L’ombra della felicità

Al teatro Stanze Segrete di Roma rivive il mito perverso dello scrittore americano Edgar Allan Poe, omaggiato con un testo che trae ispirazione da alcuni suoi racconti: il confine tra realtà e invenzione, tra salvezza e perdizione, svanisce qui una volta per tutte.

Edgar Allan Poe è un’ombra della letteratura mondiale, una nube nera intangibile che ha dominato i cieli squassati dalla tempesta del gotico. La sua produzione artistica è considerata madre dell’horror e del genere poliziesco (il suo Auguste Dupin è progenitore di Sherlock Holmes ed Hercule Poirot) e la sua stessa vita, colma di mistero e di inspiegabili avvenimenti – morì a quarant’anni per cause ignote, imputabili all’alcolismo o a una forma delirante di pazzia – fu un capolavoro noir che tutt’oggi ispira artisti e scrittori.
Accade questo in La strega di Edgar Allan Poe, in scena al teatro trasteverino Stanze Segrete di Roma fino all’11 novembre: accade che la sua vita si fonda magistralmente con la sua opera, di cui porta le stesse tinte orrorifiche, lo stesso inquietante, cupo malessere. Arianna Di Pietro, autrice del testo, e Annalisa Biancofiore, che ne cura la regia, portano in scena un omaggio convincente e atroce dedicato tanto all’uomo quanto all’artista Poe: traendo spunto da alcuni celebri racconti, ne fondono le trame in un unicum di incredibile coerenza, che vede protagoniste Virginia, moglie giovanissima e cugina dello scrittore, e Ligeia, strega ispiratrice della sua letteratura.
Il risultato è imponente, pur nei minimi spazi in cui si realizza: Cristina Noci (nome celebre del doppiaggio italiano) è una Ligeia spaventosa, che fa sue le azioni immonde narrate in Il gatto nero e Il cuore rivelatore, e intimidisce il pubblico con movenze malefiche e accenti demoniaci. Rivendica per sé il primato nella vita di Poe, l’amore assoluto e totalizzante che li unisce, perché lei “è” lui, scorre nelle sue vene come sangue marcio e nei suoi organi come bile corrosiva. Nessuno può intromettersi in questo legame esclusivo, men che mai una fanciulla dalla pelle diafana e dalla prudenza esasperante, che non ha mai osato cedere a una tentazione né sperimentare un vizio: Virginia, tredicenne cagionevole e minuta, è qui una Arianna Di Pietro completamente calata nella parte, martoriata dagli strappi di tosse che la tisi le infligge, perseguitata e poi aggredita da Ligeia, che si rende improvvisamente visibile anche a lei, oltre che al pubblico afflitto.
Un finale perfetto chiude lo spettacolo, liberando i presenti dalla morsa di tanto cupore. La strega di Edgar Allan Poe è un’opera completa, attenta, supportata da una recitazione impeccabile e da una regia possente. Peccato per le poche parole andate perdute nei misteri acustici del luogo, che però si rivela una location insuperabile per questo allestimento. Lo spettatore si congeda con animo addolorato: non solo per la fine dello spettacolo, ma anche e soprattutto per la scomparsa irrecuperabile di Poe, che visse ogni moto vitale come un’ombra, che non conobbe felicità se non velata e intraducibile, che tracciò, con la sua vita breve e angustiata, un confine indelebile tra il prima e il dopo nella letteratura di tutti i tempi.

Lo spettacolo continua:
Teatro Stanze Segrete
via della penitenza, 3 – Roma
fino a domenica 11 novembre
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 19.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

La strega di Edgar Allan Poe
di Arianna Di Pietro
regia Annalisa Biancofiore
con Cristina Noci, Arianna Di Pietro

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