I bollini della speranza

Al Teatro delle Emozioni di Roma va di scena la riduzione teatrale di Le cognate, scritto da Michel Tremblay nel 1965.

Una parentesi colorata e piccata sul tema del consumismo, ambientata negli anni in cui questa “nuova fede” si evolveva attraverso lo svuotamento delle coscienze.

La storia è quella di un manipolo di donne attratte morbosamente dalla voglia di fare soldi per emanciparsi – mentre si lamentano dei propri mariti o compagni, riunendosi nella casa di una di loro per passare il tempo attaccando centinaia di bollini sugli album per le raccolte dei punti-premio. Bollini che simbolizzano la speranza di un cambiamento utopico – che non esiste nel presente, né potrebbe in futuro – ma si erge a puro strumento-passatempo per le donne – più e meno giovani – che vivono l’evento come una incredibile occasione di fuga dalle costrizioni, dal grigiore, e dalla monotonia del quotidiano.

Il rituale scatena però i più bassi istinti di queste casalinghe, frustrate da un sogno che affascina solo perché da cartolina e con le sembianze dei frammenti di quegli innumerevoli bollini che diventano sempre più scomodi e ingombranti: sparpagliati per la casa e attaccati ai volti e ai corpi, in preda a ripetute e ripetitive crisi isteriche.

A livello di scenografia: sette sedie di fronte a un tavolo con un telefono che squilla di frequente – una normalissima cucina, e tre scatoloni che contengono i fogli per la raccolta punti. Poi le sedie aumentano con il moltiplicarsi delle signore. Nella prima parte assistiamo alla curiosa presentazione di tutti i personaggi – che iniziano da subito a esprimere le proprie opinioni gridando. L’entrata in scena dell’ultimo personaggio, una ex show girl – apparentemente meno frustrata delle altre – chiude l’atto. Alla riapertura del sipario, il confronto non fa altro che inasprirsi, fino all’apoteosi del finale in cui tutti i bollini finiscono per rivelarsi strumenti fasulli di un impossibile miracolo economico.

Puro teatro della parola, nel bene e nel male.

Il testo, così come la messinscena – dove restano in secondo piano le luci – si perde in arzigogoli che, a lungo andare, fanno calare la tensione comica e la verve stessa delle attrici – e finiscono per far quasi dimenticare le risate che la compagnia ha suscitato nel corso della rappresentazione. Piacevole, al contrario, la variante colorata e stravagante nelle interpretazioni e nei costumi – sgargianti e pomposi come si addiceva al gusto dell’epoca.

Il problema con questa pièce è che il teatro dovrebbe vivere anche di tempi vuoti, silenzi e atmosfere. In questo caso, la scelta registica ed attorale ha privilegiato forse troppo il tono gridato finendo per trasformare lo spettacolo in un’esperienza estenuante. Un urlo straziato che spezza il confine tra la squallida casa e un cielo trafitto da speranze inutili.

Fra momenti di sano spirito grottesco e accenni umoristici all’eros represso, si dipana una performance che, in fin dei conti – come nevrosi e infelicità quotidiane – parte sempre da lì, da una sessualità meccanizzata dal potere.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro delle Emozioni
via Tor Caldara, 23 – Roma
fino a sabato 26 marzo, ore 21.00

Scuola di teatro art’Ho (Associazione VerbaVolant) presenta:
Le cognate
da Michel Tremblay
regia di Daniele Marcori
con Federica Forbicioni, Barbara Sperandii, Sonia Briglia, Ilaria Sanzarello, Ilaria Granato, Elisabetta Rinaldi, Tina Magro, Vittorio Rainone, Tiziano Storti, Simona Costigliola, Diana Pintus e Loretta Panzini
scenografia e costumi di Vanessa Mantellassi
realizzazione grafica di Caterina Amendola

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