Non chiamateli solo Emo. Anche se riesce difficile chiamarli altrimenti

Allo Zelig di Milano il trio Mancio e Stigma propone lo spettacolo La nostra coppia è un trio, una girandola di personaggi che si propone di valorizzare il fenomeno dell’ultima stagione televisiva non solo con lo sketch dei tre giovani fuori dalla realtà che ne ha decretato il successo.

La dimensione cabarettistica televisiva spesso non riesce a rendere a pieno tutte le componenti che servono a giudicare la bravura di un artista impegnato nel far ridere il pubblico, un impegno spesso sottovalutato, ma pur sempre uno sforzo artistico considerevole. Accade così che, nell’assistere al lavoro dei Mancio e Stigma – andato in scena sul palco dello Zelig Cabaret di viale Monza – si comprenda come dietro a quello che è stato l’ultimo tormentone della produzione tv, ci sia una notevole intuizione sulle capacità dei tre attori di cavalcare un’onda di costume sotto gli occhi di tutti. Un fenomeno anche sociale – se proprio vogliamo usare un termine stiracchiato dai media – che ha incuriosito molti.

Bisogna puntualizzare, prima di tutto, che la nostra coppia è un trio, composto da Patrizia Cammarota, Marco Mancin e Angelo Grasso, noti ai più come Gli Emo di Zelig. E questa volta presentano al loro pubblico uno show che non vorrebbe limitarsi a ruotare intorno a un’unica attrazione, ma riuscire a far emergere anche ciò che è diverso dalla blasonata performance sulle tre creature stonate che li ha resi celebri. Il processo di appianare il tutto per renderlo un unicum completo passa così attraverso altre gag, che dimostrano cura nella costruzione, ma non la stessa genialità rivelata dagli Emo. Anche la struttura dello spettacolo, diviso in due tempi – di cui il secondo quasi totalmente dedicato ai tre caratteri meglio riusciti – amplifica l’attesa del pubblico per il numero già noto.

Indubbiamente i Mancio e Stigma hanno qualcosa di differente dagli Emo, anche nel loro repertorio – come, ad esempio, i “poeti blues”, due improbabili lettori che insistono a ritmo di musica sulle loro prime volte, o i volontari della protezione civile a cui nessuno affiderebbe la propria vita – eppure non sembrano investire, né a livello di testo né di espressività, la medesima energia. In più, la loro principale attrazione si sorregge su una struttura che ha bisogno necessariamente di una spalla, come Bisio aveva già dimostrato nell’ultima stagione tv, qualcuno che li interroghi e li stimoli, altrimenti la loro performance risulta mutilata. Sul palco di Zelig Cabaret questa funzione è stata assolta brillantemente da Daniele Ceva, a cui va una menzione particolare per le doti di presentatore, di intrattenitore e anche di comico singolo che, in fondo in fondo, lo ergono a protagonista della serata.

Il desiderio del pubblico di assistere allo spettacolo dal vivo di uno o più artisti è spesso un atto di fiducia nelle capacità e potenzialità degli stessi, al di là dell’esibizione televisiva. I Mancio e Stigma, al contrario, rischiano di limitarsi a rimanere gli Emo, il che – visto il talento e la gavetta che i tre comici hanno fatto nella loro ormai decennale carriera – costituirebbe un peccato. Purtroppo, al momento – così come congegnato – lo spettacolo non possiede una struttura stabile sulla quale i tre riescano a muoversi agevolmente, ma è quasi interamente volto a valorizzare il loro sketch meglio riuscito.

Enzo, Mara e Osvaldo, in altre parole, non devono essere i Mancio e Stigma, bensì il contrario.

Lo spettacolo è andato in scena:
Zelig Cabaret
viale Monza, 147 – Milano
giovedì 29 e venerdì 30 settembre
La nostra coppia è un trio
con i Mancio e Stigma e la partecipazione di Daniele Ceva

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