Parafrasi di vita

Paolo Nani: un clown senza belletto, una bottiglia di vino e un bicchiere, La lettera mai spedita e la percezione dell’eterno ritorno nella fugacità dell’immaginario comune.

Raymond Queneau era un letterato sui generis: erede ultimo degli enciclopedisti amava redigere liste infinite, cercando forse il minimo comun denominatore dell’universo o il massimo comune multiplo del singolo vocabolo, della lettera sparuta, del suono prodotto e che, solo in un successivo momento, si trasformerà in significante e poi in significato. Non è un caso che Queneau autore abbia scritto nel ’59 Zazie dans le métro (che diventerà l’anno successivo un film di Louis Malle, reduce dal successo di Ascenseur pour l’échafaud, uno tra i film più belli di Jeanne Moreau, colonna sonora autentica protagonista firmata da Miles Davis), né appare strano che si sia divertito a giocare con la sua lingua, già nel lontano ’47, in Exercises de Style (tradotto in italiano, guarda caso, dal semiologo, oltre che scrittore, Umberto Eco).
Fin qui il côté erudito, il preambolo, l’incipit al gioco di scena. Ma come tradurre su un palco, utilizzando i segni propri della clownerie, l’idea oltremodo geniale di riproporre all’infinito una medesima azione/situazione, servendosi non della lingua parlata – sarebbe troppo facile, banale quasi – bensì della mimica del corpo umano, dell’arte propria di Paolo Nani?
Questo è quanto si scopre sul palcoscenico del Teatro dei Filodrammatici, in questi giorni a Milano: come il ripetersi all’infinito di questo tentativo abortito di scrivere una lettera – che piace oltremodo ai bambini, per i quali la ripetizione è la base dell’apprendimento e, insieme, del godimento più autentico: chi non ricorda di aver chiesto il racconto della stessa favola per mesi, anni interi in tempi in cui c’erano ancora nonni disponibili a farlo? – ebbene questo eterno ritorno sul medesimo gesto, declinato in forme sempre leggermente diverse, possa trasformarsi in risata godereccia, di pancia, e nel contempo in poesia. Sì, perché se è vero che Nani fa ridere molti quando cerca di versarsi da bere senza usare le mani, è altrettanto vero che quando reinterpreta il medesimo gesto rimandando all’immaginario del vecchietto con la cicca di un solido film western, o alla pantomima tragicomica del muto, o ancora alle idiosincrasie machiste da cinema horror, raggiunge livelli interpretativi – senza l’ausilio della parola – da autore teatrale nel senso più vero del termine.
Spettacolo decisamente intelligente, inusuale, lontanissimo dal bla bla comico televisivo. Non farà ridere tutti, ma a nessuno potrà sfuggire il pezzo di bravura che si cela dietro il non detto.

Gli spettacoli continuano:
Teatro dei Filodrammatici
via Filodrammatici, 1 – Milano
fino a domenica 1 1 dicembre
La lettera
con Paolo Nani
regia di Nullo Facchini
da martedì 13 a domenica 18 dicembre
Jekyll & Hide
con Paolo Nani
regia di Frede Gulbransen
scene e costumi Julie Forchhammer
ingegnere del suono Jens R. Petersen
co-produzione Norland Visual Theatre Stamsund, Norvegia
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato, ore 20.45 – mercoledì, ore 19.30 – domenica, ore 16.00
eccezionalmente: martedì 6 dicembre, ore 20.00 – giovedì 8 dicembre, ore 16.00

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