Infinito Lavia

polo[1]Il 21 e 22 giugno scorsi nella splendida cornice del cortile del Museo Nazionale del Bargello a Firenze, Gabriele Lavia ha detto Leopardi davanti a una platea gremita ed entusiasta.

Il nuovo direttore artistico del Teatro della Pergola, Gabriele Lavia, ha regalato al pubblico fiorentino due serate leopardiane, scegliendo di dire alcuni dei canti più belli e profondi del poeta di Recanati, «uno dei poeti più grandi della storia della letteratura mondiale».
Il regista e attore milanese ha voluto, con questo spettacolo, rendere omaggio al soggiorno toscano di Leopardi, e lo ha fatto in un modo tutto suo, lontano dalle più comuni e sterili convenzioni interpretative che circondano la tradizione della cosiddetta poesia classica. Lavia non recita, non interpreta e tantomeno declama: lui semplicemente dice. Con disarmante naturalezza, si rivolge al pubblico e – senza una esplicita volontà interpretativa – parla usando i versi di Leopardi come argomenti di conversazione. Così, dopo un’attenta e personale spiegazione de Il sabato del villaggio e dopo aver dialogato, riso e scherzato con gli spettatori, incomincia a dire,una di seguito all’altra, alcune delle poesie più belle e significative del celebre recanatese. Solo per citarne alcune, A Silvia, Il Passero solitario e La sera del dì di festa escono senza filtri dallo stomaco di Lavia e si diffondono tra le evocative colonne e le statue imponenti del cortile del Bargello come una piacevole brezza estiva. L’arte incontra l’arte e il pubblico rimane rapito dalla magica atmosfera che viene a crearsi.
La serata continua con una curiosa dedica a una sorridente signora di nome Marilena che in occasione della prima aveva rimproverato l’attore per non aver detto il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Eccola dunque accontentata e in un battito di ciglia, la signora si ritrova a contemplare la luna dell’Asia sognando di volare sulle nubi insieme al suo amato pastorello.
A L’Infinito l’arduo compito di concludere il recital. Ed è proprio questo il momento probabilmente più emozionante della serata: Lavia invita tutto il pubblico a dire insieme a lui. È una poesia troppo grande, troppo intensa, afferma il regista, per essere detta da una sola persona, è necessario il contributo di tutto il pubblico.
Una standing ovation degna di una star saluta Gabriele Lavia e gli impedisce per diversi minuti di abbandonare il palco. Ancora una volta l’attore ha dato grandissima prova di sé dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, una sensibilità fuori dal comune e una impressionante capacità di gestire e reggere il palcoscenico.
Totalmente a suo agio, Lavia dona al pubblico uno spettacolo dai connotati fortemente evocativi scegliendo un repertorio al quale egli stesso è profondamente legato: «Le poesie di Leopardi sono talmente belle e profonde che basta pronunciarne il suono, non ci vuole altro. Da ragazzo volli impararle a memoria, per averle sempre con me. Da quel momento non ho mai smesso di dirle. Per me dire Leopardi a una platea significa vivere una straordinaria ed estenuante esperienza. Anche se per tutto il tempo dello spettacolo rimango praticamente immobile, ripercorrere quei versi e quel pensiero equivale per me a fare una maratona restando fermo sul posto».

Lo spettacolo è andato in scena
Cortile del Museo Nazionale del Bargello
via del Proconsolo 4, Firenze
Sabato 21 e domenica 22 giugno, ore 21.15

Lavia dice Leopardi
con Gabriele Lavia
testi di Giacomo Leopardi
produzione Fondazione Teatro della Pergola, Firenze

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