Relazioni pericolose

Un coinvolgente spettacolo noir tra le righe del teatro dell’assurdo e del gioco degli scacchi.

La scenografia che si presenta agli occhi dello spettatore è un paesaggio simmetrico, quadrato, di colore bianco e nero come una scacchiera. Un appartamento di una grande metropoli. All’interno si muovono un uomo e una donna. Un gioco pericoloso perché si tratta di passione nata fra due sconosciuti e ancora più pericolosa per l’iniziale obiettivo di lui, uccidere lei.
Una storia noir narrata a colpi di parole. Dialoghi che sembrano lame affilate con le quali i sessi si difendono. A volte vorrebbero lasciarsi andare, ma il gioco dei ruoli e la difesa della propria identità non glielo permettono. Il nonsense delle loro frasi rispecchia l’impossibilità di comprendersi fino in fondo, la presenza di un muro, forse trasparente ma presente. Da quanto tempo si conoscono queste due persone? Lo spazio è sempre lo stesso, ma il tempo va avanti e indietro. Le foto appese al muro sembrano raccontare una lunga storia d’amore, trasformatasi poi in un duello serrato a colpi di parole per giustificare la loro esistenza. Non siamo quello che siamo, ma quello che facciamo. E questa insistenza per dare un senso alle loro vite rende difficile l’emergere di un amore.
Lentamente lo spettatore visualizza le sottili corde che legano i due e che allo stesso tempo, se tirate troppo, rischiano di soffocarli. L’atmosfera è avvolgente, di suspense. Una tensione creata attraverso raccordi simmetrici dei movimenti, attraverso gli sguardi e i dialoghi, i quali grazie a una ben studiata assurdità catturano l’attenzione generando, nel pubblico, sorrisi di consenso. Dalle parole dell’autore si tratta di «sperimentazione della semantica». Ripensando a Ionesco e Campanile «il grottesco e il nonsense divengono strumenti utilizzati per sottolineare la drammatica e al contempo surreale condizione sociale che ci circonda».
La relazione si trasforma in una lotta, abilmente resa attraverso una danza. Il gioco dell’amore, in cui il più forte diventerà il più debole e in cui il rapporto può trasformarsi anche fino ad uccidere. A un avvicinamento dei corpi corrisponde una spinta compulsiva per allontanarli.
Chi sarà il più forte? Chi dei due riuscirà a imporre la propria individualità? È una partita a scacchi, tra mosse strategiche e passaggi impulsivi, in attesa dello scacco matto.
La variante Janowsky è la prima di tre pièce che affrontano lo studio di una società individualistica in cui l’interesse del singolo e il desiderio di emergere sono le regole fondamentali per sopravvivere.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Abarico
via dei Sabelli, 116 – Roma
fino a domenica 4 dicembre, ore 21.00

Teatro Asincrono presenta
La Variante Janowsky
di Paolo Zaffina
regia Paolo Zaffina
con Chiara Canton, Edoardo Fainello
assistente alla regia Edoardo Fainello
direzione artistica Alberto Guariento

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