Tutti morimmo a stento

Al Teatro Belli di Roma La leggenda di Redenta Tiria: un omaggio di Corrado D’Elia alla Sardegna, alla musica di Marisa Sannia, alla scrittura di Salvatore Niffoi.

Ad Abacrasta, nell’entroterra della Sardegna, ogni grande albero che allarga la sua ombra sulla terra rocciosa è un albero degli impiccati. «Ajo, preparati che il tuo tempo è scaduto», dice la Voce a molti dei suoi abitanti che, seguendo quella specie di ordine, vanno ad impiccarsi.

La ciclicità di morti, aspettata come il ritorno di una stagione o la tosatura delle pecore, diviene una sorta di danza, con un ritmo cadenzato, che si ripete accompagnata dal vento e da una sublime melodia.

E’ una favola magica e spaventosa, come quasi tutte le favole per bambini. E come in tutte le favole a un certo punto arriva lo straniero, l’eroe, il predestinato, che ha il potere prodigioso di rompere l’incantesimo o la maledizione al paese. Qui si chiama Redenta Tiria: un viso di donna – incorniciato da capelli lunghi e nerissimi – su cui sono incastonate due grandi perle di bianca cecità. Dopo il suo arrivo i suicidi cessano, perché la donna, come rivela il suo nome, porta con sé “redenzione”, riscatto, salvezza. La sua voce parla di un tempo la cui durata non è dato sapere, ma che va riempito di lunghissimi istanti di vita, come quello in cui una mamma descrive al figlioletto cieco e sordo, commossa ed estasiata, la bellezza di un campo di grano sotto il cielo estivo.

Lo spettacolo è un connubio fra ballate, leggende, riti della terra, folklore, immagini ancestrali: una raccolta di storie che vedono protagonisti personaggi “deandreiani” descritti dalla voce di D’Elia – gridata, sussurrata, cantata – e dai suoi occhi colmi di stupore, talvolta di gioia crudele, infantile. I suoi gesti sono essenziali, ma efficaci, non rigidamente descrittivi ma ariosamente evocativi. Gesti rituali. La sua è la voce della vita: lo spettatore lo vede davanti a sé, tra foglie autunnali, mele e orologi che calano dall’alto, e gli pare di toccarlo, di essere portato via con lui. L’attore riesce a catturare chi lo guarda, ad instaurare in quel frangente un vero e proprio rapporto fisico. Una terza voce quindi, quella di un corpo vivo e pulsante, di un uomo, che si contrappone alla Voce che sentono i suicidi, ma anche a quella quasi soprannaturale di Redenta Tiria.

«Non è così difficile vivere». Si ha a volte la sensazione di aver vissuto tutto quando invece non si ha ancora vissuto nulla. La vita sorprende sempre. Questo dice ancora una volta, splendidamente, Corrado D’Elia.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Belli
Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
fino a domenica 22 maggio
orari: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)

Lo spettacolo è attualmente in scena:
Teatro Libero

via Savona, 10 – Milano
da mercoledì 25 maggio a mercoledì 1° giugno
orari: da lunedì a sabato, ore 21.00 – domenica ore 16.00

La leggenda di Redenta Tiria
di Salvatore Niffoi
regia Corrado D’Elia
con Corrado D’Elia

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