Al Teatro Leonardo Da Vinci, va in scena una versione gotica di Le allegre comari di Windsor con una scenografia e costumi che piacerebbero a Tim Burton.

Ultimamente più si frequenta il teatro – in particolare quello classico – più ci si rende conto che quello che veniva raccontato secoli fa è facilmente adattabile anche al nostro tempo.

Così accade anche per Le allegre comari di Windsor – commedia shakespeariana – proposta in anteprima nazionale il 25 novembre a Milano. La stesura risale al 1600 circa, eppure risulta attuale. Sebbene non ci si possa identificare nelle vicende del paese di Windsor, se si analizza ogni fatto a livello simbolico ed etico, ecco che il testo appare nella sua contemporaneità.
La figura femminile è il fulcro di tutta la commedia – donne scaltre, ingegnose, vendicative, ma anche giovani ribelli con sogni, speranze e ideali propri. Come potremmo, noi donne di oggi, sentirle estranee?
Gli uomini, al contrario, sono ritratti con tutta la loro naturale goffaggine – non sono certo loro a portare i pantaloni in casa e lo sanno bene.
A far da cornice il tema dominante dell’ipocrisia. Curiosare nella vita altrui senza rivelare la propria. Le porte delle case si chiudono e nascondono vizi, bugie e quello che la gente non deve sapere. Tutto sembra immobile a Windsor perché tutto avviene di nascosto e, per le strade, ci sono solo falsità e finto perbenismo. La paura del giudizio del vicino e la smania di apparire sembrano i soli problemi – e come possono non risultare attuali?

Davanti a queste analogie anacronistiche si snodano due pensieri: innanzitutto, che il Bardo fosse così geniale da creare un’opera d’arte che, come tale, supera la barriera del tempo e può essere messa in scena, con successo, perfino 400 anni dopo il suo debutto. In secondo luogo, che i problemi dell’essere umano sono sempre gli stessi e, forse, proprio questo sentire comune suscita le risate che accompagnano lo spettacolo – l’identificazione risultando sempre un forte ingrediente di approvazione e di comprensione.
La commedia è infatti un capolavoro – a livello drammaturgico e nell’ideazione dei personaggi – che basta a se stessa, ma l’adattamento di Quelli di Grock, la rende uno spettacolo estremamente godibile. Scenografie e costumi – che rimandano ai personaggi di Tim Burton: un po’ gotici e un po’ fantastici – sembrano voler sottolineare come la vita scorra sempre uguale a se stessa nel paese di Windsor. La nebbia ricopre le strade – per nascondere metaforicamente cose e case – e i personaggi sono magri, pallidi, con abiti grigi e a brandelli, in contrapposizione con un grottesco Falstaff dalla capigliatura fulva e gli abiti variopinti, che si distingue esteticamente da tutti gli altri.

Ogni gesto è studiato alla perfezione: dal salto alla postura, dalla camminata allo sguardo.
Gli intermezzi musicali, infine, mettono in risalto le doti vocali degli interpreti.

Voci eccellenti, grande affiatamento, tempi comici perfetti: due ore di rapimento totale e, in conclusione, mi si conceda una digressione personale perché credo riassuma perfettamente il mio pensiero, quando è finito lo spettacolo tra me e me ho esclamato: “Questi sì che sanno recitare!”

Lo spettacolo continua:
Teatro Leonardo da Vinci

via Ampère 1 – Milano
fino a mercoledì 1° dicembre e, in replica, venerdì 31 dicembre
orari: tutti i giorni ore 20.45 – domenica ore 16.00 –
lunedì riposo

Le allegre comari di Windsor
da William Shakespeare
traduzione e adattamento Valeria Cavalli
regia Valeria Cavalli, Claudio Intropido

Prima Nazionale
con Giulia Bacchetta, Fernanda Calati, Pietro De Pascalis, Cristina Liparoto, Marco Oliva, Andrea Robbiano, Elisa Rossetti, Simone Severgnini e Max Zatta
costumi Anna Bertolotti
assistenti costumi Stefania Coretti, Sanne Oostervink
scene e luci Claudio Intropido
realizzazione scene Walter Intropido
musiche e canzoni Gipo Gurrado
assistente regia Daniela Quarta

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