La tragedia dell’inazione

celestins-lyonÈ in scena attualmente al Teatro dei Celestini di Lione una versione memorabile di uno dei capolavori di Anton Čechov, ovvero La mouette. Imperdibile.

Morto prematuramente nel 1904 a soli 44 anni, il drammaturgo russo Anton Čechov è considerato a ragione, tanto in patria quanto a livello internazionale, uno dei più grandi scrittori della modernità. Col suo realismo lancinante, con le sue pièce senza eroi, col suo cinico umorismo, ma soprattutto attraverso quello struggente senso di malinconia che invade gli ambienti quotidiani e familiari delle sue storie, Čechov impose alla storia del teatro di voltare pagina, e così facendo divenne uno dei padri del Novecento. Il suo teatro parlato, senza azione, dove il dramma si sviluppa e si risolve (se di risoluzione si può parlare) all’interno delle mura domestiche in un’algida staticità, ricerca la profondità nella psicologia dei personaggi, sempre complessa, mai banale o macchiettistica. Questi sono i caratteri propri dell’arte cecoviana, e che si riflettono in particolar modo nella sua straordinaria tetralogia: Il gabbiano, Zio Vanja, Le tre sorelle e Il giardino dei ciliegi; la prima di queste quattro opere, ovvero Il gabbiano, è stata scritta nel 1896, ed ha dovuto attendere diverso tempo per riuscire ad avere il successo meritato, dopo aver subito il disprezzo e la disapprovazione di pubblico e di colleghi illustri (primo tra tutti Lev Tolstoj, che però non risparmiò mai giudizi più che favorevoli nei confronti del collega). Oggi Il gabbiano resta una pietra miliare della letteratura moderna, un canale privilegiato per comprendere e indagare la complessità spirituale del passaggio epocale tra due differenti fasi, quando diviene percepibile la fine di qualcosa, e il nuovo stenta ancora ad arrivare. Questa è la stasi cecoviana, e non a caso un noto collega, vissuto molti anni dopo, ovvero Tennesse Williams, definirà l’opera una “tragedia dell’inazione”.

Ebbene, La mouette attualmente in scena alla Grande Salle del Teatro dei Celestini di Lione riesce, come raramente accade, a restituire tutta la potenza simbolica dell’opera di Čechov, senza scadere nell’anacronismo e trionfando sul rischio di tradurre quella staticità in noia o mancanza di ritmo. Per quanto statica, infatti, Il gabbiano mantiene un ritmo narrativo trascinante, rappresentato dagli indimenticabili dialoghi, ma anche dalla persistente tensione che vibra nel corso delle vicende, fino al tragico epilogo.

La regia di Frédéric Bélier-Garcia è memorabile, espressiva e sperimentale, senza mai degenerare nella stravaganza; non da meno sono le scenografie, che rendono quello che appare come un semplice Kammerspiel un viaggio vorticoso nell’anima umana. Questo infatti il significato concettuale incarnato dalla messa in scena, fatta di stanze che si spostano durante gli atti e divisione dei piani in profondità: il Teatro da camera di Čechov, dal chiuso di una stanza e dal quadro familiare, infrange gli argini e si impone come riflessione sulla “condizione umana”, sull’esistenza inappagata di ciascuno, sui sentieri diabolici e tortuosi dell’amore. Inoltre, la straordinaria opera esprime al meglio un altro snodo concettuale essenziale dell’opera, ovvero la sua dimensione metateatrale, la riflessione sull’arte e sul suo destino nella modernità. Questa riflessione è affidata allo straordinario personaggio di Treplev, interpretato da un fantastico Manuel Le Lièvre, impacciato e insoddisfatto autore alla ricerca della “forma nuova”, che come uno schiaffo passa dalla goffaggine della sua figura al gesto estremo del suicidio. Come per ogni capolavoro, così come per ogni riuscita restituzione teatrale, le cose da dire sono sempre di più di quelle che si riescono a dire; un accenno però va fatto alla magistrale interpretazione degli attori, da Nicole Garcia (Arkadina) a Ophelia Kolb (Nina) a Michel Hermon (Sorine). Lo spazio ci impone di terminare, e l’unico modo di rispettare il livello dello spettacolo è raccomandarne la visione.

La mouette est la première des quatre pièces les plus connues d’Anton Tchekhov, qui compose un grand cabaret de l’existence, ou l’amour n’est jamais réciproque. L’oeuvre au Théâtre Célestins de Lyon, grâce à une mise en scène mémorable et à des parfaits acteurs, démontre parfaitement quelle est la valeur de Tchekhov pour comprendre la culture moderne.

Lo spettacolo continua:
Célestins Théâtre de Lyon
4 Rue Charles Dullin – Lione (Francia)
fino a domenica 10 febbraio, ore 20.00 – domenica, ore 16.00
Théâtre des Célestins presenta:
La mouette
di Anton Čechov
regia Frédéric Bélier-Garcia
con Nicole Garcia, Ophelia Kolb, Agnès Pontier, Manuel Le Lièvre, Michel Hermon, Magne-Havard Brekke

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