Curare le rovine. Rinascere col canto

Dal canto ai racconti degli aedi, dalla declamazione d’artista agli spazi che vibrano di vita silenziosa. A Modena Ovest, Periferico Festival palpita di poesia.

Modena 1953, campagna poco fuori dalla città, zona Ovest. Viene costruito per scelta dell’amministrazione comunale un villaggio artigiano, il primo in Italia. Il tipico modello del casolare agricolo, in cui casa e spazio del lavoro convivono, ispira la conformazione del nuovo quartiere, nel quale all’abitazione si accompagna il capannone artigianale. Per rispondere alla crisi degli anni 50 si sceglie l’ideale di un artigianato a metà strada fra saper fare manuale e impresa, prendendosi cura anche dei legami comunitari.
Negli anni di difficoltà, la crisi erode il quartiere, che lentamente si spopola e vive oggi uno stato di declino. Diversi i piani per rilanciarlo, fra i quali un misterioso progetto per trasformarlo in un polo creativo – per pubblicitari, artisti e affini – mai attuato.
Negli ultimi anni il Comune lancia un bando per l’occupazione di uno spazio, vinto dall’associazione Amigdala e Archivio Architetto Cesare Leonardi. Nasce Ovest Lab. L’obiettivo è quello di trasformarlo in uno spazio di rigenerazione urbana per il quartiere, attraverso la creatività, l’arte, la cultura. In poco tempo le attività, quasi quotidiane, ne fanno un vero punto di riferimento.

È così che Amigdala, a partire dal 2016, dopo aver esplorato diverse zone problematiche di Modena e averle popolate di arte e persone, sposta il suo Periferico Festival, fino a quel momento itinerante, proprio nel Villaggio Artigiano. Anche quest’anno, giunto alla sua decima edizione, lo troviamo qui a Modena Ovest, con quartier generale a Ovest Lab.

Del Festival colpiscono soprattutto alcune peculiarità: l’impegno allo stesso tempo artistico, sociale e politico – senza clamore, ma efficace, tenace e determinato. La coesione, i legami, la collaborazione fra ideatori, artisti e abitanti. Una vera comunità di intenti che, come si legge nella presentazione stessa del Festival, non teme i conflitti e le discussioni del vivere quotidiano. Approccio che trova pieno riscontro nell’aria che si respira a Ovest Lab. Non c’è quel sentore di ipocrisia, quella sottile tensione sotterranea del non detto che, a volte, aleggia nelle comunità. Incredibile per occhi estranei: si ha vera collaborazione e intesa, stima e fiducia.

C’è poi un sentire, che semplicisticamente possiamo provare a indicare con la parola amore, ovvero quel sentimento indefinibile che si nutre per i propri luoghi e/o le proprie ricerche, in quella sorta di vocazione serena, che si può leggere nello sguardo e nel modo di parlare di coloro che incontriamo, da Fabio Po, fabbro dell’officina di Doppelkonzert ai Polisonum stessi, o ai due promotori di F.O.N.D.E.R.I.A., l’artista Isabella Bordoni ed Emanuele de Donno di VIAINDUSTIRAE.

Colpisce la poesia che emana da alcuni spazi ospitanti le opere e le installazioni. Spazi pieni di polvere, di oggetti abbandonati, macchinari dismessi eppure vivi, anche se stanchi, sbirciano sottecchi chi interrompe il loro sonno, animati da una vita silenziosa, ancora palpitante seppur delicata e sommessa, stimolata e risvegliata dalle opere che li abitano.

Colpisce la qualità della proposta artistica, del dibattito e delle presenze: a Periferico 2018 è possibile incontrare Jack Hirschmann, e confrontarsi con le opere di Bordoni o di Polisonum, con l’orchestra sperimentale di Rocher o con la ricerca vocale di Chiara Guidi.

Tutto ciò – bellezza, impegno, poesia – si scontrano con lo stato di degrado generale del quartiere, col caldo, col cemento e con gli oggetti da buttare, con gli scarti e rifiuti di una società. Il problema della rigenerazione urbana fermenta insieme all’arte e alla ricerca, sollevando problematiche, riflessioni, ma anche proposte concrete e azioni.

Arriviamo a Periferico nel pomeriggio di sabato 26, a metà della seconda giornata, giusto in tempo per assistere a Costruire è facile di Batignani /Faloppa, esperimento di collaborazione pratica con il pubblico e riflessione sull’attività manuale, con le sue contraddizioni e i suoi problemi. «Osiamo riparare oggetti, sentimenti, persone», si legge su un cartello provocatorio, ai lati dello spazio d’azione: polemica contro la logica del consumo sconsiderato in cui cose e persone hanno senso e vita nel limitato periodo del loro uso (e tenendo conto di uno tra i paradossi del nostro tempo, ossia il ritenere che le persone possano essere riparate come accade con gli oggetti).

