Diluvi universali

A chiudere il festival dell’ ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini “Da vicino nessuno è normale“, una porposta tutta africana: pensieri e concetti che diventano immagini dai colori bellissimi e si lasciano condurre docili dalla voce incantatrice di una cantastorie, scanditi dal battito incorruttibile delle percussioni.

È sempre la stessa storia, purtroppo. C’è una casa che è a guardare bene è una capanna, un quartiere che invece è una discarica, una famiglia: la madre, i due figli, i topi. C’è l’acqua che non c’è, lontanissima, ci sono i canti, la disperazione, il coraggio, la persistenza: c’è l’Africa,e lontano l’Occidente, richiamo suadente per figli e topi esausti.

Pietro Florida (regista dello spettacolo nonché direttore artistico del Teatro dell’Argine) sceglie di raccontare questa storia attraverso le voci pulite e i corpi disinvolti di quattro interpreti africani (due senegalesi e due congolesi), dando forma alla drammaturgia del ghanese Nii Oma Hunter. Il risultato? Un variopinto quadro vivente, o piuttosto un arazzo, carico di emozioni e sensazioni incredibilmente concrete e tangibili, un misto di leggende, riflessioni, speranze e sconfitte calato nella calma terribile di una quotidianeità irreversibile, chiusa in circolo vizioso; il tutto intrecciato e tessuto con una modalità originale, unica e vincente, quella del teatro narrato che prende vita, e danzando al lento ritmo ipnotico delle percussioni suonate d
al vivo scorre inesorabile nel suo cerchio infinito.

Presenza necessaria, geniale e bellissima, la scenografia firmata da Gabriele Silva completa l’opera, creando lo spazio ideale, ad un tempo concreto e simbolico, perché la vicenda possa aver luogo e soprattutto rendendo visibili e tangibili concetti altrimenti troppo sottintesi. La madre e i suoi due simpatici, filosofici e tragicamente umani coinquilini, i topi, si muovono in un un mondo senza spigoli fatto di corde, pentole, sabbia e tinozze, oggetti reali scelti con cura, strappati dalla cultura africana per essere ricomposti in una ragionata accozzaglia piena di sorprese, cambiamenti e colpi di scena: candele che si accendono nei posti più impensati, giacche animate, pentole che diventano altalene e cominciano a volteggiare, e tutto gira, gira, gira come il mondo, inarrestabile e perverso come una ruota per criceti, o meglio per topi, o per umani.

Finché la siccità finisce, arriva la stagione delle piogge, e comincia il diluvio, «un diluvio reale e metaforico, che sta sommergendo il mondo» spiega Pietro Florida «rendendolo tutto uguale, facendo scomparire le differenze sotto un unico manto di acqua» Un diluvio in cui la madre, in Africa, è costretta a lottare, sostenuta solo dalla compassione dei due roditori, pioggia che diventa fango, poi mare, forse lo stesso mare in cui i suoi figli, scappati verso l’occidente cavalcando le loro valige, poterebbero naufragare.
Innumerevoli le immagini poetiche, molti gli spunti interessanti, sempre alto il livello generale; l’unico freno al coinvolgimento totale, che impedisce allo spettatore di entrare in completa sintonia con lo spettacolo, è la costruzione dei personaggi, troppo poco reali, poco individui, ridotti a figure simbolo di una realtà enorme e duplicabile all’infinito.

Così, mentre il mondo indifferente non smette di girare, quella gigantesca arca (come ce la descrive il regista) che è l’Africa continua a navigare, proprio come l’Arca di Noè, «che in fondo altro non era che un carcere galleggiante», scrigno di una domanda senza soluzione: è peggio stare rinchiusi nell’arca per salvarsi dal diluvio, o gettarsi nel diluvio per salvarsi dall’arca?

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cucina (Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini)

via Ippocrate, 45 – Milano
all’interno del festival Da Vicino Nessuno è Normale

Prossime date:
28 luglio – Volterra (PI) – Carcere di Volterra (Festival VolterraTeatro)

La stagione delle piogge
una produzione Teatro dell’Argine/ Mosika
con Victorine Mputu Liwoza, Judith Moleko Wambongo. Babakar N’Diaye, Serigne N’Diaye
drammaturgia di Nii Oma Hunter
scene di Gabriele Silva
costumi di Cristina Gamberini
aiuto regia Vincenzo Picone
musiche eseguite dal vivo da Malick Kaire Gueye
direzione attori Mandiaye N’Diaye
regia di Pietro Florida