La disperazione cambia lingua ma ha sempre lo stesso volto

Dopo La nebbiosa di Pasolini e I Ragazzi del massacro di Scerbanenco, Paolo Trotti continua il suo percorso in cui racconta Milano, questa volta attraverso Testori e Visconti, inserendo una ulteriore dose di attualità ad autori già di per sé immortali.

Una donna si dondola su un’altalena: ha un aspetto angelico e puro ma il suo sorriso lascia intendere che sia decisamente poco ingenua e immacolata; dietro di lei, una struttura che ricorda le vele rovinate di una barca alla deriva. Scopriremo solo più avanti che quelle appese sono le magliette di operai morti sul posto di lavoro, appoggiate su delle travi a formare un mausoleo della disperazione.

La donna che si dondola sull’altalena è Nadia, la prostituta protagonista delle tristi vicende di Rocco e i suoi fratelli, il film di visconti a cui Paolo Trotti attinge per la base di questo spettacolo in cui racconta (riprendendo molte suggestioni anche dalle vicende testoriane de Il ponte della Ghisolfa e La Gilda del Mac Mahon) storie di poveri cristi che lottano per sopravvivere: vivono nella periferia, s’incontrano nei bar, frequentano le palestre coltivando la speranza di diventare campioni di pugilato e s’innamorano delle donne sbagliate.

Lo spettacolo ovviamente non è un copia-incolla della sceneggiatura del film di Visconti ma è stato creato in maniera corale insieme agli attori, anche grazie a momenti d’improvvisazione e, soprattutto, grazie a rielaborazioni del testo che dall’anno scorso (quando lo spettacolo avrebbe dovuto debuttare al Franco Parenti ma poi è saltato a causa di problemi tecnici) ne hanno arricchito e modificato la messa in scena. Il contributo degli attori si vede nella sincerità con la quale indossano i personaggi, nella naturalezza che li guida nel gestire anche le scene più faticose o fisiche, nel talento ed estrema bravura con cui cambiano in poco tempo ritmo, emozioni e postura per gestire i passaggi più delicati ma anche i più drammatici, senza mai eccessi o isterismi come spesso se ne vedono a teatro.

I vari quadri nei quali è diviso La purezza e il compromesso hanno sempre come fil rouge la dimensione del ring, costantemente richiamata dai piatti che si trovano ai bordi del palco e che suonano per designare un nuovo scontro. A scandire in maniera interessante alcuni momenti c’è anche una voce fuori campo che descrive, quasi come fossero didascalie originali della sceneggiatura di Rocco e i suoi fratelli, dettagli di alcune inquadrature del film di Visconti: queste didascalie prendono vita sul palco con una potenza icastica notevole. Tematiche scottanti e attuali – dal femminicidio all’immigrazione clandestina – prendono vita attraverso scene cariche di simbolicità come il momento in cui la madre rimprovera il figlio di non prendersi cura della famiglia o il finale in cui Rocco, Simone e Nadia sono accasciati uno vicino all’altro, appoggiati alla struttura “nave dei disperati/mausoleo della disperazione”: in questi due quadri, la postura e l’intreccio dei corpi hanno un potere evocativo che richiama alla mente la Deposizione Borghese di Raffaello, la Pietà di Michelangelo o La zattera della Medusa di Gericault: tutte immagini in cui la disperazione può cambiare epoca, luogo e accento ma ha sempre, inesorabilmente, lo stesso volto.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo 14
Dal 4 al 9 febbraio

La purezza e il compromesso
scrittura scenica e regia Paolo Trotti
con Stefano Annoni, Michele Costabile, Diego Paul Galtieri e Margherita Varricchio
aiuto regia Fiammetta Perugi
scene e costumi Francesca Biffi
luci Gabriele Santi
responsabile di produzione Simona Migliori
produzione Teatro Linguaggicreativi
con il sostegno del Centro Residenza della Toscana (Armunia Castiglionecello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

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