Del cuore e della mente

Al Tor Bella Monaca, La parola che non sta in bocca di e con Duccio Camerini.

In scena un uomo e una donna parlano, litigano, si avvicinano, allontanano, si separano, riconciliano, mentre incarnano le mutevoli forme dell’amore, ora passione, ora affetto, ora inganno, ora colpa e rabbia durante l’intero spettacolo. Il loro movimento tra le vecchie poltrone di legno come quelle delle sale cinematografiche o teatrali d’un tempo – unico elemento scenografico – scandisce il ritmo dell’interpretazione dei molteplici personaggi tra i quali, a tratti, è facile perdersi.

Immediatamente, le coordinate spazio-temporali si dissolvono: una insegnante riceve un genitore per informarlo del rendimento scolastico del figlio, quando inaspettatamente il nesso logico della conversazione scivola verso l’attrazione sessuale di lui per lei e il desiderio di carriera di lei grazie a lui. Parlano, ma forse non comunicano. Il tentativo di appagare ognuno il proprio bisogno di riconoscimento, d’amore per sé e forse per l’altro, disegna il complesso mosaico fatto di tasselli di vite frammentate che, nella casualità dell’incontro uomo-donna, trovano una transitoria conciliazione dei destini.

Il pubblico in sala viene poi traghettato, tra sarcasmo, ironia e grottesco, fino nell’oltretomba lungo le acque dell’Acheronte per incontrare personaggi come il Dottor Stige e Proserpina; grazie all’intervento di un’Agenzia di Recupero Affetti esce dall’Ade attraverso la vetta del vulcano Stromboli. Successivamente si imbatte con un Pupo Siciliano Orlando, poi con una donna rabbiosa travolta dai poliamori (amori multipli), con i fratelli amanti e con l’attrice Marinella e il signor Giovanni.

Le varie coppie di personaggi vivi, morti, immaginati, sognati, desiderati, respinti e sempre interpretati dagli unici attori in scena, Duccio Camerini – interprete, autore e regista dello spettacolo – e Francesca Sgheri, continuano ad aggirarsi tra le poltrone di legno, vuote. Essi stessi sono interpreti e pubblico della rappresentazione assurda dell’esistenza umana che si delinea zigzagando in un contorto psicodramma, in cui personaggi entrano e escono dalle loro vite o dalle vite altrui, sperimentano e parlano con le diverse parti di sé, attraverso innumerevoli riferimenti culturali e con passaggi forse un po’ troppo audaci e non sempre facilmente apprezzabili.

Le parole dette, gridate, o solo percepibili, tessono la trama di una storia sperimentata in modo surreale sul palcoscenico-vita. I dialoghi, che a volte sembrano monologhi sovrapposti, vivono nel panta rei di incontri umani, persi tra l’essere e il non essere dell’amore, parola desiderata, ascoltata e percepita ma non pronunciata e spesso smarrita nel disamore.

Amore è davvero la parola cui ricondurre l’essenza dei rapporti?

Restano altri interrogativi: il pensiero dell’amore crea la realtà dei sentimenti? Le parole creano un legame tra due persone o il legame crea la parola amore? Nell’impegnativo incontro tra i vari personaggi sembra di dovere lottare con loro per scegliere tra libertà e amore, tra felicità e disamore, tra illusione e delusione. Ogni quesito resta aperto.

Lo spettacolo è andato in scena al
Teatro Tor Bella Monaca

Via Bruno Cirino, Roma
dal giovedì 19 al sabato 21 marzo ore 21.00
e la domenica 22 marzo ore 17.30

La parola che non sta in bocca
di Duccio Camerini
regia Duccio Camerini
con Francesca Sgheri e Duccio Camerini
con l’apporto auditivo di Alchimusika
comandi ramificati Livia Caputo
prima lettura di Maria Vittoria Pellecchia
logistiche diffuse di Andrea Scappa
con la collaborazione del teatro Vicolo Primo di Poggio Moiano
presentato da La casa dei racconti

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