Amore e pietas

Dopo lo scandalo di Jeanne au bûcher di Romeo Castellucci, l’Opéra di Lione ci regala una piccola favola d’amore, che si muove tra i poli del sogno e dell’incubo, inaugurando una serie di “spectacles de poche”. L’Arlésienne di Alphonse Daudet, musicata da Georges Bizet, apre questo ciclo che vuole conquistare i più giovani

Serge Dorny, il direttore dell’Opéra di Lione, l’aveva dichiarato durante la conferenza stampa di presentazione della stagione 2016-2017: l’Opéra di Lione avrebbe aperto un nuovo canale di comunicazione, una nuova possibilità di lettura della musica classica e dell’opera, particolarmente indicato per il pubblico più giovane. Questa serie di spettacoli, a metà strada tra l’opera, il concerto e una pièce teatrale, rappresenta una vera e propria apertura verso i giovanissimi senza, però rinunciare all’alta qualità della quale l’Opéra si è sempre fatta portatrice. Il primo appuntamento, fissato per il 6 e per il 7 febbraio, ha visto due giorni consacrati a quattro ripetizioni de L’Arlésienne, un racconto di Alphonse Daudet facente parte de Lettres de mon moulin, interpretato dall’ensemble Agora con la partecipazione di Anne Girouard come voce recitante.

Jan, giovane e aitante ragazzo di campagna è follemente innamorato di una ragazza arlesiana. Le note iniziali mostrano una favola sognante e positiva (la celeberrima aria del Carillon), quasi semplice. Nulla sembra poter rompere questa positività. Ma ecco che l’arrivo di un giovane sconosciuto, che sventola nell’aria qualche lettera manoscritta, cambia immediatamente questa prospettiva. Ecco la prova che la giovane arlesiana, infatti, intrattiene una relazione amorosa con questo uomo. All’interno della favola si apre quindiun abisso di terrore e di dolore. L’arlesiana scompare dalla vita del giovane Jan, ma senza farlo veramente. Se infatti la giovane fedifraga non compare mai né in scena né nelle parole di Daudet (non conosciamo nemmeno il suo nome), ella rappresenterà una presenza fantasmatica e terribile, incancellabile e, purtroppo, vincente. Jan cade immediatamente in una depressione ed è in questo momento che la favola musicale diviene dramma familiare, grazie all’intervento, amorevole e condannatorio, della madre. L’Arlésienne, infatti, non è una favola sull’amore di una coppia, ma sull’amore materno, pronto a sacrificare tutto per il proprio ruolo salvifico. Volontà che si scontra con la terribile realtà. La madre decide di lasciar libera scelta al proprio figlio, e se egli vuole a tutti i costi quella donna libertina e infida, che se la prenda. Forse l’unico modo per combattere il mostro della depressione amorosa è proprio quello di vincerlo con lo stesso oggetto del desiderio, breve gioia e inappellabile condanna mortifera? Ma ecco che Jan lascia tutti di stucco preferendo chiedere la mano di un’altra donna, da sempre innamorata del giovane: la vicina Yvette. Questa decisione “ragionevole” marcherà la fine del giovane Jan. Durante la notte la madre sente dei rumori e non riesce a penetrare nel fienile. La decisione di Jan è presa: egli trova la forza per sbarazzarsi di quella presenza che lo ha sempre salvato e accompagnato, quella della madre, chiedendo la porta ed impedendola di intervenire nel passaggio all’atto. La finestra, il volo. La madre si ritrova quindi a raccolgliere delicatamente il corpo del figlio, in una scena di vera e propria pietas concepita con delicatezza e emotività.

L’interpretazione di Anne Girouard (conosciuta dal pubblico francese soprattutto per aver interpretato il ruolo della regina Guenièvre in Kamelott, la geniale serie televisiva di Alexandre Astier) è a dir poco straordinaria. La sapienza teatrale con la quale ella è in grado di far emergere i diversi personaggi è cattivante, a tal punto da azzerare tutte le differenze di età in sala. L’ensemble Agora decostruisce e ricostruisce l’opera musicale di Bizet per farne un agevole ed efficace strumento di lettura sinestetica: i fiati e gli ottoni fanno danzare su arie celeberrime come quella inebriante della Farandole, mentre l’arpa esegue un lavoro più certosino, rifinendo uno spettacolo breve e straordinariamente intenso, immerso in una scenografia minima ed incisiva concepita da Sébastien Davis.

Spettacolo visto lunedì 6 febbraio 2017

 L’ensemble Agora et Anne Girouard portent en scène, à l’Opéra de Lyon, L’arlesienne, le conte d’Alphonse Daudet mis en musique par Georges Bizet. Un « spectacle de poche » capable d’émouvoir et de faire réfléchir sur l’amour, la vie et un choix terrible.

Lo spettacolo va in scena:
Opéra de Lyon
Place de la Comédie – Lione
lunedì 6 e martedì 7 febbraio 2017 ore 14.30 (per le scuole), ore 18.30 (per tutti)

L’Opéra de Lyon presenta
L’Arlésienne
racconto musicale di Georges Bizet
adattamento musicale da Naoki Tsurusaki
estratti dalle Lettres de mon moulin di Alphonse Daudet
regia Sébastien Davis
voce recitante Anne Girouard
flauto Catherine Puertolas
oboe Hélène Mourot
clarinetto Sandrine Pastor
fagotto Cédric Laggia
corno David Pastor
arpa Sophie Bellangerz

durata 1 ora circa

nuova creazione dell’Ensemble Agora

www.opera-lyon.com

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