Fausto Paravidino si conferma uno tra i più interessanti drammaturghi contemporanei.

Per la prima volta si rappresenta in Italia questa commedia che Fausto Paravidino ha scritto nel 2000, a soli 24 anni, e che ha già riscosso successo in Gran Bretagna e in altri Paesi europei. Fatto questo che non stupisce perché è una bella pièce e perché, nonostante siamo dalle parti della provincia italiana piemontese – quella che l’autore ha descritto anche in altre sue opere – non c’è nessuna connotazione etnica o geografica particolare. Potremmo essere in qualsiasi provincia, in qualsiasi periferia, in qualsiasi non-luogo del nostro mondo globalizzato. E la forza di Paravidino sta in questo: malgrado il linguaggio e la scrittura siano quotidiani e concreti, non vi è nulla di minimalista e, al contrario, le sue storie possono dirsi universali.

Al levarsi del sipario un personaggio molto checoviano, un medico di famiglia, uno di quelli che sa ascoltare i suoi pazienti, introduce i personaggi della vicenda. Una famiglia, dicevamo. Due sorelle, un fratello, un padre malandato, una madre morta, forse sucida, due amici, l’ombra di qualche aborto di una delle ragazze.

I componenti della famiglia si ripetono: «Mi vuoi bene?», e questo refrain rimanda al fulcro del problema: la difficoltà di comunicazione, la ricerca d’affetto, il disagio di un mondo che nel passaggio dalla vita di campagna ai centri commerciali ha perso qualcosa. Questa è la malattia della famiglia M.

Come spiega il medico, nel monologo finale, ci sono situazioni ben più tragiche nella vita, ma questi personaggi fanno tenerezza e ci si affeziona alla loro ruvida fragilità.

Dialoghi ironici o surreali, situazioni bislacche – come del resto bislacchi sono i personaggi – momenti di forte comicità e di toccante intensità: il registro cambia continuamente provocando grande divertimento.
Spettacolo riuscito grazie anche agli interpreti molto affiatati, tra i quali – nel ruolo del figlio che cerca un’ancora di salvezza nella dimensione del gioco e della fantasia – l’autore stesso, che è in questo caso, contemporaneamente, attore e regista puntuale e immaginifico.

La malattia della famiglia M
di Fausto Paravidino
regia dell’autore
produzione Teatro stabile di Bolzano

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