Pensavo fosse teatro e invece…

Probabilmente scontato ma comunque efficace, l’umorismo napoletano di Vincenzo Salemme sbarca al Teatro del Giglio di Lucca.

Superficialmente legata a gag che si pensava fossero – giustamente – estinte (come quelle sull’antitesi tra la fedeltà del cane e l’indipendenza del gatto) e, con buonismo, alla tematica romantica («il vero amore fa paura», ci ricorda Gustavo), L’astice al veleno (accostamento ossimorico di afrodisiaco e sostanza tossica) è una commedia in due atti scritta, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme, che esalta le doti di one man show dell’interprete partenopeo e convince il pubblico che ha riempito le sale del teatro lucchese anche nella terza e ultima replica.

Del resto, non si può non riscontrare come Salemme sia riuscito a conquistare gran parte della platea, strappandole risate e applausi e coinvolgendola attivamente nella rappresentazione (più d’uno spettatore non ha resistito alla tentazione di “rispondere” ad alta voce alle domande poste in scena); tuttavia, si rimane scettici di fronte alla sua comicità fondata su una dinamica drammaturgica da piccolo schermo.

Come non vedere nella seconda parte della commedia, costituita dal lungo monologo dedicato all’importanza di «lasciarsi andare in amore» e dalla “chiacchierata” con i “malcapitati” (imbarazzati ma divertiti) spettatori locali (su rapacità e ormoni maschili), un tipico momento di intrattenimento “televisivo” da domenica pomeriggio su Rai Uno (o Canale 5)? Un’impressione, con qualcosa di più, favorita – tra l’altro – anche dalla presenza sul palco della bella (ma poco intensa) Benedetta Valanzano e del poco convincente Maurizio Aiello (rispettivamente, Valeria Paciello e Alberto Palladini di Un posto al sole), che nella pièce interpretano, rispettivamente, Barbara (la protagonista che parla con le anime delle statue e rappresenterebbe l'”esito” di un’esistenza tanto infelice, finché rimane “dipendente” dal bisogno d’amore, quanto incapace di accettare il “rischio” di una relazione autentica) e Matteo, marito fedifrago, uomo e regista incapace, nonché alter ego del personaggio interpretato da Salemme, Gustavo (che scopriremo essere coinvolto – molto più di quanto possa apparire – nella difesa dell’importanza del sognare e credere ai propri “sogni”).

A completare il cast – la cui recitazione, complessivamente, lascia più di qualche perplessità – Antonella Morea, Nicola Acunzo, Antonio Guerriero, Giovanni Ribù (che interpretano le quattro statue che costruiscono la scenografia e rappresentano l’inconscio di Barbara), oltre a Domenico Aria, il velenoso factotum, segretamente innamorato di Matteo.

Uno spettacolo, non frizzante come lo si attendeva, ma – se visto senza troppe pretese – in grado in ogni caso di divertire.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro del Giglio
piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
martedì 3, mercoledì 4, giovedì 5 aprile – ore 21.00

L’astice al veleno
scritto e diretto da Vincenzo Salemme
con Vincenzo Salemme
e con Benedetta Valanzano, Antonella Morea e Maurizio Aiello
e con Nicola Acunzo, Domenico Aria, Antonio Guerriero e Giovanni Ribù

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