L’ombra della vita borghese

Al Teatro Oscar, in chiusura di Stagione, una delle commedie di Pirandello meno rappresentate, L’amica delle mogli.
Annig Raimondi mette in scena, per il teatro Oscar, uno tra i testi pirandelliani meno conosciuti e rappresentati a teatro, L’amica delle mogli, scritto nel 1927 e dedicato all’attrice Marta Abba.

La vicenda ruota attorno a un gruppo di borghesi che, dietro l’apparente sicurezza e normalità, nasconde un’intricata rete di relazioni, passioni segrete e proibite, malesseri, che culmineranno nel dramma. Nodo della discordia è Marta, donna nubile e consigliera di Anna ed Elena, mogli, rispettivamente, di Francesco e Fausto, entrambi lacerati da una repressa passione per Marta. La morte di Elena segnerà una svolta tragica nelle relazioni dei personaggi.

Praga parlò all’epoca di una «gelosia pazzesca e furibonda». E, in effetti, la gelosia è sicuramente il sentimento che emerge con maggiore evidenza nel finale dello spettacolo, ma ancora di più l’attenzione si focalizza su tutto ciò che viene celato dai personaggi, sui pensieri non detti, sui dialoghi privati da loro intrattenuti, sui desideri repressi e su una realtà insoddisfacente. Una vita nascosta all’ombra delle apparenze e destinata a esplodere portando, di conseguenza, all’implosione del gruppo familiare – metafora, forse, di una prossima implosione della famiglia borghese.

Una vita vissuta nell’ombra, quindi, e una confusione sentimentale e mentale sono i concetti che anche la scenografia e l’illuminazione intendono rimarcare. L’ambientazione domestica, infatti, è ricostruita tramite una serie di pareti sovrapposte che sembrano creare squarci visivi, mostrare e nascondere allo stesso tempo. Per quanto riguarda le luci, in particolare, l’illuminazione è spesso chiara e piena nei dialoghi privati e sinceri – ad esempio, tra Marta e Francesco – mentre ricorrono forti chiaroscuri nelle scene di ensemble: non è raro, infatti, vedere gli attori recitare in proscenio col volto nascosto nel buio. Curioso è, infine, l’effetto da «cinema d’antan» – come lo definisce la regista Raimondi – che racchiude Marta in un rettangolo di luce tremolante rimandando alle pellicole degli anni 10/20 del secolo scorso e all’espressionismo tedesco.

C’è un ultimo aspetto tecnico che si segnala: il silenzio. Per quanto non manchino momenti sonori – soprattutto tra una scena e l’altra – è proprio l’assenza di rumori e di musica a dominare gran parte della rappresentazione, in particolare nei dialoghi in cui sono presenti Marta, Francesco e Fausto. Se il silenzio è importante per dare risalto alle parole dei personaggi, finalmente libere di esprimersi, d’altra parte appesantisce lo spettacolo che, nonostante i colpi di scena finali, non riesce mai a smarcarsi dalla staticità propria del testo pirandelliano.

Come spesso avviene nei drammi dell’autore siciliano, gli interpreti vanno oltre la quarta parete e recitano con disinvoltura in tutta la sala, tanto è vero che Riccardo Magherini – nella parte di Francesco – esordisce seduto in platea (dove si trova già prima dell’inizio dello spettacolo).

Nel complesso L’amica delle mogli non è sicuramente il miglior testo di Pirandello e farne un capolavoro sarebbe impresa quasi impossibile. Il Teatro Oscar ne propone, tuttavia, una buona rappresentazione attenta sotto tutti gli aspetti, interpretativi e tecnici.

Lo spettacolo continua:
Teatro Oscar
via Lattanzio, 58 – Milano
fino a sabato 30 giugno
orari: da martedì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00

L’amica delle mogli
di Luigi Pirandello
regia Annig Raimondi
con Riccardo Magherini (Venzi), Annig Raimondi (Marta), Maria Eugenia D’Aquino (Elena, signora Erminia), Vladimir Todisco Grande (Viani), Lorena Nocera (Anna, cameriera) e Carlo Decio (Guido, cameriere)
scene Marco Di Paolo
musiche originali Maurizio Pisati
costumi Nir Lagziel
disegno luci Fulvio Michelazzi
assistenti regia Vanessa Korn e Giovanni Di Piano
assistente scenografia Tommaso Bocchia
organizzazione Claudia Galli
produzione PACTA dei Teatri

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