Un’indimenticabile ribellione

teatro-verdi-milanoAl teatro Verdi di Milano, l’originale Marta Cuscunà fa riemergere una pagina della storia friulana tenuta nascosta per troppo tempo.

Dopo il successo di È bello vivere liberi, prosegue il progetto di Marta Cuscunà sulle Resistenze femminili in Italia con La semplicità ingannata, spettacolo recentemente vincitore del Premio Last Seen 2012 – come Miglior Spettacolo dell’anno.

Se nel primo, il periodo storico era quello della Liberazione, in questo caso si va ancora più indietro nel tempo risalendo fino al Cinquecento, all’epoca dell’Inquisizione cattolica. L’attrice – presentandosi in scena vestita in abito nuziale – traccia una veloce panoramica sulle possibilità che avevano le donne in quel periodo, mostrando come per i nobili genitori avere una figlia femmina rappresentasse un serio problema economico e una sicura perdita di parte del patrimonio. Per ovviare a questa difficoltà la soluzione migliore era, quindi, avviare le bambine alla vita monastica – come raccontato bene dalla Monaca di Monza di manzoniana memoria. È quanto avviene anche nel monastero di Santa Chiara a Udine dove, tuttavia, le clarisse intraprendono una forma di resistenza culturale alle imposizioni nobiliari ed ecclesiastiche, creando un ambiente estremamente ricco di esperienze intellettuali clandestine.

La brava Marta Cuscunà tratta la vicenda con estrema ironia sia nei lunghi e veloci – talvolta anche troppo veloci – monologhi in cui è narratrice allegra, delicata e sempre sorridente, sia nelle scene in cui muove a dà voce magistralmente ai pupazzi di scena che rappresentano il gruppo di monache del monastero friulano – indimenticabile, a proposito, la scena finale del processo intentato loro dal vicario ecclesiastico.

La recitazione è ricca di trovate originali: echi di canti religiosi, marcia nuziale in stile rock, note tragiche, l’Aria sulla IV corda di Bach (diventata celebre come sigla di Superquark), una sorta di spot pubblicitario promotore della vita monastica per le bambine, e addirittura una fresca imitazione della parlata argentina del neoletto pontefice Bergoglio, dove Cuscunà mostra estrema attenzione all’attualità.

L’illuminazione segue in parallelo l’intraprendenza dell’interprete, giocando sui contrasti tra colori chiari e scuri e tra luci piene e basse, senza mai scavalcare, tuttavia, la recitazione stessa e limitandosi a un ruolo di accompagnamento. Cuscunà intende attirare l’attenzione su di sé e i suoi pupazzi in diversi modi, così da far riflettere sul delicato tema della condizione delle monache (e delle donne in generale) e sulla possibilità di reagire a una realtà imposta – e ingiusta. Sempre, però, con un tocco di spensieratezza e divertimento.

«Con questo nuovo progetto teatrale», afferma la protagonista e regista: «Vorrei dare voce alle testimonianze di alcune giovani donne che, in quel periodo, lottarono contro le convenzioni sociali, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti dei dogmi della cultura maschile». Una storia di ribellione al femminile e di rifiuto alla sottomissione. La loro vittoria contro il vicario e le strutture ecclesiastiche sarà, tuttavia, solo parziale. Dopo qualche anno, infatti, il gruppo di suore – la cui forza e importanza dipendeva soprattutto dalla loro compattezza – sarà smembrato e alle singole monache sarà esplicitamente richiesto di tornare a essere: «Umili e docili pecorelle» e ad «abbassare la testa».

Successivamente, si cercherà di far sparire ogni traccia e tutte le testimonianze relative al tentativo di autodeterminazione delle clarisse di Udine, in modo da cancellare dalla memoria e dalla storia uno spinoso caso di ribellione al femminile.

Non ci sono riusciti.

Lo spettacolo continua:

Teatro Verdi

via Pastrengo, 16 – Milano

fino a domenica 24 marzo

orari: da mercoledì a sabato, ore 21.00 – giovedì, ore 19.30 – domenica, ore 16.30

 

La semplicità ingannata

Satira per attrici e pupazze sul lusso d’esser donne

liberamente ispirato al saggio Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin

di e con Marta Cuscunà

assistente alla regia Marco Rogante

oggetti di scena Blinda De Vito

Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory

disegno Luci Claudio Parrino

disegno Suono Alessandro Sdrigotti

con il sostegno di Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone

con il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale: Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera. Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d’Autore; L’Attoscuro Teatro – Montescudo di Rimini

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