Ospite atteso di MilanOltre, il coreografo e danzatore Stephen Petronio, delude con I Drink the Air before me, prima nazionale all’Elfo-Puccini.

Stephen Petronio è un genio della danza contemporanea, su questo non si discute. Il suo stile impervio ha una valenza di anti-danza e, per questo, deve essere fatto proprio da chi ne esegue le coreografie con l’umiltà del mistico in penitenza. In parole semplici, il danzatore è sottoposto a una sorta di oblio indotto: deve dimenticare tutto quanto aveva appreso nei lunghi anni di studio, deve svestirsi degli abiti dell’armonia e, nudo, imparare letteralmente a respirare – a “bere l’aria”, come nel titolo del pezzo. Infine, consapevole di un nuovo modo di esistere sul palcoscenico, di muoversi e porsi come danzatore, rivestirsi non di grazia ma di forza nervosa, sincopata, asciutta, ruvida a volte, spesso volutamente anti-artistica.

Tutto questo è Petronio e, sicuramente, Gino Grenek nel suo splendido assolo, ne è l’esempio più limpido. Per il resto, però, lo spettacolo – andato in scena ieri sera all’Elfo-Puccini – era solo un pallido riflesso del maestro.

Innanzi tutto va notata la mancanza di scenografia e gioco di luci. Al contrario di quanto già visto nelle rappresentazioni all’estero, Petronio non danza e l’insieme della creazione perde di unità. Il coreografo spiega che il lavoro si ispira a una frase di Ariel, nel V° atto de La Tempesta di William Shakespeare: «Io bevo l’aria a me innanzi e torno prima che il vostro polso abbia battuto due volte!», e alle tempeste reali e psicologiche che ognuno di noi attraversa nella vita. Ma di quegli uragani emotivi e ambientali poco resta. L’ensemble appare in tre diversi costumi: all’inizio il rimando al mondo dei pescatori – forse a Moby Dick – sembra esplicito.

Il secondo costume rinvia di più alla fabbrica (con le tute da operaio per gli uomini e una parvenza di abito per le donne), mentre i costumi da bagno a strisce del finale, sembrano quelli indossati dai protagonisti delle comiche – e ci si immagina che Ridolini compaia a ogni istante. Per non parlare dell’assenza completa delle luci che avrebbero potuto suscitare idee di marosi o albe tragiche ma che, nella loro neutralità, restano mute.

Stephen Petronio è sicuramente un innovatore ma, proprio per questo, deve essere supportato da una grande squadra e qui, a parte Grenek, non si è sprecato talento. Le danzatrici, nella media, facevano fatica a tenere le posizioni e, nelle esibizioni a tre o in gruppo, erano spesso scoordinate e fuori tempo – soprattutto perché la musica di Nico Muhly a due registri richiede doti ritmiche notevoli. C’era persino chi rasentava una legnosità disarmante. Si respirava la difficoltà dei danzatori a seguire le note ed eseguire i passi, e più che respirare la loro aria si respirava la loro afasia. Peccato. E peccato due volte perché nel finale è mancato sia il parossismo dell’esplosione della tempesta che l’autentica riconciliazione degli elementi.

Il testo liturgico si spegne su passi vuoti, un po’ sciatti, e quando il sipario cala e le luci si spengono, per un attimo si resta in silenzio: «Tutto qui?».

Lo spettacolo è andato in scena:
Elfo-Puccini

corso Buenos Aires 33
sabato 9 ottobre ore 22.00

Stephen Petronio Company presenta
I Drink the Air before me
coreografia Stephen Petronio
con Julian De Leon, Gino Grenek, Barrington Hinds, Mandy Kirschner, Tara Lorenzen, Reed Luplau, Natalie Mackessy, Emily Stone, Shila Tirabassi, Joshua Tuason e Amanda Wells
musiche originali Nico Muhly
costumi Adam Kimmel
luci Ken Tabachnick
durata 60 minuti
Prima nazionale

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