Piccole cose

Dopo il successo di Trappola per topi, la Compagnia Attori e Tecnici torna nell’impeccabile campagna inglese di Agatha Christie.

Whodunit? Ovvero: chi l’ha fatto? Da questa domanda il nastro del giallo comincia ad arrotolarsi lentamente fino al principio della storia, per rivelare alla fine il nome di quel “chi” che l’ha generata. “Complice” dell’assassino in questa estesa analessi è proprio l’autore che si diverte ad ingarbugliare la linearità degli eventi e a confondere il lettore allo stesso modo in cui lo fa con i suoi personaggi.
Quello che accade nella prosa vale anche nel teatro. E Agatha Christie è maestra in entrambi i generi. Mantenendo solo in apparenza le rigide regole del giallo classico, di volta in volta la scrittrice inserisce qualche invenzione che scuote fortemente le fondamenta di quella struttura ma senza mai arrivare al suo crollo. Il contenitore esterno resta quello già conosciuto, ma le forze vitali che si muovono al suo interno sono assolutamente originali. Ci sono così le classiche ambientazioni in ville isolate, nella campagna inglese o al massimo nell’area mediterranea, personaggi dell’upper class che incarnano vari stereotipi quali il misterioso avventuriero, la ragazzina viziata, la bella ereditiera, l’eccentrico dandy, l’irreprensibile diplomatico. Ed è questo l’inganno più grande in cui cade il pubblico: quello di credere di star guardando qualcosa di già visto e quindi prevedibile. Ma osservando più attentamente ecco le piccole crepe che quegli scossoni hanno provocato nella struttura, piccole cose che un grande avo quale Sherlock Holmes definirebbe “le più importanti”, disseminate discretamente lungo tutta la narrazione.
In La tela del ragno, per esempio, quel whodunit?, chi l’ha fatto?, suona in modo leggermente diverso: «Cosa farei se…?» si chiede la bella Clarissa, immaginando situazioni pericolose che possano scuotere le sue tranquille e un po’ noiose giornate. Ed ecco lì che le sue fantasie si concretizzano con la materializzazione di un cadavere nel salotto di casa, ovviamente immersa a sufficienza nella piovosa campagna inglese da essere isolata, ma ovviamente non troppo lontano da Londra perché possano arrivarvi preziose informazioni per le indagini; ovviamente attorno a lei pochi altri personaggi, affinché la cerchia dei sospetti sia abbastanza stretta da risolvere il caso nelle due ore di spettacolo e illudere il pubblico di essere a conoscenza di tutti gli elementi per farlo; ovviamente sono quei personaggi catalogati prima, a cui si aggiungono la governante tedesca e la sbrigativa giardiniera. Tutto molto ovvio. Ma solo in apparenza. Perché da quelle piccole crepe che provoca la drammaturgia di Agatha Christie, la regia di Stefano Messina sapientemente tira fuori ogni piccolo dettaglio, in una messinscena impeccabile e curatissima. Al centro del ricco e sobrio salotto inglese della scena di Alessandro Chiti si apre magicamente dietro la libreria un nascondiglio segreto; l’eleganza della protagonista, fasciata in un vestito di velluto nero, è segnata dalla nota eccentrica della sua biondissima pettinatura; due alti rappresentanti delle istituzioni si sfidano in un’allegra gara alcolica; ironia e un velato no sense pervadono le battute che si susseguono in un serratissimo ritmo da commedia brillante.
Come Trappola per topi, anche questa nuova produzione della Compagnia Attori e Tecnici merita il successo di pubblico che sta avendo: come ogni volta infatti, questa storica compagnia ben tende ogni filo per catturare il piacere dello spettatore.

Lo spettacolo continua:
Teatro Vittoria
piazza S. Maria Liberatrice, 10 – Roma
fino a domenica 24 marzo
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30

La tela del ragno
di Agatha Christie
regia Stefano Messina
con Viviana Toniolo, Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Andrea Lolli, Claudia Crisafio, Elisa Di Eusanio, Sebastiano Colla, Luca Marianelli
scene Alessandro Chiti
costumi Isabella Rizza
musiche Pino Cangialosi
luci Emiliano Baldini

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