Il pasto degli schiavi – Ammazzali – Miasmi

Giunge alla quarta edizione il Roma Fringe Festival, l’evento estivo della capitale che offre al pubblico romano e non un incontro lungo un mese con il teatro indipendente di qualità.

Edizione di grandi novità, in primis per la spettacolare location di Castel Sant’Angelo, anche se, in attesa del RomaExpo del 6 giugno, in termini di attrattive extra per il pubblico dal Fringe ci si aspetta decisamente di più.
Fringe che, con il suo tocco di affascinante meta-teatro, permette di cogliere aspetti solitamente nascosti del lavoro collettivo di ogni rappresentazione, con i tecnici impegnati nelle ultime prove del disegno luci, gli attori che rivedono le posizioni sul palco e i registi preoccupati che tutto sia al giusto posto.

Il 1 giugno, tra gli spettacoli in scena, abbiamo assistito a Il pasto degli schiavi, Ammazzali e Miasmi. Gli spettacoli, molto differenti tra loro, hanno però mostrato un filo conduttore che ne permetterà una lettura generale in grado di far emergere i punti focali comuni.

Il pasto degli schiavi, per la regia di Valentina Conti e Simone Fraschetti, è la storia di un uomo, un tempo influente e autorevole, rinchiuso in una gabbia con quattro donne schiave; queste incarnano alcune tipologie di donna: la “cagna”, madre e compagna tradita, la “serpe”, vile e senza scrupoli, la “scimmia”, curiosa e dispettosa, e infine la “colomba”, angelica e indulgente. Una critica, in certi casi sin troppo palese, alla società patriarcale che, attraverso una mimica grottesca e un linguaggio colorito, tenta di far emergere i meccanismi perversi del rapporto servo-padrone. L’equilibrio sadico è destinato a degenerare in catastrofe, scivolando in un finale, scontato, che vede la rivincita degli schiavi sul proprio padrone.

Ammazzali, diretto da Antonello De Rosa, è la messa in scena del racconto di tre fratelli macchiati dalla colpa di aver ucciso i propri genitori, che, a parer loro, li “privavano della vita”. Per esorcizzare questi delitti efferati, a turno i protagonisti, richiamando un ideale parallelismo con Psycho di Hitchcock, prenderanno le vesti del padre e della madre, creando una messa in scena nella messa in scena che funge da vera e propria catarsi: i ragazzi affrontati i genitori da loro stessi interpretati, potranno gettareo loro addosso tutte quelle colpe che li avevano resi inetti e disagiati.

Miasmi, interpretato e diretto da Ludovica Sistopaoli, si presenta come uno spettacolo adatto a un pubblico di tutte le età, sia per la linearità della trama che per il divertente e funzionale escamotage di disegnare sul proprio corpo tutti i personaggi della storia. La protagonista è una ragazza di nome Salamè, derisa a scuola dai  compagni perché accusata di emanare un cattivo odore (ecco una prima spiegazione al titolo). Né i genitori, assenti e superficiali, né la maestra, algida e dispotica, riescono a cogliere il suo disagio, costringendola così a farsi giustizia da sola.

Tutti e tre gli spettacoli seguono, seppure in maniera differente, lo stesso filo conduttore: individui sottoposti a figure autoritarie tentano di ribellarsi a esse, mossi non da una volontà di giustizia ma dal desiderio di occupare il loro posto e divenire a propria volta “le api regine”. Nel primo spettacolo questa conclusione appare forzata e meccanica, a causa di un mancato approfondimento dei personaggi, che lascia lo spettatore piuttosto estraniato e con troppi interrogativi relativi alla forma, più che al contenuto, di per sé tendente al didascalico. Ammazzali, invece, parte da un conflitto genitoriale apparentemente risolto, perché il parricidio è già stato commesso; ma è attraverso un perverso gioco di ruoli che i ragazzi si condannano a rivivere in eterno quelle stesse dinamiche casalinghe che li soffocavano, finendo per goderne e non riuscire a farne a meno, incastrati in un complesso edipico mai risolto. Miasmi, a sua volta, affronta il disagio di una bambina non accettata dal mondo che la circonda; come negli altri spettacoli, l’unica soluzione alla sottomissione è un atto di violenza esemplare, che possa risollevare la sua immagine: uccidere il compagno di classe con gli occhiali (non a caso il bersaglio è un altro potenziale soccombente). La Sistopaoli, con l’aiuto della sua eroina malvagia e divertente, sferra un duro attacco alla società conformista: dalla madre che tenta di mascherare l’omologazione in uguaglianza, alla maestra che riduce la memoria storica a mero esercizio mnemonico (pungenti le battute su Auschwitz). Ecco, quindi, la possibile seconda lettura del titolo: il fetore non proviene da Salamè, bensì sono gli altri a “infettare” l’aria con il miasma delle loro ipocrisie e del loro perbenismo.

Spettacoli che, dunque, hanno lasciato nel complesso piacevolmente sorpresi, regalando spunti di riflessione interessanti su una società contemporanea che, sempre più spesso, è scenario delle dinamiche portate sul palco da questi artisti.

Gli spettacoli sono andati in scena:
Roma Fringe Festival 2015 – IV EDIZIONE
Castel Sant’Angelo, Roma
30 maggio – 5 luglio

1 giugno, h. 20,30 Palco A
Il pasto degli schiavi
di Adriano Marenco con squarci di Alessandra Caputo
regia Valentina Conti, Simone Fraschetti
con Pamela Adinolfi, Francesca Di Vincenzo, Simone Fraschetti, Barbara Greco, Chiara Pavoni
coreografia Pamela Adinolfi, Barbara Greco
costumi Lisa Rosamilia

1 giugno, h. 22,00 Palco C
Ammazzali
da J. Triana
di Antonello De Rosa
con Alessandro Tedesco, Cesare D’Arco, Victor Stasi
musica Nicola Ferrentino

1 giugno, h. 23,30 Palco C
Miasmi
di Ludovica Sistopaoli
regia Ludovica Sistopaoli
con Ludovica Sistopaoli
musica Francesco Leineri
costumi Anna Maria Curreli
scenografia Anastasia Barasheva
grafica Michela Rossi

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