La Salomè, l’amore che danza, al Teatro alle Colonne, fa rivivere il mito di Valentina.

Fortemente sensuale e fragilmente insensibile, capace di vivere senza amore finché non sa cos’è e incapace di farne a meno una volta conosciuto. Questa è Salomè, anacronistica messa in scena della compagnia ScheriANIMAndelli al Teatro alle Colonne. Chiaramente ispirata alla Valentina di Crepax – non solo perché le scenografie sono di Caterina Crepax o perché sul fondale i ritratti che passano ci ricordano la protagonista del famoso fumetto. Il paragone è molto più intimo, nonostante l’abisso temporale che passa tra le due figure femminili accomunate dalla sensualità, l’emancipazione e la forza tipica delle donne.

Tre personaggi girano intorno a Salomè: un silenzioso Jokanaan – che parla attraverso le note struggenti e urlanti di un pianoforte; Erode – un patrigno dominato dall’attrazione verso la giovane, vittima di se stesso e delle persone che crede sue; e Erodiade – la madre: figura di donna sottomessa più a un sistema che a un uomo che, nella figlia, vede tutto ciò che lei non potrà mai più essere.

Salomé è la speranza: tutti pensano di possederla ma lei non appartiene nemmeno a se stessa, bensì al destino che, già scritto, finge di disegnare lei stessa attraverso le sue mani.

Elemento forte della rappresentazione è il contrasto tra il profilo psicologico delle due donne in scena, da una parte la giovane – ribelle, speranzosa, che sa ancora guardare il cielo immaginando di trovare una risposta ai propri interrogativi: <<La luna. Riesco a dimenticarmi di ogni cosa quando guardo la luna. La luna. Niente di più bello>>. Dall’altra, Erodiade – arresa e immobile, che cerca le risposte in un bicchiere di vino: l’unico amico che vede la sua vera essenza senza pretendere nulla da lei.

La danza diventa un linguaggio, e ci parla di passione, struggimento, sesso, odio, orgoglio e dolore. Sensazioni perfettamente amalgamate che ci vengono restituite, una a una, a ogni passo. Emozioni che girano intorno all’amore: elemento centrale dello spettacolo – il sentimento che può costruire e, allo stesso tempo, è in grado di distruggere.

Da non sottovalutare anche gli elementi di scena: sculture nate dalla creatività di Caterina Crepax, che interagiscono nel loro mutismo con i personaggi. Sono presenti e lo si sente, nonostante comunichino una freddezza e un distacco raggelanti. Un insieme di oggetti immobili nel tempo, fermi alla loro condizione di essere oggetto. Fatti di carta – materiale che brucia, vola via in un soffio, si accartoccia, non si può bagnare, si strappa eppure può ferire: simboli di una condizione di stasi e di quella sottile linea di demarcazione, in equilibrio tra la fragilità e la forza, proprio come la protagonista.

A fine spettacolo gli spettatori, invitati sul palco, hanno potuto guardare da vicino queste piccole opere d’arte e il teatro si è così trasformato in un museo, promuovendo l’interazione con il pubblico e l’interazione tra arti diverse.

Lo spettacolo continua:
Teatro alle Colonne
corso di Porta Ticinese, 45 – Milano
fino a domenica 13 marzo
orari: venerdì e sabato ore 20.45 – domenica ore 16.00

La Salomè – L’amore che danza
dipinto da Guido Crepax
scene e costumi Caterina Crepax
drammaturgia e regia Paolo Scheriani
compagnia scheriANIMAndelli: Nicoletta Mandelli, Camilla Maffezzoli, Paolo Scheriani e Luca Palmieri
assistente regista Rachele Porto
audio e luci Claudia Cimarelli
performing video Luca Lisci

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