Magia e surrealismo

bellini-napoliIn scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 13 dicembre c’è La Verità di Daniele Finzi Pasca, un viaggio emozionante e surrealista che, tra acrobazie e rappresentazione, restituisce tutto il fascino e l’indecifrabilità del teatro contemporaneo nelle sue variegate e innumerevoli forme di espressioni.

Daniele Finzi Pasca, attore, regista e coreografo svizzero, torna in esclusiva al Teatro Bellini di Napoli dopo la straordinaria esperienza di Pagliacci al Teatro San Carlo nel 2011 e 2014 e dal suo genio creativo nasce La Verità, un viaggio surrealista e visionario nei meandri dell’anima attraverso il corpo di tredici artisti in scena, che si fondono in uno spettacolo acrobatico e teatrale che lascia la bocca aperta, gli occhi pieni e le mani gaudenti.

La pièce – che sarà in scena fino al 13 dicembre – si sviluppa attorno al telone originale, risalente agli anni quaranta, di Tristano ed Isotta di Salvador Dalì; la notizia del ritrovamento di questa opera in una cassa di legno custodita nel deposito di un teatro di New York diventa fonte di ispirazione per il regista assieme all’ input di una sua storica collaboratrice, nonché compagna, Julie Hamelin Finzi, che gli rivela come le sarebbe piaciuto produrre uno spettacolo in cui l’acrobazia prendesse il volo, in cui : «la verità è tutto ciò che abbiamo sognato, che abbiamo vissuto, che abbiamo inventato, tutto quello che fa parte della nostra memoria».
Detto fatto, nasce così La Verità, uno spettacolo estremamente elaborato e complesso che si sviluppa su più piani e attraverso linguaggi differenti, che fonde il mondo dei sogni con quello degli incubi e che – proprio per le sue innumerevoli sfumature – necessita dei giusti tempi per una sua elaborazione e comprensione, se di reale comprensione si potrà alla fine parlare (o scrivere).
Chi credesse di andare a teatro per assistere a una performance di senso compiuto e lineare dovrà fare i conti con se stesso e con la sua capacità di scomposizione e ricomposizione delle cose; La Verità (così simile e così diversa dalla Verità delle nostre menti) è fatta di fili intrecciati, equilibri impossibili, bambole animate, pattinatori volanti, rinoceronti che suonano, sospensioni nel vuoto, nastri, paillettes, immagini che si sovrappongono, bicchieri che suonano, attrezzi a forma di occhio o di spirale del DNA, personaggi bendati.
Ogni scena è una scena a se stante, tenuta su da un’unica grande cornice (di boccacciana memoria) che fa da sostegno non soltanto – idealisticamente – alla tela di Dalì, ma anche a tutte le storie, gli incontri a mezz’aria, le danze d’amore e di gioia, di scherzo e di poesia che si articolano nel corso di circa due ore, tempo di durata dello spettacolo.
Questa cornice è rappresentata dalla storia che viene raccontata in apertura e ripresa tra una scena e l’altra dagli attori: la tela di Dalì – di straordinaria e disarmante bellezza – viene proposta all’asta con il fine ultimo di raccogliere fondi per la costruzione di una casa di cura e di accoglienza per artisti decrepiti in pensione. Questa, in sintesi, la storia che sostiene tutto l’impianto strutturale dell’opera.
Ad accompagnare lo spettatore in questa immersione a cuore aperto all’interno della cornice sono tredici artisti straordinari.
Artisti multidisciplinari che partendo dalla danza, dal circo, dalla musica e quindi dallo studio della tecnica nei loro vari settori di competenza, hanno chiesto al loro corpo, ma prima ancora alla loro anima, di andare oltre, di superare la loro stessa tecnica per approdare in un nuovo universo, fatto di creatività ed immaginazione.
In scena, quindi, non semplici danzatori, acrobati, musicisti ed attori, ma performers a 360 gradi, quelli che la ballerina e coreografa Pina Bausch avrebbe definito danzattori; colori ai quali non viene più soltanto chiesto di mostrare la propria arte, le proprie competenze e abilità fisiche, ma molto di più. A loro viene chiesto di tirare fuori la propria anima e darla in pasto al pubblico che potrà comprenderla oppure no, ma sicuramente riconoscerla.
Questo grande atto di amore e magia avviene attraverso un controllo del corpo, una leggerezza dei movimenti, una padronanza degli attrezzi che lasciano lo spettatore completamente disarmato.
Non si può che applaudire dinanzi alla bellezza e alla potenza dell’Illusione e del Surrealismo, messi in scena attraverso la delicatezza dell’acrobata sospeso sui nastri, la poesia del contorsionista e della sua bambola/burattino, il suono dei bicchieri suonati dal musicista, il linguaggio d’amore della danza aerea dei circensi, la delicatezza contact dell’artista con i suoi hula hoop, l’intensità dei monologhi e dei dialoghi degli attori che ci ricordano che «la verità è tutta di carta e cartapesta […] che in fondo non soffriamo più per davvero » che la Verità ha il sapore delle caramelle alla menta che ci regalava nostro padre.
«Quando arriva la fine ho sempre un po’ paura»: queste tra le ultime parole dell’attore/presentatore ed è così che la fine arriva per davvero, ma più che paura, c’è la gioia di aver vissuto un’emozione senza tempo e senza spazio, la nostalgia per la sua irripetibilità, la consapevolezza che la poesia è cosa rara e preziosa e, proprio per questo, quando la incontri la riconosci.

«La bellezza sarà convulsiva o non sarà» (Nadja, di André Breton).

Lo spettacolo continua
Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo, 14, 80100 Napoli
fino al 13 dicembre 2015
2 ore con intervallo

La verità
autore, regista, co-design luci e coreografie Daniele Finzi Pasca
direttrice di creazione, produttrice e partecipazione alla scrittura Julie Hamelin Finzi
equipe di tournée Moira Albertalli, Jean-Philippe Cuerrier, Annie-Kim Déry, Stéphane Gentilini, Andrée-Anne Gingras-Roy, Erika Bettin, Francesco Lanciotti, Evelyne Laforest, David Menes, Marco Paoletti, Felix Salas, Beatriz Sayad, Rolando Tarquini
musica, sound design e co-design coreografie Maria Bonzanigo
scenografia e accessori Hugo Gargiulo
produttore esecutivo e consulente artistico Antonio Vergamini
costumi Giovanna Buzzi
vo-design luci Alexis Bowles
video designer Roberto Vitalini pour bashiba.com
assistente alla regia Geneviève Dupéré
make-up designer e hairstyle designer Chiqui Barbé
direttore di produzione Marc Laliberté
consulente artistico Fabrizio Arigoni
direttrice di tournée e direttrice di scena Allegra Spernanzoni
direttore tecnico e rigger Jens Leclerc
co-direttore tecnico e tecnico luci Gonzalo Soldi
fonico e operatore video Maxime Lambert & Fabio Lecce
macchinista Nicolò Baggio
restauratore Andrea Ravano

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