Diario di guerra

Al Teatro Argot Studio è in scena La Paura. Per la prima volta a Roma, il racconto di Federico De Roberto prende vita grazie all’adattamento e alla regia di Francesco Bonomo e alla straordinaria interpretazione di Daniel Dwerryhouse. In scena fino al 20 maggio.

«Chi è di turno?», «Che cos’è il comando? Comandare significa saper comandare, comandare significa… il diritto assoluto all’altrui obbedienza». Parole forti, dure. A cento anni dall’inizio del primo conflitto mondiale, va in scena all’Argot di Roma, uno spettacolo straordinario che fa rivivere le paure di tanti uomini semplici, che hanno obbedito a un ordine sbagliato. Soldati chiamati alla morte. Nomi che «fanno eco tra chi si nega tra la neve e la paura» e pensare che «avevano parlato della guerra in montagna come di un riposo privilegiato», ma per quel plotone di soldati guidati dal Tenente Alfani e dislocati sul Forte del Corbin, non c’è privilegio. «Il soldato è esposto, deve avanzare carponi, strisciare fino a una radice di parapetto a cinquecento metri in linea d’aria dalla linea nemica».

È Daniel Dwerryhouse a dar voce in modo eccellente al Tenente Alfani e a tutti quei soldati che hanno perso la vita lì, in alta montagna, lì su quella piazzola rimasta scoperta. Un racconto lucido e impressionante, narrato con passione, trasporto e sudore, all’interno di uno spazio neutro, bianco in cui si aprono brandine e sacchi anch’essi bianchi.
Sullo sfondo, proiettate, le immagini della montagna, che rendono ancor più vivo quel racconto di guerra, che ha lasciato ferite nell’anima rimaste ancora aperte. Un cecchino nemico, definito «uno scarafaggio nascosto dentro un buco» è appostato come tiratore scelto per uccidere uno a uno quei soldati, quelli che sono di turno. Un meccanismo ingiusto quello della turnazione che «inizia a generare dubbi sulla giustezza degli ordini, fino ad incepparsi del tutto quando alla piazzola avanzata deve andare il soldato Morana, colui che fregiato da un nastrino azzurro per una medaglia di bronzo guadagnatasi in Libia e soprannominato l’eroe risponde: Signor tenente, io non ci vado».

Le luci e gli effetti sonori enfatizzano la vicenda che lo spettatore vive con trasporto; si ha l’impressione di sentire realmente quel freddo nelle ossa, di udire quegli spari nemici nelle orecchie e soprattutto si vive La paura, quella che dà il titolo al testo di Federico De Roberto, pubblicato per la prima volta nel 1921 e ora adattato e diretto in modo ineccepibile da Francesco Bonomo.

«I soldati dipinti da De Roberto ed evocati nello spettacolo da Alfani sono stati ampliati per dare spazio a dei momenti di vera e propria testimonianza per mezzo di lettere originali spedite dal fronte della Prima Guerra Mondiale». Ecco così che La paura e la bravura si uniscono e vanno in scena fino al 20 maggio, ma ci sono racconti, storie vissute realmente e spettacoli, come questo, che non terminano mai, perché pur raccontando la morte, in realtà esaltano la vita e quel coraggio insito in essa, esempio per tante generazioni.

Lo spettacolo continua:
Teatro Argot Studio

via Natale del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 20 maggio
orari: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 17.30
(durata 1 h senza intervallo)
Teatro Stabile di Sardegna, Goldenart Production presentano
in collaborazione con La Casa Delle Storie e Rialto Santabrogio

La Paura
dal racconto di Federico De Roberto
regia e adattamento Francesco Bonomo
con Daniel Dwerryhouse
costumi Andrea Viotti
video Alessandro Gianvenuti-Studio Lord Z
disegno luci Giuseppe Filipponio
sonorizzazione Massimiliano Bonomo
aiuto regia Giorgia Salari
consulente letterario Franco Marzocchi
ufficio stampa Maya Amenduni

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