Ci vuole un fiore…

Torna il Festival del Teatro San Miniato con uno spettacolo scritto e interpretato da Silvia Frasson, sul tema della donazione degli organi.

Sul grande palco del borgo toscano, l’esile figura di Silvia Frasson mette in scena un nuovo monologo (da lei scritto e diretto), che affonda nella tematica imprevedibilmente teatrale della donazione degli organi.

Lontano dalle denunce e speculazioni che quotidianamente purtroppo giungono a noi attraverso i mass media, questo è un racconto di vita – anche quando per perpetuarsi deve cambiare intrinsecamente. Sul palco si alternano i personaggi, sempre ben delineati, ai quali l’artista dà voce e corpo, regalando loro gesti e nevrosi, e ricreando per ognuno anche gli ambienti che li circondano. Storie che s’intrecciano, vissuti simili ai nostri, e il passaggio inevitabile – ma non per tutti – dalla gioventù all’età adulta.

Padrona delle prime battute, la vivacità e l’incoscienza dei ragazzi – che, altrimenti, non sarebbero tali – i quali rispecchiano le loro vite in quelle dei genitori o dei fratelli maggiori, degli amici, e perfino degli sconosciuti che – con gli attuali mezzi di comunicazione – si offrono come possibilità d’incontro. La ricerca di emozioni forti, inebrianti, anche non prive di pericoli: azioni che si ripetono sino a diventare abituali, ma che possono tradursi in tragedia. La musica a intervallare, unitamente alle luci, i vari passaggi narrativi, a volte persino ludici – altrettanto indispensabili questi ultimi, nella vita come in uno spettacolo che voglia ritrarla nella sua complessità.

Lo spettacolo rievoca scene purtroppo ormai abusate sugli schermi tv (a causa della recente pandemia), passate in modo ossessivo sui mass media in fame di ascolti o click, ma che nello spettacolo di Frasson si caricano di contenuti nuovi.

Si rivive la difficoltà dei familiari di dare il consenso per un espianto in tempi brevissimi. Il confronto con i corpi a noi noti e amati che, in alcuni casi sembrano mantenere la loro giovanile freschezza, rendono la scelta ancora più difficile e straziante. Mondi paralleli scorrono di fronte ai nostri occhi: quello della speranza e quello del fato che si incrociano per un momento – decisivo per entrambi. Una vita può rinascere se altri, degli sconosciuti, vedono nella donazione un modo per far sì che un sacrificio, una malattia o un atto sconsiderato possa servire a dare speranza a chi è in attesa di un trapianto. Si nasce e si muore ma, in questi frangenti, si può anche rinascere e ritrovare la spensieratezza della gioventù, il gioco, un tuffo nel vuoto.

L’ottima recitazione della Frasson si attarda, forse, in spiegazioni che potrebbero trovare in soluzioni sonore o visive più teatrali maggiore scioltezza. I personaggi risultano credibili grazie a un’interpretazione eclettica e nonostante qualche happy ending sin troppo prevedibile.

Un folto pubblico ha accolto lo spettacolo calorosamente all’interno dello spazio collinare che si estende tra il Duomo e il Palazzo Vescovile. Un tema, quello portato in scena, di grande interesse e attualità che affronta in modo credibile il dolore e le difficoltà nel prendere le decisioni repentine – anche a causa della legislazione italiana, tuttora carente rispetto al fine vita e alla possibilità di scelta rispetto ai trattamenti medici invasivi.

Lo spettacolo è andato in scena:
LXXIV Festival del Teatro San Miniato

piazza Duomo
San Miniato (PI)
venerdì 17 luglio, ore 21.30

La vita salva
di e con Silvia Frasson
(prima assoluta, con il Patrocinio di A.i.d.o.)

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