Il corps en éclats della donna ed il movimento politico del vortice

17eTra gli eventi più importanti della nuova stagione culturale lionese, la Biennale de la danse presenta una miriade di spettacoli e, tra i più attesi, vi era il doppio spettacolo, quasi un corpo a corpo, di Marina Mascarell e di Alessandro Sciarroni. Il risultato? Qualcosa di indimenticabile

Dominique Hervieu, direttrice artistica della Biennale de la danse di Lione, l’aveva affermato con chiarezza: questa edizione avrebbe rappresentato un dialogo intenso tra la danza colta e la danza popolare, e ciò è rappresentato da questo intenso racconto lungo diciotto giorni dove infinite storie e provenienze si intrecciano per costituire una grande festa dello stare insieme.

Anche l’Opéra di Lione prende parte a questo racconto e il primo episodio rappresentato sul proprio palcoscenico è, in effetti, costituito da una duplice polarità rappresentata, da una parte dalla tragica e angosciante pièce di Marina Mascarell e, dall’altra, dall’apparente freddezza dell’opera di Alessandro Sciarroni, freddezza che si rivela pura catarsi mistica.

Il titolo della pièce di Marina Mascarell, Le diable bat sa femme et marie sa fille, deriva da una conversazione con un tassista durante un viaggio tra l’aeroporto ed il centro città di Lione. La coreografa rimase profondamente colpita da questa espressione che le sembrò perfetta per illustrare la normalizzazione della situazione odierna della donna. E, più che il significato acquisito da questo proverbio che ha le sue origini nella mitologia greca, è proprio la semplicità della violenza che non cessa ad abbattersi sulla donna a formare la trama sulla quale si installa la creazione dell’ex ballerina del Nederlands Dans Theater. La pièce è una presa di posizione tanto poetica quanto profondamente impegnata, e fa della riflessione femminista, letteraria e cinematografica, lo strumento per fendere la realtà e per mostrarla nella sua angosciante crudezza. Una danza che tratta di “vite minuscole” (prendo qui a prestito il titolo di un fondamentale testo di Pierre Michon), dettagli di esistenze impersonali ed, eppure, straordinariamente e coraggiosamente connotate. Piccole storie di violenze, che sfiorano la banalità. Ecco il luogo della violenza: il banale, ciò che è dato per scontato. Scopriamo che il corpo della donna è violabile, sfruttabile, stigmatizzabile se rimane un corpo omogeneo. L’interezza di quel corpo attrae e veicola una banale e strisciante violenza: esso viene così maltrattato, insultato, corrotto, ridotto a cumulo. Ripiegato in se stesso, quel corpo scopre che possiede una sola possibilità: quello della frammentazione. Il corps en éclats non rientra più nella sfera di ciò che può essere posseduto poiché esso non è acquistabile, non può essere manipolato. Il femminismo della Mascarell è un urlo silente che trova nel disfacimento dell’intero la sua tragica liberazione.

L’entracte è necessario per poter riprendere fiato. Anche se la pièce di Marina Mascarell dura solamente trenta minuti, questo tempo ha assunto un peso estremamente importante che abbisogna di respiro, prima di calarsi in un luogo dove la dimensione temporale assume tutt’altra forma.

Il genio di Alessandro Sciarroni concepisce una pièce breve (trentacinque minuti) ma qui la valenza temporale travalica la semplice temporalità cronologica. TURNING_motion sickness version è uno straordinario tour de force costituito da un solo movimento: quello di girare su se stessi. Sciarroni elabora un balletto estremamente complicato, che affascina come le più vertiginose vette matematiche, dove i meccanismi sono tarati con estrema precisione e l’esitazione è solamente quella dello spettatore che rimane in continua attesa dell’imminente cambiamento. L’opera del coreografo italiano è senza soluzione di continuità, non prevede pause, né respiri. Un’apnea meccanicistica eppur così corporale. TURNING_motion sickness version contiene mondi e linguaggi distanti tra loro, riuscendo nell’impresa di mantenerli all’interno di un’infinita giravolta. Girare su se stessi crea un circolo che è il simbolo della circolarità della Terra, e quando questo assume sempre più velocità è la vita umana che si materializza in questo vortice. Girare, volgere, tornare, ma anche cambiare, mutare: tutta la vita può riassumersi in questo movimento che si dimostra essere anche politico. È il movimento della migrazione, di colui il quale parte e lascia alle spalle la propria terra per cercare una migliore condizione in spazi a lui sconosciuti. Ma la sua volontà non è per nulla quella del colonizzatore: il migrante è rappresentato a quel gesto circolare, da quella volontà di ri-tornare nella propria terra, quella che lo ha visto nascere e crescere.

Marina Mascarell e Alessandro Sciarroni concepiscono due opere lontane eppure così vicine nella scelta politica di ridefinire i concetti di vite minuscole. Due poli tra i quali il gesto del danzatore sufi rappresenta l’apoteosi catartica del politico.

D’un côté, un drame intense et engagé peuplé de vies minuscules qui trouvent dans la fragmentation leur ligne de fuite ; de l’autre côté un seul geste, répété jusqu’au paroxysme qui illustre la circularité de la vie à travers une mystique que l’on pourrait définir de mathématique. Le diable bat sa femme et marie sa fille de Marina Mascarell et TURNING_motion sickness version d’Alessandro Sciarroni dialoguent à l’Opéra de Lyon dans le cadre des spectacles de la Biennale de la danse et ils dévoilent, chacun à sa façon, ce qu’il y a de plus poétique et de plus dramatique dans chaque vie.

Lo spettacolo è andato in scena:
Opéra de Lyon
1 place de la Comédie – Lione
dal 14 al 18 settembre 2016

La Biennale de la danse presenta
Le diable bat sa femme et marie sa fille / TURNING_motion sickness version

Le diable bat sa femme et marie sa fille
coreogafia Marina Mascarell
musiche Nick Wales
scenario Marina Mascarell
costumi Daphna Munz
luci e video Loes Schakenbos
assistente alla coreografia James O’Hara
con Kristina Bentz, Emiko Flanagan, Tyler Galster, Simon Galvani,Elsa Monguillot de Mirman, Chaery Moon, Leoannis Pupo-Guillen e Paul Vezin

TURNING_motion sickness version
coreografia Alessandro Sciarroni
musiche Yes Soeur ! (Alexandre Bouvier e Grégoire Simon)
costumi Ettore Lombardi
luci Sébastien Lefèvre
assistenti alla coreografia Marta Ciappina e Elena Giannotti
con Kristina Bentz, Noëllie Conjeaud, Marie-Laetitia Diederichs, Tyler Galster, Ludovick Le Floc’h, Coralie Levieux, Marco Merenda, Albert Nikolli, Chiara Paperini, Roylan Ramos, Raúl Serrano Núnez, Emiko Flanagan, Tyler Galster, Simon Galvani, Elsa Monguillot de Mirman, Chaery Moon, Leoannis Pupo-Guillen e Paul Vezin

produzione Ballet de l’Opéra de Lyon

www.biennaledeladanse.com
www.opera-lyon.com

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