Una donna matura, che ancora si illude di esser piacente, aggrappata alle vestigia di una passata stagione di agiatezza, è l’impietosa metafora di un continente sul viale del tramonto.

Lady Europe prodotto da Mittelfest 2012, con la collaborazione col CSS – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. costituisce forse lo spettacolo di maggior impegno ed originalità di quanto visto, sul versane della prosa, in questa edizione del festival.
Già dall’incipit lo spettatore capisce che non si tratta di teatro tradizionale. Un compito ma affabile maggiordomo in tight (l’impeccabile Emanuele Carucci Viterbi) accoglie il pubblico in un locale ingombro di libri impilati, di mobili dal gusto un po’ retro, per lo più coperti da grandi fogli di cellophane: “La Signora sta meglio: sarà felice di incontrarvi”. Mentre una pianista in abito da sera (Chiara Piomboni) accompagna su uno Stainway a mezza coda il composito repertorio di Francesca Breschi, gli spettatori sono fatti accomodare su sedie scompagnate, su poltrone e divani via via liberati dalle loro coperture. Sulle pareti si proiettano le immagini, riprese in diretta da alcuni operatori alla telecamera, mentre la Signora – anch’essa in abito da sera nero, lunghi capelli platino – aiutata con premurosa, ancillare deferenza dalle due musiciste, si prepara a quello che si rivelerà un intervento televisivo, una sorta di discorso sullo stato dell’arte, più volte interrotto dai suoi mancamenti. Da questo momento le presenze si moltiplicano ed accavallano, in un caotico ma gustoso pastiche: una giovane coppia, poco più che adolescente, traffica con gli SMS e bisticcia; entrano due africani, in fuga dal loro paese, che chiedono aiuto, ed ottengono di riposarsi precariamente sui gradini di una scalinata; un baritono cinese canta con piglio sicuro ed autorevole “Di Provenza il mare e il suol”; compare un Cristo con corona di spine, che si allontana dopo avere sgranocchiato dei cracker; i due giovani, dopo aver spiegato di non sentirsi a loro agio in quella vecchia casa, se ne vanno. La distribuzione agli ospiti di una piatto di minestra si rivela un puro gesto rituale: la zuppiera è vuota.
In mezzo a questo strampalato andirivieni – eppure di inquietante, trasparente significato simbolico – accompagnato dalle immagini del film il Mago di Oz, la Signora e il devoto maggiordomo (come non pensare a Gloria Swanson ed Erich von Stroheim in Sunset Bulevard?) disquisiscono sul loro presente, sul come rimediarvi, con parole ed immagini che continuamente oscillano fra il loro significato contingente (le rughe, la menopausa, la casa in disfacimento) e la metafora, in un gioco di ammiccante, amara ambiguità.
La fabula si risolve in modo consolatorio: la Signora si sfila l’abito da sera e, in maglietta e jeans, dà di piglio al mocio e inizia a spazzare il pavimento; il maggiordomo, smesso il tight, rientra coi sacchetti della spesa al supermercato; ritornano anche i due giovani.
Un augurio? Una speranza?
Non saprei. Ma quello che resta è uno spettacolo intelligente e spiritoso, che coinvolge fisicamente lo spettatore nell’azione scenica, giocato su una molteplicità di linguaggi espressivi (parola, video, musica) assemblati in un apparente disordine, nel quale emerge invece un disegno coerente e denso di suggestioni, legate alla realtà politica – e anche sociologica – del nostro malandato continente cui, con ammirevole autoironia, presta la propria immagine la bravissima Rita Maffei, autrice, regista ed interprete.

Lo spettacolo è andato in scena:
all’interno di Mittelfest 2012
Cividale del Friuli, dal 14 al 22 luglio

Santa Maria dei Battuti
domenica 22 luglio
LADY EUROPE
drammaturgia e regia Rita Maffei
Coproduzione Mittelfest 2012 e CSS Teatro Stabile di innovazione del FVG
PRIMA NAZIONALE
(ITALIA – PROSA)

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