Corrado d’Elia dà voce al best seller di Salvatore Niffoi.

Corrado d’Elia ci racconta una storia e, per farlo, sceglie il palco del Teatro Libero e la Leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi. La trama è molto semplice – come deve essere per una leggenda – si tratta infatti della vita degli abitanti di un paese sardo fittizio, Abacrasta. La peculiarità per ognuno di loro è che, a un certo punto, le persone di Abacrasta sentono “la voce”: «Ajò! Preparati, che il tuo tempo è scaduto» e così, con una cinghia gli uomini e con una fune le donne, tutti muoiono impiccati. La vita continua tranquilla finché un giorno arriva Redenta Tiria, una ragazza cieca dai capelli corvini, scalza, che reca con sé il vento del cambiamento: le morti cessano, e gli abitanti iniziano a trovare vie d’uscita alternative ai problemi, più o meno gravi, che tocca loro affrontare.

Due sono gli aspetti interessanti in questo spettacolo: la forza descrittiva e la filosofia insita nel sottotesto. Per quanto concerne il primo, la sua veste è il linguaggio con il quale la storia è scritta e che si rivela una guida eccezionale alla scoperta dello spettacolo stesso. Corrado d’Elia ci racconta la storia di Abacrasta quasi come fosse una favola – potete ascoltarla anche a occhi chiusi, se vi va. Così, a palpebre calate, vi ritroverete al centro del racconto: sentirete il profumo della terra, la calura estiva della Sardegna, la vita che scorre sempre uguale. Il racconto ha forza descrittiva e suggestiva, e Corrado d’Elia possiede il trasporto e l’entusiasmo di chi sa che arriverà la svolta e che il futuro può nascondere anche delle sorprese positive. In questo sforzo è aiutato da una colonna sonora rigorosamente sarda: musiche popolari in grado di ricreare l’atmosfera, mescolando sapientemente disperazione e speranza. In esse si coglie la fatica del vivere e la riscossa che si profila all’orizzonte. «Profumo di gelsomino passito sulla pianta, di cuoio appena conciato e di foglie di mandarino. Odore di lenzuola e stracci lasciati ad asciugare» al sole: sentendo il suono delle parole, annuserete odori e profumi, partecipando in prima persona a quelle situazioni. L’uso a tratti del sardo – anche quando il pubblico non afferra ogni parola – è un valido strumento per restituire rumori, paesaggi, sensazioni olfattive e psicologiche, e l’intero universo racchiuso nel racconto.

Sul piano del significato profondo, Redenta Tiria rappresenta la vita, la voglia di combattere, di lottare e di credere nel futuro. Gli abitanti di Abacrasta, impersonificano il male di vivere, lo scorrere inesorabile del tempo e quel lasciar passare i giorni senza viverli realmente. Il tempo – concetto fondamentale in questa storia – è rappresentato a livello scenografico da sveglie, foglie secche e mele rosse appese al soffitto. Ossia la natura morta e lo scorrere inesorabile dei secondi, dei minuti e degli anni: nemici degli uomini che non prendono in mano le redini della loro esistenza. È questo Abacrasta: l’immobilità e la rassegnazione – che tu sia un contadino o il sindaco, un medico o un amante, prima o poi sentirai quella voce. Redenta Tiria rappresenta, al contrario, la riscossa e la forza d’animo. Allegoria di se stessa, la immaginiamo eterea, con i suoi capelli neri e lucidi, un abito bianco, la pelle trasparente che irradia una luminosità che infonde fiducia e speranza. La figlia del sole, si fa chiamare, di quel sole che finalmente è tornato a splendere sulla vita di Abacrasta.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10  – Milano
fino a martedì 27 Aprile, ore 21

La Leggenda di Redenta Tiria
di Salvatore Niffoi
progetto e regia Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.