Solo un tentativo

teatri-pistoiaIn scena, al Teatro Manzoni di Pistoia, L’Apparenza Inganna di Thomas Bernhard, nella lettura cristallina e iridescente della Compagnia Lombardi Tiezzi.

«Era solo un tentativo», dice Robert al fratello Karl, quando vene rimproverato per aver suonato la sonata di Mozart, quella con cui per tanti anni la cognata Mathilde aveva torturato le orecchie del marito. Perché farlo, con interpreti straordinari e con dischi a sufficienza? Argomenta Karl. Lui, fratello maggiore e artista, cerca di dare senso e perfezione al suo mondo attraverso la forza del pensiero, la matematica, la geometria. Robert, invece, attore sentimentale e impacciato, in balia degli eventi e ipocondriaco, è segnato dai propri limiti. Ma non ci si può fare travolgere dagli eventi. Bisogna evitare di passare per fessi, avere carattere: afferma Karl.

I due fratelli sono diversi: con due visioni della vita ma, prima di tutto, opposte emozioni, anime, e modi di sentire diametralmente lontani. Il maggiore trattiene e custodisce tutto gelosamente per sé (gli sfugge, però, con grande scorno, la casetta del weekend della moglie, toccata al fratello per disposizione testamentaria della defunta). Amanti, lei e Robert, ipotizza qualcuno, ma forse solo fratelli di sventura o anime gemelle accomunate dal legame con Karl. Mentre il minore, più sensibile (e in qualche modo delicato), è alla continua ricerca dell’affetto o dell’attenzione del maggiore (o della sua approvazione). Disorientato, come uomo e come attore, egli sembra un bimbo quando, all’inizio del secondo atto, prova il Lear (il testo dei testi): un cucciolo umano che gioca indossando il suo oggetto magico, la corona, e che viene poi colto sul fatto dal fratello, che sembra dirgli di togliersi quell’aggeggio dalla testa e anche, forse, di essere serio. Si, perché la serietà è la ricerca della perfezione assoluta, non il farneticante e ridicolo tentativo di un attore mediocre.

Le scelte registiche tratteggiano bene questa diversità, giocando sulle differenze all’interno della somiglianza e del ripetersi di situazioni simili. I due appartamenti dei fratelli sono quasi gemelli, paralleli e simmetrici, sia nella loro struttura interna che uno rispetto all’altro (come chiede Bernhard, essi si distinguono per lo stile dell’arredamento: mobili vecchi e scomodi per l’avaro Karl e comodi ed eccentrici, per l’attore Robert). Sulla parete di fondo hanno entrambi un orologio, economico e spartano per il primo, e di legno, complesso e barocco, a cucù, per il secondo. Entrambi segnano un tempo che scorre in modo uguale per tutti: personaggi, attori, pubblico.

La dinamica del rapporto è sottilmente definita anche nei gesti, nelle espressioni, nelle azioni che tratteggiano quei rapporti di forza e quei piccoli crimini che caratterizzano la loro relazione. Ad esempio, quando Karl suona al campanello, Robert accende l’albero di Natale – per il fratello, quindi, ci si chiede – mentre quando deve indossare il cappotto, non riceve l’aiuto di Karl, che al contrario egli aiuta quasi fosse un maggiordomo.

La regia solida ed efficace, visibile in trasparenza, rimane come una trama sotterranea che struttura lo spettacolo – rendendo visibile il rapporto fra i protagonisti; la filosofia di Bernhard circa l’attribuzione di senso all’esperienza; e la sua visione dell’attore. Oltre a dare il giusto rilievo alla forte vicinanza fra scena e spettatori (quando, nel primo atto, in casa di Karl, si chiude la porta dell’armadio e ci si vede riflessi allo specchio, il momento è particolarmente emozionante).

Un testo e uno spettacolo da elaborare giorno dopo giorno, da scoprire e approfondire nel tempo, non a caso già premio Ubu nel 2000 per la regia, e che, come un sasso gettato nell’acqua, col passare dei giorni emana onde di riflessione e consapevolezza.

Un Lombardi, spigoloso, freddo nel cuore e, tutto sommato, giustamente antipatico: un perfetto Karl; e un dolcissimo e tenero Robert (Verdastro).

Calorosi gli applausi. La vicinanza del pubblico agli attori regala una strana sensazione: si può quasi abbracciare questi compagni di sventura. E si prova una volta di più quel senso di una comunione di destini, tra gli spettatori e gli interpreti, oltre che con i due i personaggi.

Lo spettacolo continua:
Teatro Manzoni
corso Gramsci, 127 – Pistoia
tutti i giorni fino a sabato, 31 ottobre
e da martedì 10 a martedì 24 novembre
ore 21.00, tranne tutte le domeniche, sabato 31 ottobre, lunedì 16 e martedì 24 novembre, ore 16.00

L’apparenza inganna
di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
drammaturgia Sandro Lombardi
regia Federico Tiezzi
con Sandro Lombardi e Massimo Verdastro
scene Gregorio Zurla
costumi Giovanna Buzzi
produzione Associazione Teatrale Pistoiese/Compagnia Lombardi Tiezzi

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