L’inganno rende la vita sopportabile

Al Teatro Vittoria va in scena La mandragola, diretta e interpretato da Jurij Ferrini. Una versione farsesca del classico cinquecentesco.

L’inganno rende la vita sopportabile. Il pubblico era – di fatto – inteso da Machiavelli alla stregua della giovine Lucrezia o di un ciarlatano che per farsi ascoltare paga da bere agli amici, cosicché il relativo sproloquio potesse essere come detto da un savio e udito da ubriachi. Solitudine e morte non possono essere affrontati, forse raggirati, ma facendo in conto di raggirar anzitutto sé stessi.

Sia Messer Nicia che il giovane Callimaco sono ricchi e rispettati: il primo è dottore in legge ma sempliciotto, il secondo – benché abbia trent’anni – è ancora al punto di dover scegliere la sua strada, senza intraprenderne alcuna, inseguendo un’illusione di bellezza che crede di trovare in Lucrezia, moglie del dottore.

Come conquistare la donna, eludendone allo stesso tempo onestà e marito? Nicia vuole un erede che non si decide ad arrivare, ed ecco l’esca che Ligurio è abile a gettare, contando sulla complicità di Frate Timoteo (confessore della donna), che rinuncia da subito agli scrupoli etici, convincendola a mettere in maggior conto l’utile e non la virtù.

Lucrezia è la misura del desiderio maschile di Callimaco, ma anche il suo limite. Nell’affare tutti guadagnano qualcosa (Callimaco riuscirà nell’impresa, Messer Nicia avrà il suo erede, Frate Timoteo elemosine da amministrare, Ligurio scudi per il losco servizio), ma sarà proprio la vittima a uscirne maggiormente soddisfatta. Se prima era sottomessa, ora è divenuta una donna che vuole il fuoco dell’amore, insieme alla reputazione di un matrimonio, avendo la propria rivincita sul marito sciocco, ma anche su un amante che si crede astuto.

Se ci dovessimo fermare all’intreccio avremo materiale bastevole per una brillante commedia degli equivoci di coloritura regionale, ma Machiavelli sospende il suo lavoro sopra la verità magmatica del vivere, su quel misto perfetto di allegria e malinconia che bruciano sotto la cenere di un ideale fittizio di decoro. Nella rappresentazione di stasera, questo aspetto del testo viene forse poco valorizzato. La drammaturgia ne fa una confezione buona per serate senza pensieri, con la dizione degli attori che rotola dietro al senso, nella fretta di stringere i dialoghi filosofici e arrivare prima al fumo dell’arrosto, cioè alle scene in cui i doppi sensi e la dabbenaggine di Micia irretiscono nell’intreccio erotico, da cui c’è da trarre qualche prurigine interessante. Ma dov’è il Machiavelli che vede in Callimaco un senso di morte da spingere a un gesto estremo, di cui non si vuole calcolare l’effetto?

Jurij Ferrini coglie l’aspetto vitalistico della farsa, al prezzo di minimizzare l’ambiguità d’angoscia che Machiavelli innesta nella scrittura. Effetto di tutto ciò è la platea pressocchè colma, malgrado la pioggia che incoraggerebbe l’asciutto delle pantofole. Il pubblico ride, commenta, applaude. La scena è illuminatissima, i fondali rimandano alla povertà di tanto teatro popolare. I tempi comici degli attori – sopratutto di Ferrini – sono godibili. Quindi è un successo, che vale a smentire lo zelo critico del cronista forse troppo avvisato.

Lo spettacolo è andato in scena al
Teatro Vittoria

Piazza S. Maria Liberatrice 10, Roma
da martedì 4 a domenica 9 aprile 2017, ore 21; mercoledì 5 e domenica 9 ore 17,30.

La mandragola
di Nicolò Machiavelli
diretto ed interpretato da Jurij Ferrini
con Matteo Alì, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca, Gianluca Guastella, Alessandra Frabetti, Rebecca Rossetti
luci Lamberto Pirrone
costumi Nuvia Valestri
pittura scenica di Cris Spadavecchia
scenografia Jurij Ferrini
la canzone GIOCATTOLI è di Soulcè & Teddy Nuvolari
aiuto regia Ilaria Carmeli
tecnico audio Gian Andrea Francescutti – Diapason (PN)
realizzazione elementi di scena Laboratorio Ferrini&Neri
produzione esecutiva Wilma Sciutto
promozione e distribuzione Chiara Attorre

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