L’arte di vivere

teatro-del-giglio-luccaAl Teatro del Giglio di Lucca va in scena un racconto di Luigi Pirandello, La trappola. Inno di morte o morte dell’inno?

Tratto da un breve racconto di Luigi Pirandello filosofo – più che autore letterario o teatrale – lo spettacolo firmato da Gabriele Lavia risente – come sempre quando si tenti la trasposizione di un testo da un mezzo a un altro – dei limiti drammaturgici che lo scritto per la lettura – e, in questo caso, per l’approfondimento – mostra, se portato in scena.

La trappola, nato in origine come monologo, si presta però abbastanza bene all’operazione se non fosse che Lavia sceglie – dopo una prima parte un po’ verbosa, con ripetizioni che tornano come refrain ossessivi – di far impersonare la “femmina” e di trasformare il monologo in un dialogo che sfocia nella pochade.

Scelta, questa, che può denotare un desiderio di drammatizzare il racconto ma il cui risultato – che poteva essere un monologo asciutto e stringente – è uno spettacolo disequilibrato e decisamente troppo lungo.

Peccato. Perché l’interpretazione di Gabriele Lavia è eccellente: l’understatement – così poco praticato dagli attori teatrali italiani – è giustamente dosato; la compostezza è in delicato equilibrio con l’immedesimazione (si veda la scena in cui Lavia si curva e modula la voce come un vecchio quasi in fin di vita); la capacità di interpretare ogni stato d’animo dimostra sottigliezza psicologica; Lavia sa suscitare a tempo il riso o la commozione. Tutto, perciò, concorre a fare del monologo – seppur difficile perché altamente speculativo – un autentico pezzo di bravura attorale.

Inoltre, la scelta di prediligere la luce di una candela, un arredo scenico labirintico e i costumi d’epoca sono anch’essi azzeccati. Nel buio della mente albergano i fantasmi del ricordo, nei suoi meandri si nascondo le paure dell’inconscio: sembrano suggerirci i mezzi scenici utilizzati da Lavia regista.

Però, quando irrompe la femmina, e il discorso tra il protagonista e il pubblico – fino ad allora ben modulato – si spezza, qualcosa non funziona più. Il cambio di registro è assoluto e incoerente: il protagonista avrebbe potuto raccontare la loro storia senza bisogno di introdurre un secondo personaggio in scena, rimanendo nell’alveo del monologo. Per non dire che il discorso filosofico sulla “trappola” della vita è più che mai attuale e stringente, mentre quello sulla donna “trappola” – diabolica e strega – ha un sapore decisamente dépassé.

Eccellente il finale, che giustifica poeticamente ed eticamente l’intero testo e che “libera” l’uomo dalle sue nevrosi per restituirgli piena dignità.

Lo spettacolo continua:
Teatro del Giglio
– Lucca
venerdì 12 e sabato 13 aprile, ore 21.00 – domenica 14 aprile, ore 16.30
La trappola
tratto da Luigi Pirandello
regia Gabriele Lavia
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
luci Giovanni Santolamazza

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