Parto

Torna Arash Abbasi, e con lui Sanam Naderi, per dar voce ancora una volta alle donne e ribaltare gli stereotipi di genere, di religione e di identità. Ne La signora, terzo spettacolo della rassegna Cuore di Persia, «la figura femminile è la cartina di tornasole di una complessità sociale in cui modernità e tradizione si fondono e confrontano».

Un lenzuolo scuro ricopre il corpo supino di una donna incinta. Sappiamo che è in “dolce attesa” perché dal momento in cui la luce irrora il freddo letto in ferro battuto che completa e racchiude in sé tutta la scenografia, la signora comincia a parlare con lui, il suo bambino (è maschio perché scalcia forte, «proprio come tuo padre»). Nell’immaginario collettivo, un dialogo tra genitrice e nascituro è uno di quei momenti di intimità pura e incontaminata in cui la madre riempie di affetto – e perché no, anche di qualche smanceria – le orecchie della vita che verrà. Ne La signora, però, ciò non accade. Non si parla di culle e di vestitini, ma di somari. D’altronde, una madre surrogata è proprio questo: una bestia da soma che si fa carico (volente) di un peso altrui.

Come se fosse appesa a una corda sempre più tesa con l’aumentare della gravità (semantica e fisica), Sanam Naderi monologa per quaranta minuti con un pubblico uterino costretto a sentire la storia della sua genesi e, man mano che gli strati narrativi vengono svelati, la madre si tira sempre più in giù verso lo strappo finale che la libererà definitivamente da quell’attaccamento ombelicale. Alla deriva sulla sua isola a due piazze, la signora griderà allora sprezzante tutto il proprio sdegno nei confronti di chi, ancora una volta, sta cercando di strapparle dalle mani l’amore e l’onore, due concetti molto simili tra loro in bocca a questa donna bissata, maltrattata e comunque mai piegata.

Al di là di un classico accompagnamento musicale di piano e archi, la pièce, infatti, si poggia completamente sulla voce dell’attrice sola che, a differenza della performance precedente (Padri, madri e figli), non risulta indebolita dalla resa italiana. Con un ruggito animalesco e la nodosità di un nervo pronto a sfibrarsi, il suo verbo si farà sostanza, concretizzando ora una finestra dalla quale buttarsi, ora un parto violento.

Eppure, la forza di questa donna con alle spalle una serie ragguardevole di gestazioni d’appoggio sembra risiedere non tanto nella sua fiera difesa del proprio, inalienabile, diritto ad affittare l’utero (in fin dei conti, Allah promette il paradiso a tutte le madri) quanto nella sua indefessa capacità di amare oltre il tempo e oltre gli spazi socialmente accettati. Trattando un tema caldo tanto in occidente quanto in oriente (medio ed estremo), Abbasi punta un dito alle ipocrisie dogmatizzanti dal giudizio facile e fa dire con estrema naturalezza alla sua devotissima mamma che nella vita l’amore è solo uno, come uno è Dio e, checché se ne dica, l’incarnazione che ha nel grembo è sua, ed è unica.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Cuore di Persia, festival di arte, spettacolo e società dall’Iran contemporaneo:
Teatri di Vita

via Emilia Ponente 485 – Bologna
domenica 3 e lunedì 4 luglio, ore 21.15

La signora
scritto e diretto da Arash Abbasi
interprete Sanam Naderi
produzione Moj Theater

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