Il giorno successivo all’inaugurazione di quattro mostre a Palazzo Fondi, al Giardino Romantico di Palazzo Reale è andato in scena Laerte, spettacolo di apertura di Osservatorio, la sezione che il Napoli Teatro Festival Italia dedica alle realtà emergenti del panorama teatrale.

Ci troviamo in un contesto indefinito. Tutto, in particolar modo la mancanza di mezzi dei comunicazione digitali, suggerisce che le coordinate temporali proiettino la surreale vicenda in un passato non troppo recente. Ad animarla sono il medico, il parroco e il pastore del villaggio. I tre, come spesso accade nei piccoli luoghi, si conoscono fin da piccoli, hanno fatto le scuole insieme e sono legati da esperienza di complicità che ogni tanto tornano a raccontarsi nei momenti di incontro.

In questo nonluogo, la noia regna sovrana: il medico è evitato dai compaesani che, ignoranti e superstizioni, preferiscono praticare cure fai-da-te anziché rivolgersi ai lumi della scienza. Il prete abita una chiesa vuota, la secolarizzazione ha desertificato la presenza dei fedeli e le preoccupazioni quotidiane sembrano più urgenti di quelle dell’Eterno. Il pastore sembra invece godere di un barlume di felicità e di un minimo di soddisfazione professionale, ma né il matrimonio con una indolente moglie, né fare l’amato formaggio riempiono i vuoti della sua esistenza.

Nonostante abbiano intrapreso strade e carriere diverse, i tre sono accomunati da un mesto destino e rappresentano, ognuno nel rispettivo spaccato privato, il paradigma di infelicità di chi soffoca nei rimorsi per le occasioni perdute e i rimpianti per le scelte (non) fatte. Dopo una prima parte – descrittiva dell’ambiente e delle individualità – finalizzata alla complicità leggera del pubblico, uno stupefacente episodio innescherà la theatrical turn di questa pièce facendone energicamente virare le tonalità comiche su tinte drammatiche. Il pastore, convinto dall’amico medico a farsi visitare per un persistente dolore alla schiena, scopre di essere incinto (di Laerte). La notizia lo trasforma in una specie di fenomeno da baraccone, inizialmente lo turba, ma poi ha l’effetto non collaterale di risvegliare l’interesse del pueblo nei confronti della medicina, la fede verso la chiesa e la attenzioni di Teresa nei suoi riguardi.

La verità è purtroppo un’altra e le tragiche conseguenze di quella non innocente bugia non tarderanno ad arrivare. Lasciamo ai futuri spettatori la scoperta del finale di questo Laerte che, al netto di una sceneggiatura potenzialmente curiosa, si perde completamente al momento della sua ideazione drammaturgica e della sua realizzazione scenica.

Pur nata da un’intuizione suggestiva e fatta la tara degli evidenti limiti espressivi dei protagonisti, delle stereotipie dei costumi e della ridondanza delle musiche, la produzione di Scarafaggi Timidi e Sbagliando S’impara paga soprattutto i difetti di una direzione non solo troppo decisa nel proporre il cambio di registro in tragedia, ma anche confusa nel delineare metastoricamente (nel senso di al di là della storia, dunque sempre validi) gli ambienti sociali e culturali della narrazione.

La portata concettuale ed esistenziale della noia viene, infatti, dilapidata da interpretazioni che, prive di strumenti attoriali e di carisma, ingessano le dinamiche e le relazioni interpersonali in cliché di posture né naturali, né grottesche, ma semplicemente ripetitive. Le smorfie che solcano i visi di Francesco Iorio, Mattia Lattanzi e Gabriele Raho sono poi maschere incapaci di dare spessore o variazione ai characters, mentre le urla incessanti delle gag con cui inondano il palco svelano l’inconsistenza di chi ha confuso la ricerca della risata con la triste caciara.

Uno spettacolo, purtroppo superficiale, poco equilibrato e per nulla incisivo, che per evolversi adeguatamente avrebbe urgente bisogno di un radicale ripensamento.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Napoli Teatro Festival Italia
Palazzo Reale – Giardino Romantico

4 luglio, ore 22.30
durata 1h
prima Assoluta

Laerte
testo Rose Marie Gatta, Francesco Iorio, Mattia Lattanzi, Gabriele Raho
con Francesco Iorio, Mattia Lattanzi, Gabriele Raho
regia Rose Marie Gatta
regia associata Gemma  Costa
musiche originali Valerio Castriziani
coreografie Melania Maria Codella
costumi Antonio Fiorenza
foto Erica Verdicchio
grafiche Valerio Castriziani
riprese Video Andrea Aureli
organizzatrice Gemma Costa
produzione Scarafaggi Timidi, Sbagliando S’impara

Palazzo Fondi
dal 03/07/2020 al 31/07/2020
Fragile
a cura di Antonella Romano

Girls not brides
a cura di Romeo Civilli

Ipnodramma
a cura di Elena Tommasi Ferroni

Roberto Herlitzka “Voglio fare l’attore”
mostra fotografica di Tommaso Le Pera

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