Lettera di un… attore

teatro-belli-romaUna fanciulla e un interprete, due “sconosciuti” protagonisti di un’unica tragedia amorosa firmata Marco Maltauro.

Vienna, inverno 1920. Un noto scrittore si trasferisce sullo stesso pianerottolo di una tredicenne orfana di padre e sognatrice. Uno sguardo e lei sprofonda per sempre nel suo destino come in un abisso. Questo l’incipit di uno spettacolo teatrale che ha la presunzione di intitolarsi La più grande storia d’amore mai raccontata. Dei due protagonisti, del palazzo austriaco non c’è nulla, solo buio e fumo; ma un attore talentuosissimo è tutto. Cristian Giammarini interpreta esemplarmente e con estrema inquietudine il testo diretto da Marco Maltauro nell’ambito del progetto Officina Concordia. Tratto dal racconto del ’22 Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig, il monologo è in scena fino al 1° giugno al Teatro Belli in Trastevere.
Giammarini sul piccolo palco è solo come è sola nel suo amore la protagonista del libro, porta sul viso il pallore di lei e dei tanti ruoli che interpreta. Resta una luce proiettata sul volto, a disegnare i tratti e cambiargli identità. Ma non è semplicemente un attore che dà corpo ai personaggi nati dalla penna di Zweig, è principalmente un attore. Un mimo che racconta la sofferenza di aver recitato per anni nel dramma in questione, in cui si è ritrovato a ricoprire una parte marginale e che quasi con disgusto ripensa a quella storia. Storia di un amore unilaterale, totalizzante, ossessivo, struggente, tale da risultare incomprensibile. O almeno fino a quando resta sul palcoscenico oppure appartiene ad altri, ma non quando è vissuto sulla propria pelle. Perché in chiusura finzione e realtà, personaggio e attore si confondono, fondendosi nello sconforto di un “non mi ha riconosciuto!” Nel passaggio da una donna a un uomo l’amore non ricambiato scopre la stessa faccia. Eh sì, perché la comparsa si svela irrimediabilmente innamorata dall’attrice-protagonista che mai si è accorta di lui e che ama, a sua volta non corrisposta, il partner sulla scena, in un intreccio da tragedia esasperato.
90 minuti su un sentimento confessato solo in fin di vita tramite lettera, che pensava di bastare, tanto era grande da un’unica parte, che porta all’umiliazione, ma non tocca completamente la commozione perché ha in sé la follia. Alludendo a Lindsey Kemp di Flowers, nel finale si spicca il volo di un delirio che si piega su se stesso sulle note dell’Ave verum di Mozart.
«Al pubblico decidere se amare così è da pazzi» ha commentato il regista. Intanto si applaude a un bravo attore.

Lo spettacolo continua:
Teatro Belli
piazza Sant’Apollonia, 11/A – Roma
fino a domenica 1° giugno, ore 21.00

Officina Concordia e a.Artisti Associati Gorizia presentano
La più grande storia d’amore mai raccontata
da Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig
regia Marco Maltauro
con Cristian Giammarini
costumi Gisa Rinaldi
musiche Stefano Switala
assistente alla regia Alice Avalente Visco

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