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Nel mese della memoria, la compagnia Teatri d’Imbarco, in collaborazione con la Casa dello Spettatore, porta in scena al Cometa di Roma un ritratto amaro dell’Italia in guerra.

La storia dell’Europa tra il 1939 e il 1945 è sporca di sangue. Quello dei soldati falciati senza motivo, degli anarchici partigiani che non hanno visto altra scelta oltre a quella di lottare contro un paese manicomio. Il sangue delle persone qualunque, senza opinione, arrese di fronte alla ferocia dei fatti, ma non per questo perdonate dalla loro crudeltà, ammazzate comunque, per caso, fucilate, rastrellate, dilaniate dalle bombe. Il sangue violento della Shoah, degli uomini vuoti ridotti a bisogno e a sofferenza, come scriveva Primo Levi. Oggi che il tempo ha preso le distanze e il mondo inneggia al benessere e alla leggerezza come valori assoluti, è bene ricordare quanto accaduto non troppi anni fa, quando i nostri nonni avevano l’età che abbiamo noi, nell’epoca nera della Seconda Guerra Mondiale. L’armadio di famiglia è perciò un testo importante. Scritto nel 2005 e pubblicato da Editoria & Spettacolo, l’opera si impegna a rivivificare l’atmosfera critica di quel periodo, composta dalla quotidiana problematicità dell’assenza di cibo, dalla paura del tradimento, l’amara sfiducia, la disperazione suscitata da uno stato di guerra interminabile. Nicola Zavagli, sceneggiatore cinematografico e drammaturgo, sceglie come protagonista una levatrice, colei che trascina fuori dal buio la vita e ne diviene così il simbolo. Clara è uno spiraglio di luce nella tenebra, vivace, positiva, forte, instancabile, pedala da una parte all’altra della città, Firenze, e nei dintorni, come il suo idolo, Bartali. Di giorno e di notte assiste partorienti e puerpere, come farebbe con i suoi figli che sono due, Valeria, giovane e docile donna di casa, e Mario, roso dal senso di colpa per non essere partito in guerra assieme al padre a causa della poliomelite. Nonostante il terrore della fucilazione, il pericolo al quale espone i suoi amati figli, Clara diviene un’eroina suo malgrado, quando acconsente a nascondere in una botola dietro l’armadio di famiglia due giovani ebrei portati dall’amico Gaetano, in una notte di pioggia. Clara assiste al parto della giovane ebrea, la nascita di una vita come atto comune a tutte le religioni e all’intera umanità, decidendo poi di ospitarli tutti e tre finché Gaetano non riesca a procurare loro una via di fuga sicura.
L’allestimento a opera dei Teatri d’Imbarco ripropone un impianto classico in stile De Filippo. Scenografia e costumi sono funzionali all’ambientazione e caratterizzanti. I dialoghi richiedono un registro ampio, dal comico al tragico, con un taglio neo-realista dai toni dialettali ˗ siamo felici di constatare che esiste ancora mobilità nazionale e che gli allestimenti non abbiano costrizioni regionali. Una rappresentazione che potrebbe assomigliare al teatro italiano della seconda metà dell’Ottocento, quando la produzione era affidata alle compagnie nomadi costituite intorno alla figura centrale di un grande attore o di una grande attrice che determinava ogni sfumatura dell’esibizione. In questo caso, la storia e la messa in scena sono caricate sulle spalle della principale interprete, Beatrice Visibelli, autentica ed emozionante per tutto l’arco della rappresentazione. L’armadio di famiglia è un interessante racconto sul valore delle nostre scelte, sul bisogno di connettersi agli altri e sul coraggio necessario a difendere le proprie idee, un atto sempre dettato da intenzioni oneste e fresche, come deve essere il perdono. Non mancano suspense e colpi di scena, nonostante la tipicità del contesto e di alcuni personaggi (la vicina pettegola), oppure momenti divertenti e leggeri che preparano alla drammaticità di alcune scene. A pensarci bene, non manca nessuno degli elementi costitutivi del buon teatro, anzi semmai gli elementi sono troppi. Troppo lungo ˗ ma forse siamo noi a non essere più allenati. Troppe citazioni, quasi a proporre con intento pedagogico la condanna all’intolleranza e un excursus storico-letterario che include Dante, Shakespeare, Flaubert. Ad alleggerire il contesto sono stati sapientemente inseriti alcuni piacevoli raccordi musicali composti da Chiara Riondino, alla destra sul proscenio. Le intense ballate sono realmente coinvolgenti e suscitano riflessioni riguardo alla storia di Clara e alla nostra. Il risultato complessivo è uno spettacolo gradevole e ricco. Se non teniamo viva la memoria, come qualcosa di sacro, allora diventiamo bestie inette che non si rendono conto nemmeno di firmare la condanna a morte dei propri figli.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cometa
via del Teatro Marcello, 4 – Roma
fino a domenica 27 gennaio 2013
(durata 2 ore e venti circa, intervallo incluso)

Compagnia Teatri d’Imbarco con il sostegno di Regione Toscana, in collaborazione con la Casa dello Spettatore (A.G.I.T.A.) presentano
L’armadio di famiglia
scritto e diretto da Nicola Zavagli
con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Marco Natalucci, Marco Cappuccini, Caterina Carpinella, Marco Laudati, Chiara Martignoni, Valentina Testoni
canzoni composte e interpretate da Chiara Riondino
scene e luci Fabio De Pasquale
costumi Cristian Garbo
coordinamento organizzativo Valentina Cappelletti
organizzazione Cristian Palmi, Giulia Attucci

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