Alle 18, presso la grande massicciata dismessa, ci attende Iliade nei canti degli aedi di Čaika Teatro. Per raccontare l’Iliade si parte da lontano, dalle Parche che filano il destino degli umani. E con una figura che si fa materia, con una plasticità e fisicità che dimostra ulteriormente tutto il potere e la pregnanza delle immagini della visione greca, il filo delle Parche è tagliato, viene narrato il morire, e si finisce per brindare tutti insieme con l’elisir del fiume Lete, così da dimenticare (perché è dal dimenticare le colpe che nasce la pace). Ne nasce una strana versione di aperitivo rituale e simbolico, a dimostrazione ulteriore della potenza delle immagini antiche, la loro complessità, l’apertura dei significati.
Segue poi il racconto appassionante delle vicende che conducono alla guerra di Troia, fino alla conclusione inaspettata, quando i cantori escono di scena abbandonando un pubblico attonito. Niente cavallo, niente fine di Troia, ci si ferma all’ira di Achille. Sebbene la storia del cavallo appartenga all’Eneide più che all’Iliade, senza dubbio si rimane in attesa di un finale che non c’è. La semplice uscita degli Aedi non soddisfa le attese del pubblico.

Alle ore 19, il concerto estemporaneo di Orchestra da Campo di Christophe Rocher, jazzista francese, che nei giorni di permanenza a Modena, nel tempo di un breve laboratorio (una settimana), ha invitato un gruppo di persone a impugnare uno strumento e a suonarlo, nel senso di fare rumore con esso. Un invito a chi da sempre desiderava produrre suoni, ma non osava farlo.
La musica che ne scaturisce è una sinfonia di rumori, messi in relazione gli uni con gli altri, con le dinamiche del gruppo, il solo, l’insieme, con crescendi e diminuendi. Nel confrontarsi con questa iniziativa tante domande affollano la mente: la musica è, in definitiva, il riappropriarsi del suono? Che cos’è un suono musicale? C’è forse un suono che ha più dignità tanto da diventare musica rispetto ad altri?
Senza dubbio si ha occasione di prendere coscienza di quanto siamo smarriti nel grande territorio della tradizione e della cultura e in ciò che ci si aspetta.

Approfittando degli spazi fluidi del Festival intercettiamo l’artista, a fine serata, mentre cerca di addentare il suo dolce, per chiedergli di che musica si tratti, quella ascoltata, e quale sia l’intento: «principalmente un incontro» risponde. «È curioso», prosegue Rocher: «che le persone spesso abbiano bisogno di trovare la parola giusta per definire quello che stanno ascoltando. Trovata la parola è come se tutto si sistemasse e trovasse il suo senso».

La serata di sabato prosegue con il reading-incontro Volevo che voi lo sapeste. Grazie alla collaborazione con la Casa della Poesia di Baronissi arriva a Periferico, Jack Hirschmann. Poeta dell’opposizione alla guerra statunitense in Vietnam e all’Imperialismo americano, ma soprattutto poeta della semplicità meravigliosa e cruda, della bellezza, della vita, così come si legge nei versi di Path e Happyness. Un grande maestro di vita.

A mezzanotte circa si parte con l’ultimo evento del sabato nonché primo della domenica, il primo studio di Elementare di Amigdala: una nottata in canto, con performer che alternano armonie corali e lettura di poesie, spettatori in ascolto, che condividono il rituale, in attesa dell’alba (potendosi concedere anche un po’ di riposo).
Esplorazione sul trovare ristoro, riparo e accoglienza nella vicinanza dell’altro e nel potere del canto.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Periferico Festival:
Modena Ovest
varie Location

sabato 26 maggio, ore 17.00
BATIGNANI/FALOPPA presentano:
Costruire e facile
spettacolo

ore 18.00
CAJKA TEATRO presenta:
Iliade nei canti degli aedi
racconto itinerante

ore 19.30
CHRISTOPHE ROCHER in:
Orchestra da campo
concerto-spettacolo

ore 21.00
JACK HIRSCHMANN in:
Volevo che voi lo sapeste
reading-incontro

dalle 23.00 alle 06.00
AMIGDALA presenta:
Elementare
performance musicale della durata di una notte

Ph: Roberto Brancolini

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