Ecco cos’è l’amore…

sala-uno-teatro-roma-80x80Al Teatro Sala Uno, Gloria Annovazzi interpreta La voce umana, opera di Cocteau del 1930 che ancora oggi ci costringe a fare i conti con le verità del sentimento amoroso.

Quando Roberto Rossellini, nel 1948, volle realizzare un film dal titolo Amore che potesse indagare senza retorica le varie sfaccettature di quel sentimento umano che per l’immaginario collettivo è quello più nobile e poetico, nonché sinonimo di felicità, decise di girare due episodi; per uno di essi, il regista adottò come sceneggiatura una piéce teatrale di Jean Cocteau del 1930, atto unico con una sola protagonista femminile, e diede il ruolo a una straordinaria Anna Magnani.

La voce umana è indubbiamente un testo che riesce, nella sua crudezza e lucidità, a esprimere la profonda e irredimibile tragicità dell’amore; l’amore che non è soltanto fiabesca fantasmagoria, ma è altrettanto e soprattutto dolore, abbandono, distruzione dell’esistenza, stregoneria capace di annullare ogni dignità e autostima. Tutto questo è l’amore, questa la sua forza devastatrice e la sua pericolosità; per raccontarlo, Cocteau si serve di un telefono, per offrire al pubblico un monologo che però è anche un dialogo, un dialogo tra una donna non più giovane con una voce assente e silenziosa che resta perennemente al di là della possibilità di venire colta e ascoltata; quasi fosse la voce di un Dio assente, tanto da far sorgere il dubbio nello spettatore se realmente ci sia qualcuno da quell’altra parte del filo.

Gloria Annovazzi, nella versione dell’opera di Cocteau portata in scena al Teatro Sala Uno, è perfetta: la sua recitazione tiene presente il referente magnifico della Magnani e va oltre, decidendo di spingere all’estremo l’esasperazione per dimostrare come è capace di ridurci l’amore. Rotola a terra, si denuda, e l’abbrutimento giunge fino alla sfigurazione del sé e alla sua masochistica messa alla berlina; è come se l’amore seguisse lo stesso movimento dialettico dell’umorismo pirandelliano, evidenziandosi come ragione di vita e allo stesso tempo come forza entropica che annienta dall’interno chi prova veramente quel sentimento, venendo poi lasciato solo nell’insensatezza dell’esistenza. La regista Viviana Di Bert sfrutta egregiamente due dei tre piani su cui è costruita la scena dello splendido spazio teatrale, piani divisi da archi che esprimono l’ambiente di un interno casalingo: La voce umana è infatti anche un kammerspiel, si svolge tutto in una continuità temporale estenuante, nella quale assistiamo a una lunga telefonata interrotta e poi ripresa. Al centro della sala una sorta di scultura minimalista, una serie di lacci che cadono dal soffitto, e la scenografia trasmette la trasandatezza della casa di questa vittima dell’amore prossima al suicidio. Gli inframezzi con la musica rock dei Genesis nei momenti di più forte pathos è come se creassero un ulteriore elemento di significato, una tensione che fa stridere il sacro e il profano, e che fa apparire ancora più goffa la protagonista, e per questo anche più disperata, tragica, perduta per sempre.

Come si apre la scena, a terra una serie di pastiglie e di bicchieri, e per tutto lo spettacolo i fari seguono gli eventi rafforzando l’espressione di un tempo senza sbocco, di una claustrofobia mortuaria. “Ecco cos’è l’amore” sembra dirci Cocteau, e questo messaggio è stato recepito e poi riproposto al pubblico nel migliore dei modi tanto dalla regista quanto dall’attrice.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Sala Uno
piazza di Porta San Giovanni, 10 – Roma
dall’8 al 10 maggio 2015, ore 21.00

Associazione culturale e compagnia sperimentale Vivia Di Bert presenta
La voce umana
di Jean Cocteau
regia Viviana Di Bert
con Gloria Annovazzi

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