All’Hangar Bicocca un happening musicale intensamente emotivo. L’installazione di Boltanski, Personnes, conduce gli spettatori in un viaggio affascinante attraverso la vita – dalla sua concezione corporea fino all’essenza astratta dell’esistenza e della memoria – accompagnati dalla musica del bravo Krawczyk, autore di Polvere (b).

Un lungo corridoio al neon abbagliante che taglia l’oscurità degli spazi circostanti e tanti piccoli amplificatori che trasmettono altrettanti battiti cardiaci. Questo è il percorso obbligato che ognuno deve compiere prima di arrivare all’installazione di Christian Boltanski, Personnes. Un cammino quasi iniziatico che obbliga ad ascoltare ritmi diversi di altrettante vite diverse. Si capisce di non essere soli, ogni battito è una storia che vale la pena ascoltare, immaginare. Man mano che si va avanti nel corridoio l’andamento è sempre più incalzante, come voci che si confondono, fino ad arrivare alla prova concreta dell’esistenza: un’altissima montagna di vestiti che fa riflettere sulla vita, quella vera, delle persone che li hanno indossati. L’occhio cade su un paio di pantaloni logori, su una giacca a quadretti, un cappotto… e la mente è invitata a fantasticare sul vissuto di uomini e donne che probabilmente non incontreremo mai, ma che hanno lasciato una prova tangibile della loro esistenza: i loro vestiti.

Su questo quadro – l’installazione ospitata nell’Hangar Bicocca – si innesta Polvere (b), il brano composto appositamente da Franck Krawczyk. Quando i battiti registrati iniziano a diminuire gradualmente di frequenza e intensità ecco assurgere a protagonisti gli strumenti musicali. È una musica fatta di sottili dissonanze quella di Krawczyk, affidate soprattutto al quartetto d’archi, mentre al violoncello solista è lasciata, il più delle volte, la melodia. Le cellule tematiche sono ripetute anche ossessivamente, in climax dinamici che spesso sfociano in un silenzio improvviso che segna la divisione tra un frammento e l’altro come fossero tanti granelli di polvere, appunto. Il compositore ha scelto di utilizzare anche effetti tipici della musica contemporanea come armonici e suoni grattati che ben si coniugano con l’acustica dell’Hangar Bicocca. Singolare, invece, la scelta dell’organico: una dose massiccia di violoncelli – dieci in tutto – forse perché sono gli strumenti più vicini ai timbri e alle sfumature della voce umana. E proprio i violoncelli si esprimono quasi solo con pizzicati che rimandano in qualche modo ai battiti cardiaci dell’inizio che, una volta terminata la musica, riprendono ad avvolgere il pubblico.

Una combinazione suggestiva quella di Boltanski/Krawczyk, resa ancora più affascinante da un’iniziativa per sabato 25 e domenica 26: tutti gli spettatori dell’opera potranno portarsi via gli indumenti, fino a dissolvere l’installazione. Un modo per simboleggiare la fine della vita, ma soprattutto un’idea originale per far rivivere la memoria.

Polvere (b)
di Franck Krawczyk per Christian Boltanski
per violoncello solista, quartetto d’archi e otto violoncelli
violoncello solista: Sonia Wieder-Atherton (Milano), Sarah Givelet (Bologna)
quartetto d’archi (Milano): Amaryllis Billet violino, Jean-Christophe Morel violino, Marion Duchesne viola, Sarah Givelet violoncello
quartetto d’archi Guido Reni (Bologna):  Marco Polizzi violino, Fiammetta Casalini violino, Michele Maria Costantini viola, Sorayya Russo  violioncelloprogetto violoncello Bologna: Maria Paola Balducci, Antonello Manzo, Miriam Moroni, Antonio Mostacci, Maja Petrusevska, Marta Prodi, Myriam Raccah, Giacomo Serra, Sofiya Shapiro, violoncelli

Lo spettacolo è andato in scena:

Hangar Bicocca

via Chiese 2 – Milano
giovedì 23 settembre ore 21.00

Museo per la Memoria di Ustica e Giardino

Parco della Zucca
via di Saliceto 3/22 – Bologna
sabato 25 settembre ore 18.00

La dispersione dell’opera di Christian Boltanski:

presso l’Hangar Bicocca
via Chiese 2 – Milano
sabato 25 e domenica 26 settembre

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