò che lo stesso si sta lasciando alle spalle. La foresta, in questo caso, non è la metafora della vita, bensì un luogo in cui si sperimenta un’esistenza diversa. Conoscere la foresta, saperla ascoltare e rispettarla significa apprendere valori e ritmi altri. Vivere in armonia con essa implica l’accesso a una verità che non è costruita ad arte dall’uomo. Allontanarsi, al contrario, dalla natura causa uno scollamento dell’umano sentire da ciò che è Bello e Buono, custodi di Verità – come nella morale antica. La grande foresta era stato presentato come un capolavoro e con un po’ di scetticismo ci eravamo avviati al Castello. Ma ci siamo dovuti ricredere, e se non vogliamo definirlo tale è solo per pudore. Bello spettacolo, emozionante, intenso e interpretato da un notevole Luigi d’Elia. L’interprete narra, infatti, con delicatezza e levità e, nel contempo, con pulizia e precisione è in grado di definire i personaggi e scandire i doversi momenti. L’unico difetto della performance sembra essere un lieve indulgere, nel finale, sugli intenti moraleggianti della storia, che – per quanto pienamente condivisibili – la appesantiscono un po’.

Otto con di Gabriele Benucci è anch’esso un racconto: la storia di un riscatto sociale e di una passione che divora la vita, narrata in prima persona dal mingherlino Cesare Milani (interpretato da Fabrizio Brandi), timoniere del mitico “otto con” degli Scarronzoni – la formazione livornese di canottaggio, formata da manovali e scaricatori, vincitrice di molte competizioni e seconda classificata alle Olimpiadi del ’32 e del ’36. Pur se ostacolata dal mondo del canottaggio, sport d’élite per gente raffinata in quell’epoca di regate universitarie, la squadra si fece valere grazie alla tenacia e alla sua determinazione a vincere, diventando il simbolo di un’intera popolazione in regime autarchico – un sogno forse meno patinato di quello americano, ma più vivo e autentico.

Un discorso a parte quello per l’ultimo spettacolo della serata, Socialmente di FrigoProduzioni, presentato in piazza Vittorio Emanuele alle 22.00. Sempre un racconto sulla vita, ma questa volta su quella alienante del virtuale contemporaneo. Due giovani vegetano sul divano con lo sguardo incatenato allo schermo, oppure si perdono nei deliri dei loro sogni, annegati dentro se stessi, illusi dai meccanismi della virtualità. Dietro ai loro occhi potrebbero passare i pesci rossi che abitano l’acquario del loro cervello. Nessun discorso o ragionamento è possibile, solo lo sproloquio – come si legge nelle note di sala. Al di là dell’interpretazione della bravissima Claudia Marsicano, lo spettacolo suscita tuttavia alcune perplessità sia dal punto di vista formale che nel trattamento dei contenuti, risultando un po’ monotono e senza spunti particolarmente interessanti.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Collinarea Festival 2015:
varie location
Lari (Pisa)

ore 19.00
Castello
Luigi d’Elia/Thalassia presenta:
La Grande Foresta

ore 21.00
Teatro Comunale
Achab Teatro presenta:
Otto con

ore 22.00
piazza Vittorio Emanuele
FrigoProduzioni presenta:
Socialmente

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